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    Cipro, tra salvataggio e gas

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    Recentemente i rappresentanti di BCE, UE e FMI si sono trovati sull’isola per la terza volta dal lancio del piano di salvataggio concordato nel marzo del 2013. Adesso Cipro è “salva” e l’interesse per le sue sorti è uscito dal radar dell’interesse mediatico ma la piccola isola continua a ricoprire una notevole importanza geopolitica nel Mediterraneo.

    SALVARE NICOSIA. COSA PREVEDE L’ACCORDO? – Dopo aver rifiutato un primo accordo per il salvataggio, il 25 marzo 2013 il Parlamento di Cipro fu costretto a rivedere la propria posizione: davanti alla minaccia di non avere più liquidità e per scongiurare il collasso dell’intera economia dell’isola, ha ratificato un secondo testo concordato nel giro di pochi giorni con Unione Europea (UE), Banca Centrale Europea (BCE) e Fondo Monetario Internazionale (FMI), la cosiddetta Troika.

    Il pacchetto per il salvataggio prevede misure per un ammontare di 17 miliardi di euro, contenente un prestito da parte della Troika di 10 miliardi di euro (un decimo a carico del FMI) con il rimanente a carico di Nicosia: il Governo ha, quindi, optato per un prelievo forzoso (37.5%) sui depositi bancari che ammontano a più di 100.000 euro scongiurando l’estendersi della misura anche ai conti inferiori a tale soglia così come, invece, prevedeva il primo accordo. Cipro è stata, inoltre, costretta a vendere una parte delle proprie riserve auree per rastrellare sul mercato ulteriori 400 milioni di euro.

    Nel mese di giugno 2013 il Presidente cipriota Nicos Anastasiades ha tentato di ridiscutere i termini del salvataggio avanzando critiche per l’assenza di un’adeguata previsione del suo impatto e della sua reale efficacia senza, però, raggiungere alcun risultato. Ad inizio del 2014 è stata alzata l’IVA dell’1% mentre la Banca di Cipro rilascerà a breve 950.000.000 € in depositi congelati lo scorso anno in sede di ricapitalizzazione delle banche.

    DAL BAIL OUT AL BAIL IN. RITORNA IL “MODELLO AMATO”? – Il modello Cipro che prevede la partecipazione di investitori e titolari di depositi nella ristrutturazione delle banche costituisce il nuovo paradigma di riferimento per la gestione dei problemi relativi al settore bancario e ricorda da vicino quello che successe in Italia nel luglio del 1992: nella notte tra il 9 e il 10 il Governo guidato da Giuliano Amato attuò un prelievo improvviso del 6 per mille su tutti i conti correnti per far fronte ad un momento di crisi in cui la lira era aggredita dalla speculazione e dai mercati.

    Con il modello Cipro, l’UE si è mossa secondo le linee di una proposta di direttiva per l’elaborazione di uno schema europeo per il controllo delle crisi bancarie e ha fatto propri due nuovi principi: per la prima volta i clienti compartecipano alle sorti del proprio istituto bancario dal momento che si chiede un contributo diretto ai correntisti attraverso un prelievo forzoso destinato alla ricapitalizzazione; l’introduzione di un limite nazionale alla libera circolazione dei capitali all’interno dei confini dell’UE in deroga ai Trattati costituenti dell’UE.

    Si è, quindi, passati da una soluzione basata sul concetto di bail-out, una situazione in cui un soggetto vicino alla bancarotta riceve un’iniezione di liquidità dall’esterno per soddisfare i bisogni di breve termine, ad una basata sul bail-in, una sorta di autotrasfusione di liquidità dall’interno.

    Anastasiades con Angela Merkel
    Anastasiades con Angela Merkel

    QUALI SONO LE CONSEGUENZE DEL SALVATAGGIO? – Il controllo sui capitali e i problemi di liquidità hanno limitato le opportunità di investimento: molti capitali stranieri, russi in particolare, hanno lasciato l’isola mentre molti dei depositi intestati a cittadini dell’Eurozona sono stati ritirati. Si è avviata, inoltre, una riorganizzazione dell’ipertrofico sistema bancario.

