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giovedì 29 Ottobre 2020
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    Speciale COVID-19

    Brasile nel pallone?

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    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    Gli scontri di alcune settimane fa hanno riportato l’attenzione dell’opinione pubblica sul Brasile e l’avanzamento nei cantieri che tra pochi mesi ospiteranno i Mondiali di calcio. Ma a quale prezzo?

    GLI SCONTRI – Nuovi disordini si sono verificati in Brasile. Nelle scorse settimane manifestazioni pacifiche contro i Mondiali di calcio si sono trasformate in guerriglia urbana in almeno quattro città: San Paolo (dove si sono registrati gli scontri più violenti), Rio de Janeiro, Natal e Curitiba. Sabato 25 gennaio un migliaio di manifestanti si era radunato in maniera pacifica nel centro di San Paolo quando un centinaio di “Black Bloc” ha iniziato ad incendiare cassonetti e a devastare filiali di banche e negozi. Una decina di giorni dopo, il 6 febbraio, mentre seguiva una manifestazione a Rio de Janeiro, il cameraman Santiago Andrade è stato colpito da un ordigno esplosivo ed è morto pochi giorni dopo in ospedale.
    Il tragico evento ha spinto il Parlamento ad accelerare l’approvazione della legge antiterrorismo, vista come garanzia di tutela per le delegazioni estere ai Mondiali e alle Olimpiadi del 2016. La legge considererà come terroristico ogni atto in grado di provocare terrore o panico nella società. Le pene andranno da un minimo di 15 ad un massimo di 30 anni di reclusione.
    I motivi delle proteste sono in parte simili a quelli che la scorsa estate avevano acceso i riflettori sulla situazione sociale del Paese sudamericano durante la Confederations Cup, ovvero i costi apparentemente spropositati che l’organizzazione dell’evento sta richiedendo.
    Costi che in un Paese come il Brasile, pur essendo  parte dei cosiddetti  “BRICS”- Paesi che pur con sistemi economici diversi tra loro sono stati caratterizzati negli ultimi anni da un sorprendente sviluppo economico – stridono con la permanenza di vaste sacche di povertà in ogni zona del Paese.  Ma non solo, la nuova classe media è delusa dal welfare, così come dai trasporti e dal livello delle infrastrutture,non  degne di un Paese che si prepara ad essere sotto gli occhi del mondo.

    Il nuovo Maracanà a Rio de Janeiro
    Il nuovo Maracanà a Rio de Janeiro

    I COSTI DEL MONDIALE– Il segretario esecutivo del ministero dello sport brasiliano Luis Fernandes, in un’ intervista al quotidiano “Folha de S.Paulo”, aveva annunciato che i costi si sarebbero aggirati intorno ai 28 miliardi di reais, circa 10 miliardi di euro. Oggi i lavori hanno raggiunto il costo di 33 miliardi di reais, 13 miliardi di euro, e non sono ancora finiti.
    Il Brasile si era aggiudicato il prestigioso evento sportivo promettendo che gli investimenti per la costruzione degli stadi avrebbero portato migliorie a cascata nelle città coinvolte. Gli stadi sarebbero stati  finanziati da privati, mentre i fondi pubblici sarebbero stati destinati alla costruzione di nuovi aeroporti, arterie autostradali e ospedali.
    Tuttavia, non sembra essere proprio andata così. La maggior parte dei fondi per la costruzione e la ristrutturazione degli stadi proviene dalle casse statali, attraverso il BNDES (Banco Nacional de Desenvolvimento Econômico e Social), un ente pubblico legato al ministero dell’industria,dello sviluppo e del commercio estero. Mentre i cantieri per il rinnovo e l’ammodernamento di aeroporti e autostrade sono partiti solo nella metà dei trenta cantieri previsti, anche in questo caso finanziati per metà dalle casse statali e il resto da privati.
    Infine non bisogna dimenticare gli elevati costi sociali che l’organizzazione di questo mondiale ha provocato e sta provocando.
    Secondo il LAB (Latin American Bureau) un’organizzazione indipendente che si occupa di America Latina, nella costruzione di stadi ed infrastrutture sarebbero stati calpestati i diritti di migliaia di cittadini.Ben 21 villaggi e favelas intorno alle metropoli in cui sorgeranno i nuovi impianti sportivi sono stati confiscati dallo stato e poi distrutti.

    COSA SUCCEDERA’? – I disordini sociali che si sono verificati erano inimmaginabili al momento dell’assegnazione dei mondiali al Brasile. Le centinaia di migliaia di cittadini nelle piazze e nelle vie delle metropoli brasiliane, che l’anno scorso fecero il giro del mondo provocando lo stupore di molti di noi e portarono alle allucinate dichiarazioni del numero 1 della FIFA Joseph Blatter, che senza mezzi termini affermò: “ Il calcio è più importante dell’insoddisfazione delle persone”, scatenando un vespaio di polemiche.
    “Nessun progetto è stato discusso con la popolazione finché non sono scoppiate le opposizioni. Ecco qual è il lascito più grande dei Mondiali al Brasile: l’idea che il popolo può vincere se fa valere i suoi diritti”. Con queste parole Natalia Viana, giornalista dell’agenzia brasiliana “Pùblica”, ha commentato gli eventi delle ultime settimane. Ed è sicura di una cosa, che i brasiliani accoglieranno il mondiale tra le proteste.

    Filippo Carpen

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    Filippo Carpen
    Filippo Carpen

    Sono laureato in ʺScienze Internazionali ed Istituzioni Europeeʺ presso la facoltà di ʺScienze Politicheʺ della ʺUniversità Statale di Milanoʺ.
    I miei interessi spaziano  dal continente asiatico, in particolar modo a Cina, Giappone e Paesi del sud-est, al Centro America. Aree ricche di storie e culture millenarie e al contempo di rivalità e tensioni sociali che oggi grazie ai media sono sotto gli occhi di tutti noi. Mi piace informarmi su quanto accade in questi  magnifici scenari  e proverò a spiegare, a chi avrà la pazienza e la voglia di seguirmi, gli eventi geopolitici più importanti, apparentemente così lontani ma in realtà incredibilmente vicini.

     

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