In 3 sorsi – La visita del vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance in Armenia e Azerbaijan del 9-11 febbraio segnala il crescente interesse di Washington per il Caucaso e un potenziale cambiamento nelle dinamiche geopolitiche regionali.
1. (IN)DIPENDENZA ENERGETICA
La tappa iniziale del viaggio è stata l’Armenia, per la prima volta meta di una visita ufficiale di un vicepresidente statunitense. Il Paese sta perseguendo negli ultimi anni una strategia volta a ridurre la dipendenza dalla Russia e a tessere relazioni con l’Occidente e con altri partner, come la Cina. L’impegno degli Stati Uniti a investire potenzialmente 9 miliardi di dollari nel settore nucleare civile si inserisce precisamente in questa strategia: con il previsto smantellamento dell’impianto nucleare di epoca sovietica di Metsamor, gestito congiuntamente dalla russa Rosatom, Vance ha offerto all’Armenia la possibilità di ridurre la dipendenza energetica da Mosca. L’accordo di cooperazione firmato con il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan potrebbe gettare le basi per la futura costruzione di un impianto nucleare gestito dagli Stati Uniti, ridimensionando fortemente il ruolo della Russia.
Questo rappresenterebbe un colpo significativo per l’influenza russa nel Caucaso, che si ramifica anche nelle partnership siglate da Rosatom. In risposta, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha affermato che Yerevan è libera di sviluppare relazioni bilaterali con altri Paesi, ma che la tecnologia nucleare russa può assicurare una qualità maggiore a costi inferiori.
Fig. 1 – Il vicepresidente statunitense J.D. Vance e il premier armeno Nikol Pashinyan dopo la firma dell’intesa per finalizzare la cooperazione nucleare tra i rispettivi Paesi, 9 febbraio 2026
2. SICUREZZA E PROSPERITÀ MEDIATE DA WASHINGTON
Energia e sicurezza sono strettamente interconnesse in una regione a cavallo tra l’Europa e le grandi riserve energetiche del Mar Caspio e dell’Asia Centrale. A Baku, Vance ha riportato un risultato significativo con la partnership strategica, firmata con il Presidente azero Ilham Aliyev, per lo sviluppo della cooperazione in materia di difesa, per cui gli Stati Uniti si impegneranno a supportare l’Azerbaijan nella protezione delle sue acque territoriali.
Il progetto più significativo promosso dalla Casa Bianca è, però, la Trump Route for International Peace and Prosperity (TRIPP), una rete infrastrutturale di 43 chilometri lungo il confine meridionale dell’Armenia volta ad assicurare la continuità territoriale tra l’Azerbaijan e l’exclave di Naxçıvan, e garantire quindi un collegamento diretto tra la Turchia e il Mar Caspio. Il progetto non ha solo l’obiettivo di rendere la regione uno snodo strategico per il trasporto di energia e materie prime, ma anche di suggellare un accordo di pace tra Armenia e Azerbaijan.
I due Paesi, antagonizzati da una disputa territoriale quarantennale per la regione del Nagorno Karabakh, che ha causato tre conflitti armati (l’ultimo nel 2023) e decine di scontri di confine, non hanno mai raggiunto una pace formale. La scorsa estate, i rispettivi leader si sono incontrati a Washington per siglare una Dichiarazione di pace sotto gli auspici del Presidente Trump. Il TRIPP consentirebbe di avvicinarli a un accordo ufficiale grazie alla mediazione degli Stati Uniti.
Fig. 2 – Il Presidente azero Aliyev insieme a Trump e a Pashinyan dopo la firma della Dichiarazione di pace tra Armenia e Azerbaijan a Washington, 8 agosto 2025
3. EQUILIBRI GEOPOLITICI IN CAMBIAMENTO
Il TRIPP produrrebbe anche il risultato, meno pubblicizzato, di bypassare l’Iran, attraverso cui devono attualmente transitare i collegamenti tra Baku e la sua exclave, e di imporre un’ulteriore pressione a Teheran, stabilendo interessi statunitensi ai confini settentrionali della Repubblica Islamica.
La visita è stata seguita con attenzione soprattutto dal Cremlino, che negli ultimi anni ha visto la propria influenza regionale erodersi. Il Caucaso meridionale è tradizionalmente un’area che la Russia riconosce nella sua sfera d’interesse, ma l’avvicinamento della Georgia all’Occidente e l’invasione dell’Ucraina, che ha monopolizzato l’attenzione di Mosca, hanno favorito l’ingresso di altri attori nell’Estero Vicino russo. La visita di un funzionario di alto livello come Vance testimonia l’interesse della Casa Bianca per la regione e una potenziale sfida geopolitica alla Russia, basata sulle recenti crisi tra Mosca e Baku e la strategia armena di costruire relazioni con partner alternativi.
Con l’avvicinarsi delle elezioni parlamentari in Armenia, previste per il prossimo giugno, la visita del vicepresidente statunitense è stata letta anche come un endorsement alla rielezione di Pashinyan.
Il coinvolgimento statunitense nella regione interessa anche l’Unione Europea, per cui il Caucaso rappresenta la nuova frontiera orientale: gli investimenti americani faciliterebbero la strategia di diversificazione energetica dell’Unione, ma potrebbero anche sottrarre spazio di manovra a Bruxelles, soprattutto per via dell’attuale stato delle relazioni transatlantiche.
Nicola Caserio
“J. D. Vance” by Gage Skidmore is licensed under CC BY-SA


