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domenica 18 Aprile 2021

Repubblica Centrafricana, la fragile democrazia al voto

In breve

  • Il 27 dicembre la Repubblica Centrafricana è andata al voto, confermando il Presidente uscente Faustin Archange Touadéra con il 54% delle preferenze.
  • Le elezioni sono state precedute e accompagnate da episodi di violenza, anche per l’esclusione della candidatura dell’ex Presidente François Bozizé.
  • Il voto ha messo alla prova la fragile stabilità della Repubblica Centrafricana, ma ha evidenziato la volontà del Paese di continuare sulla percorso della democrazia.

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In 3 Sorsi – La Repubblica Centrafricana si è recata al voto il 27 dicembre scorso per le elezioni presidenziali e legislative riconfermando alla guida del Paese Faustin Archange Touadéra.

1. IL VOTO

Secondo i risultati provvisori annunciati lo scorso 4 gennaio dall’Autorité Nationale des Élections (ANE), il Presidente uscente della Repubblica Centrafricana (RCA), Faustin Archange Touadéra, avrebbe ottenuto il 53,92% dei voti, seguito da Anicet-Georges Dologuélé con il 21,01%. Le settimane che hanno preceduto il voto si sono svolte in un clima di tensione e violenza, aggravato dalla rivalità tra il Presidente rieletto Touadéra e l’ex Presidente François Bozizé. Quest’ultimo ha guidato il Paese dal 2003 fino al colpo di Stato del 2013, che lo ha costretto all’esilio, per poi rientrare in patria con il tentativo di tornare al vertice della RCA. Touadéra, già Primo Ministro del Governo Bozizé dal 2008 al 2013, assume l’incarico nel 2016, accompagnando il Paese in un lento e faticoso percorso verso la tregua e la stabilizzazione, culminato con l’Accordo di pace firmato nel 2019. Le tensioni politiche si sono acuite a seguito della decisione della Corte Costituzionale di escludere la candidatura dell’ex Presidente Bozizé, provocando un effetto a catena, in quanto i gruppi armati che lo appoggiavano hanno visto venir meno il loro candidato. La nuova Coalition des Patriotes pour le Changement (CPC) ha così intensificato gli attacchi nel Paese e chiesto il rinvio delle elezioni, seppur senza successo. I tentativi del CPC di minare le elezioni sono continuati, rendendo impossibili le operazioni di voto in diverse prefetture e continuando a destabilizzare il Paese, soprattutto fuori dalla capitale Bangui.

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Fig. 1 – Il Presidente centrafricano Faustin Archange Touadéra mentre si reca alle urne il 27 dicembre

2. LE ELEZIONI VISTE DA FUORI

Diversi gli appelli degli attori internazionali, che hanno condannato le violenze e sono intervenuti per promuovere il dialogo politico e garantire lo svolgimento delle elezioni, a partire dalle Nazioni Unite, presenti con la missione di pace MINUSCA, oggetto di attacchi nel contesto delle violenze pre e post elettorali nel Paese. Non è mancato il supporto della Francia, storica presenza, e della Russia, a potenziare le forze militari centrafricane per garantire lo svolgimento delle elezioni. Quest’ultima ha potuto ampliare la propria presenza nel Paese negli ultimi anni, apparentemente per due ragioni: da una parte il vuoto lasciato dai francesi, che hanno concentrato sempre di più i loro sforzi nel Sahel, e dall’altra le concessioni ottenute per lo sfruttamento delle risorse minerarie. Presenti anche le missioni di osservazione elettorale dell’Unione Africana e della Communauté Économique des États de l’Afrique Centrale (CEEAC). Secondo le dichiarazioni preliminari, nonostante le tensioni e le pressioni esercitate dai gruppi armati soprattutto fuori dalla capitale, l’affluenza alle urne ha dimostrato la maturità del popolo centrafricano e il desiderio di rinnovamento sociale e politico all’insegna della democrazia.

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Fig. 2 – Un’immagine delle operazioni di voto a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana

3. IL PERCORSO VERSO LA DEMOCRAZIA

La Repubblica Centrafricana si poggia su una fragile stabilità raggiunta dopo anni di crisi, incertezza, scontri e violenze con l’Accordo di pace firmato dal Governo e da quattordici gruppi ribelli, che avrebbe dovuto portare a elezioni condivise nell’intero Paese. L’instabilità del voto dello scorso dicembre sembra aver in parte fatto riaffiorare il latente conflitto comunitario e il radicato scontro religioso tra minoranza musulmana e maggioranza cristiana, mostrando un profondo scollamento all’interno del Paese e la debolezza del Governo nel controllo del territorio. Nonostante pace e sicurezza sembrino ancora lontane da raggiungere, le elezioni hanno dimostrato la volontà centrafricana di consolidare il processo democratico. Resta da vedere se il voto dello scorso dicembre possa minare l’accordo di pace e gli obiettivi sinora raggiunti o se il Paese riuscirà a promuovere un dialogo politico sulla strada della stabilità.

Veronica Frasghini

N.d.A. Le opinioni espresse nel presente documento sono quelle dell’autrice e non riflettono necessariamente le opinioni delle Nazioni Unite.

Photo by jorono is licensed under CC BY-NC-SA

Veronica Frasghini
Veronica Frasghini

Classe 1988, nata e cresciuta a Roma, laureata in Scienze Politiche per la Cooperazione allo Sviluppo presso La Sapienza. Da sempre appassionata di politica internazionale mi interesso principalmente di Elezioni e processi di democratizzazione in Africa. Nostalgicamente amante della politica italiana dei tempi andati. Ho lavorato per diversi anni tra Khartoum, Bangui e in diversi paesi del continente africano e attualmente vivo e lavoro a New York.

 

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