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    In breve

    • La Svezia non ha messo in atto alcun lockdown e ha avuto più casi e decessi da Covid-19 rispetto agli altri Paesi scandinavi.
    • Tale decisione si fonda su un approccio sociale e culturale tipico della società svedese.
    • L’economia pare avere retto più che in altri Stati, ma si prevede per il 2020 una recessione del 5%.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 2 min.

    In 3 sorsiNonostante l’alto numero di contagi, la Svezia ha deciso di non imporre alcun lockdown e di non bloccare l’economia, ed è stata fortemente criticata per ciò. Ma Stoccolma prosegue per la propria strada, convinta che sia l’unica vincente sul lungo periodo.

    1. L’UNICA NAZIONE EUROPEA SENZA LOCKDOWN

    Con il perdurare della pandemia, al 24 agosto 2020 la Svezia ha registrato 86.721 casi confermati di infezione da coronavirus e ben 5.813 decessi. Sono numeri che impressionano, soprattutto se si pensa che la popolazione svedese supera di poco i 10milioni di abitanti. Inoltre i vicini scandinavi hanno riportato numeri ben inferiori, in particolare per quanto riguarda il tasso di mortalità, che in Svezia si è addirittura rivelato, nei mesi più duri, superiore a quello statunitense pro-capite. La risposta svedese ha sin da subito differito di molto rispetto a quelle degli altri Paesi: è stato deciso di non imporre alcun lockdown, incoraggiando comunque il distanziamento sociale, chiudendo le scuole dell’obbligo, vietando assembramenti oltre le cinquanta persone, scoraggiando i viaggi e sollecitando, ove possibile, di optare per lo smart working, soprattutto per decongestionare i trasporti pubblici. Un approccio soft nei cui confronti i media esteri sono stati molto critici, ma sul quale Stoccolma ha scommesso, ponendosi come obiettivo il raggiungimento dell’immunità di gregge.

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    Fig. 1 – La vita in Svezia è continuata in maniera pressochè normale nonostante la pandemia in corso

    2. LA RESPONSABILITÀ DEI CITTADINI 

    È evidente come la Svezia si sia affidata al buon senso e alla responsabilità dei propri cittadini per affrontare l’emergenza, senza alcuna imposizionesanzione. E in effetti i cittadini svedesi hanno mostrato un grande senso di responsabilità in una situazione del genere: ben il 93% di essi ha dichiarato di rispettare le linee guida poste dal Governo, imparando così a convivere con il virus. Questa concezione di responsabilità attiva della cittadinanza è ben radicata nella storia svedese e si concretizza in un approccio di azione collettiva in cui tutti (anche civili e imprese) hanno un ruolo decisivo nel salvaguardare la sicurezza nazionale, sia quando si è trattato di affrontare la Seconda guerra mondiale che ora, nel bel mezzo della pandemia da coronavirus. Questo sistema di “difesa totale”, concepito in Svezia sin dal secolo scorso, è stato da più parti giudicato insufficiente a contenere un’epidemia che scuote il mondo intero, ma secondo Stoccolma sarà l‘unico efficace sul lungo periodo. I risultati della strategia svedese iniziano a vedersi già in queste settimane, dato che da fine luglio la curva epidemica in Svezia ha cominciato una rapida e stabile discesa, laddove in vari Paesi si assiste a una seconda ondata e ulteriori chiusure. Inoltre è da notare come la maggior parte dei contagi sia avvenuta nelle case di riposo, non nelle strade, dove il virus avrebbe potuto circolare liberamente.

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    Fig. 2 – Il Primo Ministro svedese, Stefan Löfven

    3. UN’ECONOMIA AL RIPARO?

    L’assenza di un vero lockdown ha fatto sì che l’economia interna e la produzione non si arrestassero mai, permettendo alle grandi imprese svedesi di registrare utili superiori alle aspettative di mercato. Nel primo trimestre l’economia svedese è cresciuta dello 0,4% rispetto all’anno precedente e anche i livelli di consumo si sono rivelati elevati, mentre negli altri Paesi europei si sono registrate grandi perdite. Le buone performance delle aziende svedesi non mettono comunque al riparo l’economia, che si prevede registrerà una perdita di quasi il 5% del PIL 2020, al pari delle altre nazioni scandinave, oltre a una disoccupazione attualmente al 9%, più elevata rispetto a quella di Norvegia e Finlandia. Sarà comunque solo il tempo a dire se l’approccio svedese sarà stato in grado di tutelare un’economia fortemente condizionata dal commercio internazionale, evitando un tracollo verso cui le altre economie sembrano inevitabilmente dirette.

    Federica Barsoum

    Photo by buzilkin is licensed under CC BY-NC-SA

    Federica Barsoum

    Sono una ragazza di 22 anni, da sempre appassionata di politica internazionale e dinamiche socio-economiche. Dopo il diploma al liceo economico-sociale, ho proseguito i miei studi all’Università Statale di Milano, facoltà di Mediazione Linguistica e culturale, dove spero di laurearmi presto, per proseguire poi nel campo delle relazioni internazionali . Sono nata e cresciuta nell’internazionale Milano in una famiglia mista, e il mio ambiente mi ha resa una persona aperta e curiosa nei confronti del mondo.

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