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    Putin: «La Crimea è sempre stata russa»

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    Ieri Putin ha firmato con i rappresentanti della Crimea l’accordo per l’annessione della regione: «La Crimea è sempre stata russa», ha affermato. Intanto, Mosca è stata sospesa dal G8 e a Simferopoli si registrano i primi morti in scontri tra le forze ucraine e quelle di autodifesa filorusse.

    LE DICHIARAZIONI DI PUTIN – «La Crimea è sempre stata russa, tutto in Crimea è intriso della nostra storia e della nostra gloria, Sebastopoli è patria della nostra flotta del Mar Nero. A Kiev è stato attuato un colpo di Stato da parte delle forze estremiste, ultranazionaliste e antisemite. La Crimea ha reagito sul principio dell’autodeterminazione dei popoli». Questo in sintesi è quanto Vladimir Putin ha affermato ieri, in occasione della firma con i vertici della Crimea dell’accordo per l’ingresso della regione nella Federazione, in attesa della ratifica definitiva per opera della Duma prevista entro pochi giorni. Secondo il Presidente russo, Mosca avrebbe operato nella pienezza delle regole in Crimea, non invadendo la penisola, ma solo disponendo lo schieramento di truppe già presenti sulla base dei trattati con l’Ucraina, e non superando il limite massimo di 25mila unità. Allo stesso modo, anche il popolo della Crimea avrebbe deciso l’unione alla Russia legalmente e legittimamente: «L’Occidente ha riconosciuto il distacco del Kosovo dalla Serbia, sostenendo che il permesso delle Autorità centrali non fosse necessario». In questo senso, Putin ha elencato i casi nei quali gli Stati Uniti e i loro alleati avrebbero apertamente violato il diritto internazionale e il diritto all’autodeterminazione dei popoli, dal Kosovo, alla Libia, passando per l’Afghanistan, l’Iraq, l’avanzata della NATO verso l’Europa orientale, le Rivoluzioni colorate (per esempio la Georgia nel 2003, l’Ucraina nel 2004, il Kirghizistan nel 2005) e le Primavere arabe. «Si sono ricordati che c’è un diritto internazionale. – Ha concluso il Presidente russo. – Bene. Meglio tardi che mai».

    LE REAZIONI ALL’ESTERO – Nel frattempo, ieri su Twitter il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius ha comunicato la sospensione di Mosca dal G8:

    Già in precedenza, gli altri sette componenti del gruppo avevano scelto di non procedere con i preparativi per la riunione di giugno, che, oltretutto, sarebbe stata a Sochi, la città olimpica. Nelle stesse ore delle affermazioni di Fabius, José Manuel Barroso, Presidente della Commissione europea, e Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio europeo, hanno rilasciato una nota congiunta, nella quale si sostiene che «sovranità, integrità territoriale e indipendenza dell’Ucraina devono essere rispettate. L’Unione europea non riconosce né l’illegale e illegittimo referendum in Crimea, né il suo risultato. L’Unione europea non riconosce e non riconoscerà l’annessione della Crimea e di Sebastopoli alla Federazione russa», anticipando che il Consiglio europeo discuterà della vicenda questa settimana per individuare una risposta uniforme dei Paesi membri. Ieri c’è stato anche un colloquio telefonico tra Barack Obama e Angela Merkel, i quali hanno concordato nel condannare le disposizioni formali per l’annessione della Crimea da parte della Russia e nel continuare a tenere aperto un canale di dialogo con Putin per una soluzione diplomatica. Domani, infine, il Consiglio di Sicurezza si riunirà nel pomeriggio (le ore 20 in Italia) su richiesta dell’Ucraina.

    TENSIONI IN CRIMEA – A preoccupare, però, sono anche le notizie che giungono dalla Crimea circa la crescente tensione tra gli schieramenti. L’Ucraina ha affermato che un proprio militare sia stato ucciso durante un attacco armato a una base a Simferopoli, atto che, secondo il Primo Ministro di Kiev, Arseniy Yatsenyuk, rappresenterebbe il passaggio «dalla fase politica alla fase militare» della crisi. Lo scontro a fuoco ha provocato la morte anche di un appartenente alla milizia di autodifesa filorussa e il ferimento di altre due persone, una per parte. Dal Governo ucraino è arrivato alle truppe l’ordine di presidiare le basi e «sparare a vista» contro chi tenti di penetrare le difese.

    Beniamino Franceschini

    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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