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    Armenia e Azerbaijan: una contesa senza fine

    In breve

    • Si riaccende il conflitto tra Armenia e Azerbaijan per la regione del Nagorno Karabakh, che dal 1994 è stata sottratta a Baku dopo una sanguinosa guerra, “congelata” da un accordo di cessate il fuoco.
    • Gli scontri verificatisi al confine tra Armenia e Azerbaijan nel mese di luglio 2020 avevano segnalato un peggioramento nei rapporti fra i due Stati.
    • L’UE ha richiamato all’ordine i due Paesi per evitare l’escalation del conflitto.
    • La Turchia ha subito fornito supporto a Baku, mentre la Russia continua a giocare il ruolo di ago della bilancia.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi – Si sono riaccesi gli scontri tra Armenia e Azerbaijan per il territorio conteso del Nagorno Karabakh. Forti le preoccupazioni dei governi coinvolti e della comunità internazionale.

    1. LA RIPRESA DI UN VECCHIO CONFLITTO

    Il conflitto per il Nagorno Karabakh riprende con rinnovato vigore: la mattina del 27 settembre si sono riaccesi gli scontri tra Armenia e Azerbaijan. L’esercito azero sembra avere lanciato un’offensiva contro alcuni insediamenti nel Karabakh, inclusa la capitale Stepanakert. Risulta difficile risalire all’origine degli scontri, dal momento che entrambe le parti cercano di screditarsi a vicenda, puntando il dito l’una contro l’altra. Anche le informazioni sulle vittime e sui feriti sono al momento incerte.
    La reazione dei Governi coinvolti nel conflitto è stata immediata: le Autorità del Karabakh e il Primo Ministro armeno Pashinyan hanno imposto la legge marziale e la totale mobilitazione militare. L’Azerbaijan ha proclamato invece una mobilitazione parziale e il coprifuoco nelle principali città, adottando anche misure restrittive sull’utilizzo dei social media.
    In questi giorni si sta assistendo allo scongelamento di un conflitto che, a partire dagli anni Novanta, non ha ancora trovato una risoluzione definitiva. La contesa tra i due Paesi riguarda non solo il Nagorno Karabakh, ma anche i sette territori confinanti, su cui l’Armenia ha assunto il controllo negli anni Novanta.

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    Fig. 1 – Processione durante il funerale di un militare azero ucciso negli scontri con le forze separatiste del Nagorno Karabakh nel distretto di Beylagan, 30 settembre 2020

    2. SEGNALI DI GUERRA

    Le violenze degli ultimi giorni hanno avuto un drammatico preludio nel mese di luglio, quando si sono verificati degli scontri di confine tra Armenia e Azerbaijan, che tuttavia non avevano lasciato intendere la possibilità di un’escalation di queste proporzioni. Questi episodi recenti hanno dimostrato come le trattative si trovassero in un punto di stallo e il sospetto è stato confermato dagli ultimi eventi.
    Il cambio di leadership a Yerevan non ha agevolato le trattative sul Karabakh. Nonostante le speranze del Presidente azero Aliyev, che vedeva in Pashinyan una figura nuova, non etnicamente legata al Karabakh come i suoi predecessori, l’Armenia si è mostrata ancora più inflessibile sulla questione. Il premier ha in più occasioni dichiarato il proprio sostegno a Stepanakert, sostenendo con convinzione l’appartenenza del Karabakh all’Armenia. D’altro canto, anche Baku, dopo il congelamento del conflitto nel 1994, non si è mai dimostrata disponibile al compromesso.

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    Fig. 2 – Un gruppo di giovani manifestanti armeni protesta contro l’Azerbaijan. Nel cartello è riportata la dicitura “Artsakh”, il nome locale con cui gli armeni chiamano il Nagorno Karabakh. Yerevan, 29 settembre 2020

    3. LA REAZIONE DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

    Immediata è stata la risposta della comunità internazionale. Il Presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, ha invitato gli attori coinvolti a fermare quanto prima le violenze, per evitare un aggravarsi della situazione. Armenia e Azerbaijan hanno ricevuto l’immediato appoggio da parte dei loro principali sostenitori. La Turchia ha riconfermato il sostegno incondizionato per Baku, suscitando grandi preoccupazioni a Yerevan sulla possibilità di scontri militari che coinvolgano anche l’esercito turco. Da Mosca, tradizionale alleata di Yerevan (ma anche fornitrice di armi per Baku), Putin ha invitato Pashinyan a evitare un’escalation delle violenze. Il rischio è che il riaccendersi del conflitto renda Armenia e Azerbaijan una piccola scacchiera geopolitica su cui, in realtà, si giocano gli interessi di potenze di maggiore entità. È questo uno dei principali problemi che, ad oggi, hanno impedito la risoluzione del conflitto: la costante ingerenza da parte di attori potenti, che sfruttano il conflitto per promuovere i propri interessi. Nel caso della Russia, in particolare, la posta in gioco è molto alta: il Caucaso meridionale rappresenta per Mosca il Vicinato ex-sovietico, sul quale vuole continuare a esercitare uno stretto controllo, imponendosi come mediatore nel conflitto.
    A partire dal cessate il fuoco del 1994, i progressi nelle trattative sono stati praticamente inesistenti, nonostante i tentativi di mediazione da parte del Gruppo di Minsk dell’OSCE, guidato da Francia, Stati Uniti e Russia. Come dichiarato da Charles Michel, è necessario un ritorno ai negoziati, con un atteggiamento di maggiore apertura da entrambe le parti. In caso contrario il conflitto sarà destinato a perdurare negli anni, dato che le posizioni di Armenia e Azerbaigian si escludono a vicenda.

    Chiara Soligo

    Nagorno Karabakh Defense Army” by D-Stanley is licensed under CC BY

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    Chiara Soligo
    Chiara Soligo

    Nata a Tradate nel 1995, mi sono laureata in lingue per le relazioni internazionali all’Università Cattolica, dove ho iniziato a coltivare il mio profondo amore per la lingua e la cultura russa. Sto attualmente frequentando i corsi dell’Alta Scuola di economia e di relazioni internazionali di Milano, dove nel 2020 conseguirò la laurea specialistica in economia e politiche internazionali.
    Dinamica, sportiva, sempre alla ricerca di nuove sfide, adoro la meditazione, la lettura e la palestra. Le mie giornate non possono cominciare senza un caffè macchiato in stazione Cadorna a Milano, per consolarmi dei disagi della vita da pendolare.

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