utenti ip tracking
domenica 18 Aprile 2021

Diamanti e mercenari: le relazioni tra Russia e Repubblica Centrafricana

In breve

  • Le elezioni presidenziali nella Repubblica Centrafricana hanno portato a violenti scontri armati, costringendo Mosca a inviare 300 uomini.
  • I rapporti tra Mosca e Bangui sono divenuti più profondi grazie alla cooperazione militare e allo sfruttamento delle risorse minerarie.
  • Per aumentare la propria influenza nella Repubblica Centrafricana, la Russia ha sfruttato anche gli strumenti del soft power.

Dove si trova

Ascolta l'articolo

Caffè lungoLa fragile stabilità della Repubblica Centrafricana è stata messa a repentaglio dall’esito delle elezioni presidenziali. Mosca, che da tempo intrattiene stretti rapporti con Bangui, ha inviato un contingente di 300 uomini nel Paese.

UNA PACE FRAGILE

Il traballante accordo di pace tra le diverse fazioni che si contendono il potere nella Repubblica Centrafricana sembra essere giunto al capolinea. L’esclusione di Bozizé dal pull di candidati alle elezioni presidenziali del dicembre scorso ha determinato una recrudescenza negli scontri tra i gruppi ribelli che lo sostengono e il Governo centrale. Infatti le Autorità di Bangui non detengono il controllo sulla totalità del territorio nazionale, per larga parte dominato da signori della guerra locali.
In risposta alla grave crisi in atto, Mosca, che negli ultimi anni ha stretto i rapporti con la Repubblica Centrafricana, ha acconsentito a inviare un contingente composto da 300 uomini, incrementando significativamente il numero di operativi russi nel Paese.
Stando alle parole del viceministro degli Affari Esteri Michail Bogdanov, gli uomini dispiegati a Bangui non sarebbero stati coinvolti in azioni di combattimento e sarebbero istruttori militari, non appartenendo né all’esercito regolare, né alle forze speciali. Diversamente, il portavoce del Governo della Repubblica Centrafricana ha affermato che la Federazione Russa avrebbe inviato centinaia di soldati e anche armamenti pesanti a supporto delle Autorità.

Embed from Getty Images

Fig. 1 – Uno dei seggi elettorali di Bangui, 27 dicembre 2020

STRATEGIE DI PENETRAZIONE

L’operazione militare messa in piedi da Mosca si inserirebbe all’interno della più ampia strategia di penetrazione del continente africano perseguita dal Cremlino negli ultimi anni. La Repubblica Centrafricana, del resto, è entrata da tempo nell’orbita russa. Il Paese è ricchissimo di risorse minerali, in particolare diamanti, e Mosca non ha esitato a riempire il vuoto lasciato dalla Francia, ritiratasi dopo aver dichiarato conclusa la missione di peacekeeping nel 2016. Non bisogna dimenticare che la nazione africana era vittima di una violenta guerra civile cominciata a seguito dell’esautorazione di Bozizé nel 2012 e al momento del ritiro francese le ostilità erano tutt’altro che terminate.
Nel febbraio del 2017, dunque, il Presidente centrafricano Touadéra ha ufficialmente richiesto l’aiuto della Russia. L’esercito del Paese subsahariano era troppo debole per riuscire a contrastare efficacemente le azioni delle milizie ribelli, senza contare che nei suoi confronti vigeva un embargo sugli armamenti stabilito dalle Nazioni Unite. Ottenuta la deroga dell’ONU, Mosca ha cominciato a inviare armi e istruttori militari nella Repubblica Centrafricana. Inoltre il Cremlino ha mandato i contractors della nota compagnia Wagner e della neonata Sewa Security Services nel Paese. Secondo le stime dell’intelligence statunitense, Bangui ospiterebbe 400 mercenari provenienti dalla Russia. Il compito di questi uomini sarebbe quello di proteggere le infrastrutture critiche e i membri del Governo, curando anche l’addestramento delle forze di sicurezza centrafricane.
Nel 2018 Touadéra ha nominato come Capo del Consiglio per la Sicurezza Nazionale un ex operativo dell’FSB, Valerij Zakharov, mentre nello stesso periodo gli uomini della Sewa hanno cominciato a occuparsi della sicurezza personale del Presidente.
La compagnia militare privata sarebbe legata a uno degli imprenditori più vicini a Vladimir Putin: Evgenij Prigožin. Egli sarebbe anche collegato all’impresa, attiva nel settore minerario, denominata Lobaye. Secondo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel 2018 Lobaye avrebbe giocato un ruolo fondamentale nel raggiungimento di un accordo di pace tra il Governo e le diverse fazioni ribelli. La compagnia avrebbe infatti pagato il viaggio verso il Sudan, sede scelta per i colloqui tra i belligeranti, ad alcuni signori della guerra centrafricani appartenenti al gruppo Séléka. Inutile aggiungere che il processo di pace era stato avviato su iniziativa, e grazie al decisivo contributo, di Mosca.
Ad ogni modo, Lobaye ha ottenuto numerosi contratti per lo sfruttamento delle risorse minerarie della Repubblica Centrafricana, in quello che parrebbe essere l’obolo pagato da Touadéra in cambio dell’aiuto del Cremlino. Se la compagnia di Prigožin si occupa del commercio legale di diamanti, nelle regioni controllate dai signori della guerra sono i mercenari russi a gestire tale lucrosa attività. In questi territori, dove i diamanti sono contrabbandati illegalmente, la presenza di contractors è stata spesso collegata con il traffico di gemme.

Embed from Getty Images

Fig. 2 – Un mercenario russo, un soldato delle Nazioni Unite e un membro della Guardia Presidenziale a protezione di un seggio elettorale, 27 dicembre 2020

IL SOFT POWER DI MOSCA

La penetrazione russa della Repubblica Centrafricana non è soltanto economico-militare. Nel pieno rispetto dei nuovi dettami strategici del Cremlino, Mosca ha sfruttato anche il soft power per aumentare la propria influenza sulla popolazione. Su Facebook sono comparse numerose pagine a supporto della presenza russa nel Paese e le strade di Bangui sono state tappezzate di manifesti inneggianti alla cooperazione tra le parti. Cooperazione fortemente appoggiata anche dai media tradizionali, che hanno ricevuto importanti contributi finanziari da parte della Russia. Lobaye ha sponsorizzato numerosi eventi sportivi e il concorso di Miss Centrafrica. Un simpatico cartone animato che inneggia alla collaborazione tra Mosca e Bangui è divenuto molto popolare e i russi hanno creato anche una radio, che copre un territorio più vasto rispetto a quella ufficiale del Governo.

Riccardo Allegri

Photo by jorono is licensed under CC BY-NC-SA

Riccardo Allegri
Riccardo Allegri

Laureato in Scienze Politiche degli Studi Internazionali presso l’Università degli Studi di Bologna, ho recentemente conseguito la laurea magistrale in Studi Internazionali presso l’Università di Pisa. Ho svolto numerosi lavori e scrivo di politica internazionale. Sono specializzato in Russia e spazio post-sovietico, motivo per cui parla la lingua russa. Le mie più grandi passioni sono la geopolitica e il calcio.

Ti potrebbe interessareCORRELATI
Letture suggerite