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UE: svolta in vista nella politica estera comune?

In 3 sorsi – La legislatura europea 2019-2024 sarà ricordata a lungo a causa dei molteplici eventi internazionali che ne hanno condizionato il mandato e le politiche adottate. Pandemia da Covid-19, stagnazione economica, emergenze climatiche e conflitti hanno indirizzato pesantemente la politica estera dell’UE degli ultimi cinque anni.

1. L’UE AL BANCO DI PROVA DELLE ELEZIONI EUROPEE

La natura di organizzazione ibrida, nella quale coesistono la dimensione sovranazionale e quella intergovernativa, rende l’UE un esempio unico nel panorama globale. La creazione di un sistema tripartito di competenze, di un mercato interno e di una politica estera e di sicurezza comune fanno dell’UE un’avanguardia dell’integrazione regionale, sebbene non priva di contraddizioni e disfunzionalità. Il perseguimento di interessi interni e sovranazionali produce decisioni affrettate o temporanee in materia di politica estera. In aggiunta, la concentrazione senza precedenti di eventi di portata epocale negli ultimi anni ha messo a durissima prova la capacità di risposta dell’UE, con l’Organizzazione che si è spesso trovata di fronte a scelte delicatissime e potenzialmente divisive. Spetterà ora ai cittadini europei decidere, attraverso il voto, se premiare la continuità e l’esperienza degli attuali leader o se optare per un cambiamento radicale, nella speranza di superare le divisioni in politica estera e negli altri settori chiave dell’Organizzazione.

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Fig. 1 – Il Parlamento europeo

2. PANDEMIA, STAGNAZIONE ECONOMICA, CONFLITTI

La politica estera dell’UE degli ultimi cinque anni deve necessariamente essere analizzata prendendo in considerazione gli straordinari avvenimenti internazionali recenti. Nel 2020, lo scoppio della pandemia da Covid-19 ha sospeso per mesi il regolare funzionamento della società globale, indirizzando i processi decisionali comunitari su settori specifici quali la salute, la sicurezza e l’assistenza economica a famiglie e imprese. Quando la stagnazione economica causata dalla pandemia sembrava ormai superata, l’invasione dell’Ucraina, frontiera esterna dell’UE, da parte della Russia ha richiesto un intervento immediato da parte di Bruxelles. La questione del sostegno economico-militare all’Ucraina ha evidenziato in maniera preoccupante le divisioni interne al blocco europeo, non solo per la presenza di Stati membri contrari (Ungheria), ma anche per le differenze sulle tipologie di fondi e armi da inviare a Kiev. Ancora più marcate si sono rivelate le posizioni in merito al conflitto tra Israele e Hamas, con i vertici istituzionali dell’UE che si sono più volte contrastati a vicenda nelle dichiarazioni e nei toni, evidenziando le difficoltà di condurre una politica estera unitaria e credibile.

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Fig. 2 – Ursula von der Leyen e Josep Borrell

3. NUOVA LEGISLATURA, NUOVA POLITICA ESTERA?

Nei mesi successivi alle elezioni europee il Consiglio Europeo avrà il compito di nominare, con un voto a maggioranza qualificata e con l’assenso del presidente eletto della Commissione, un candidato al ruolo di Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di sicurezza, in sostituzione dell’uscente Josep Borrell. Nel corso dell’attuale legislatura europea, l’Alto Rappresentante si è spesso trovato su posizioni distanti da quelle della presidente della Commissione von der Leyen e dei Governi nazionali, tanto dal punto di vista della sostanza quanto dei toni utilizzati. L’ambiguità della leadership nella politica estera comune non fa altro che aumentare le difficoltà nell’adottare una strategia univoca condivisa a tutti i livelli dell’Organizzazione. Il proseguimento indefinito dei conflitti in Medio Oriente e in Ucraina, oltre alle tensioni a livello regionale, necessitano di un’azione di politica estera unitaria e ben definita. Se l’UE vorrà davvero affermarsi quale attore globale credibile, dovrà necessariamente ripartire, dopo le elezioni del Parlamento, da una revisione del proprio funzionamento interno e del posizionamento internazionale.

Giorgio Fioravanti

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Perchè è importante

  • Dopo il voto delle elezioni europee del prossimo giugno, l’Unione Europea si troverà di fronte ad un periodo fatto di scelte politiche e nomine istituzionali particolarmente delicate.
  • Sarà l’occasione per plasmare il futuro dell’Organizzazione e per fare un bilancio della legislatura 2019-2024, flagellata da emergenze internazionali che hanno messo a dura prova il ruolo globale e l’unità politica dell’UE.

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Giorgio Fioravanti
Giorgio Fioravanti

Classe 1997, aspirante diplomatico, nato e cresciuto a Rieti dove ho frequentato il Liceo Classico. La mia carriera universitaria si è svolta interamente a Trento, dove mi sono laureato in European and International Studies. Dopo la laurea ho frequentato con successo un Master in Studi Diplomatici presso la sede di Roma della SIOI. Il posto più curioso in cui ho vissuto è senza dubbio Gibilterra, dove ho anche svolto un periodo di ricerca tesi all’estero. Tra le mie passioni più grandi, naturalmente, la geopolitica ed il caffè.

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