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    In breve

    • L’8 novembre prossimo si terranno in Myanmar le elezioni generali. La Lega Nazionale per la Democrazia (LND) di Aung San Suu Kyi perde il consenso delle minoranze.
    • Continua da oltre un anno la guerra civile che vede contrapposto l’Esercito del Myanmar e l’Arakan Army, un gruppo armato che lotta per garantire una maggiore autonomia alla popolazione buddista del Rakhine.
    • Il blocco della rete internet mobile voluto dal Governo ha fatto sì che parte della popolazione non fosse a conoscenza dell’esistenza di una pandemia in corso.

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    In 3 sorsiFissata la data per le prossime elezioni in Myanmar. La chiamata alle urne si terrà nel pieno di una guerra civile che sta contribuendo a distogliere l’attenzione della popolazione dalla pandemia di Covid-19.

    1. LE ELEZIONI

    L’8 novembre prossimo si terranno in Myanmar le elezioni generali.  I seggi messi in palio sono 1.171, il 25% dei quali, come sancito dalla Costituzione, sarà attribuito all’Esercito, che si vede garantito anche il controllo su diversi Ministeri chiave. Le ultime elezioni, tenutesi nel 2015 dopo decenni di dittatura militare, videro la schiacciante vittoria di Aung San Suu Kyi, leader della Lega Nazionale per la Democrazia (LND), ma oggi la situazione risulta piuttosto mutata da allora. Suu Kyi, infatti, nonostante abbia conservato l’appoggio della popolazione Bamar (entia predominante nel Paese), ha perso quello delle minoranze e della comunità internazionale, i quali l’hanno accusata di non aver fatto abbastanza per frenare le violenze perpetrate dall’Esercito nei confronti dei Rohingya.
    Secondo Matthew Smith, direttore esecutivo di Fortify Rights, la principale preoccupazione circa il corretto svolgimento delle elezioni sarà rappresentata dalla capacità e dalla volontà del Myanmar di garantire il diritto di voto a centinaia di migliaia di civili sfollati in tutta la nazione. Infatti, oltre ai 750mila Rohingya fuggiti in Bangladesh, ce ne sono altri 600mila all’interno dello Stato del Rakhine, costretti a vivere in quella che Amnesty International ha definito una “condizione di apartheid”

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    Fig. 1 – Aung San Suu Kyi interviene all’Aia in difesa del Governo birmano, accusato di genocidio contro i Rohingya, dicembre 2019

    2. LA GUERRA CIVILE

    Le elezioni avranno luogo nel vivo di una sanguinosa guerra civile che prosegue senza interruzioni da gennaio 2019 e che vede contrapposto l’Esercito del Myanmar e l’Arakan Army, un gruppo armato che lotta per garantire una maggiore autonomia alla popolazione buddista del Rakhine. Il conflitto si è intensificato a partire da marzo di quest’anno, quando il Governo del Myanmar ha ufficialmente definito l’Arakan Army gruppo terroristico. Secondo quanto riportato dall’Arakan Information Center il numero delle vittime civili sta subendo un’escalation rispetto al 2019:”I militari colgono l’occasione per svolgere le loro operazioni mentre la comunità internazionale è impegnata nella lotta contro il coronavirus. Abbiamo visto elicotteri e aerei da combattimento attaccare deliberatamente i civili al fine di indebolire il supporto per l’Esercito di Arakan”.
    A preoccupare, oltre all’arresto di numerosi giornalisti, è anche il blocco della rete internet mobile negli Stati del Rakhine e del Chin (quest’ultimo a maggioranza cristiana), imposto dal Governo dal giugno dello scorso anno per motivi di sicurezza.

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    Fig. 2 – Staff medico prepara il materiale per un nuovo centro di quarantena dei malati Covid-19 a Yangon, luglio 2020

    3. COVID-19  

    L’impossibilità di accedere alla connessione internet mobile nelle zone di guerra sta preoccupando molto la comunità internazionale, in quanto si rende più difficile reperire informazioni aggiornate, sia sull’andamento degli scontri che sull’emergenza sanitaria in corso. Le vittime del blocco sono oltre un milione e l’impossibilità di far circolare adeguatamente le informazioni relative alla pandemia di Covid-19 ha fatto sì che la popolazione presente nelle zone oscurate non solo non fosse informata sulle misure da adottare per prevenire il contagio, ma che in molti casi non fosse nemmeno a conoscenza dell’esistenza di una pandemia in corso.
    Difatti, come dichiarato da Htoot May, rappresentante dell’Arakan National League for Democracy:”Quando chiedo alle persone nel mio collegio elettorale se sono a conoscenza dell’esistenza della Covid-19, devo spiegare loro la pandemia globale sin dall’inizio”.
    Ciò nonostante il Governo continua a sostenere che l’interruzione della connessione internet non ostacoli la circolazione delle informazioni, poiché rimangono disponibili i servizi di SMS mobili e i sistemi di informazione pubblica, affermando inoltre che in determinate zone rimane possibile accedere alla rete tramite connessioni fisse. Tuttavia, come riportato da Human Rights Watch, nel 2019 la totalità dei cittadini accedeva a internet tramite dispositivi mobili.
    Per quanto riguarda i dati relativi al contagio, i casi di Covid-19 confermati al 3 agosto sono stati solo 355, su una popolazione che oscilla intorno ai 56 milioni. Il basso numero di infezioni registrate potrebbe essere viziato dai pochi tamponi effettuati, visto che solo alla fine di marzo il Ministero della Salute ha iniziato ad applicare una politica incentrata sull’effettuare test a chiunque avesse i sintomi.

    Alessandro Di Folco

    Photo by jorono is licensed under CC BY-NC-SA

    Alessandro Di Folco
    Alessandro Di Folco

    Nato a Roma, classe ’93. Ho conseguito il titolo di Laurea Magistrale in Scienze Politiche – Relazioni Internazionali –  presso l’Università Sapienza di Roma. Collaboro con il Caffè Geopolitico per l’area asiatica, di cui sono particolarmente interessato.

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