    Il nuovo accordo prevede anche una ristrutturazione della Banca Popolare di Cipro (Laiki) con una parziale fusione con la Banca di Cipro: la prima sarà divisa in una banca “cattiva” (bad bank) avviata alla liquidazione e una “buona” (good bank) che sarà assorbita in modo graduale dalla Banca di Cipro che, in virtù del riassetto bancario, dovrà però licenziare circa 2500 dipendenti.  Il tasso di disoccupazione dell’isola è salito al 17.5% (dati Eurostat) mentre il PIL continua a contrarsi e si prevede un ingente segno meno anche per il 2014.

    QUALI SONO LE POSSIBILITA’ DI CRESCITA PER CIPRO? – Cipro importa ¾ dei beni consumati, la sua produzione manifatturiera è limitata e l’economia rimane service-oriented. Per questo, la crisi potrebbe rappresentare l’opportunità di abbandonare la propria vocazione di centro finanziario per concentrarsi su uno sviluppo basato su altre attività.

    Il rilancio del turismo e, soprattutto, le attività di sfruttamento delle risorse energetiche scoperte nel Mediterraneo dovrebbero tracciare la via d’uscita dalla crisi.

    Cipro ha gas per una quantità considerevole e questo renderebbe possibile una sorta di modello Norvegia, un investimento che porterà un indotto tale da rilanciare l’economia l’isola: l’industria degli idrocarburi potrebbe oggettivamente rappresentare la vera risorsa per la crescita futura anche grazie a capitali stranieri necessari per la creazione di asset connessi alla lavorazione e commercializzazione del metano.

    CIPRO NODO GEOPOLITICO DEL MEDITERRANEO? – Cipro sembra essere sempre più la pedina strategica nella tensione geopolitica che contrappone l’occidente alla Federazione Russa. Le attività presenti nell’isola insieme con i numerosi depositi bancari di cittadini russi sono stati colpiti dalle misure del salvataggio cipriota. A Cipro, inoltre, sembra di assistere ad una nuova “guerra fredda”: il bacino del Mediterraneo si è affollato oltre misura perché i giacimenti sono finiti nelle mire di Israele, Grecia, Egitto, Turchia oltre che Russia e Stati Uniti. La divisione con la Turchia continua ad aggravare la tensione con Ankara che, sfruttando il controllo che esercita sulla parte nord dell’isola, mira allo sfruttamento delle risorse energetiche e continua a rinnegare gli accordi raggiunti da Nicosia con Israele, Libano e Egitto. Ankara non ha adottato misure significative per bloccare l’esplorazione e si è concentrata sulla instabilità interna e regionale. L’UE (che da tempo ricerca soluzioni alternative all’approvvigionamento energetico) sostiene Cipro ma ha poca capacità di concentrarsi sul Mediterraneo orientale alla luce della crisi strutturale europea. Sarà, quindi, necessario un ulteriore coinvolgimento statunitense o russo per arrivare ad un accordo con la Turchia o per dare alle imprese la sicurezza che necessitano per operare. Indipendente degli sviluppi nel settore dell’energia, Nicosia dipenderà dall’interesse straniero per risolvere l’attuale crisi economica.

    Andrea Turi

     

    Andrea Turi
    Andrea Turi

    Laureato in Giornalismo e specializzato in Scienze della Politica e dei processi decisionali all’Università degli Studi di Firenze, ha dato alle stampe il volume “Ellada 2013. La crisi della Grecia raccontata dai suoi cittadini” (Eclettica Edizioni) e pubblicato un approfondimento sulle relazioni tra Kosovo e Serbia inserito nel libro Ex Jugoslavia: gioco sporco nei Balcani (Anteo Edizioni) curato da Stefano Vernole. Appassionato di esteri, contribuisce all’edizione online di una delle riviste più prestigiose in campo di studi geopolitici.

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