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Le donne afghane nel mirino dei talebani

In breve

  • L’ascesa al potere dei talebani negli anni Novanta ha privato le donne afghane dei loro diritti fondamentali e le ha rinchiuse tra le mura di casa, vittime dell’ideologia violenta del gruppo islamista.
  • La situazione è gradualmente migliorata dopo la caduta del regime nel 2001, ma il prossimo ritiro delle truppe USA dal Paese potrebbe favorire un ritorno al potere dei talebani e avere quindi gravi conseguenze per le donne.
  • Tutto dipende dai colloqui di pace intra-afghani di Doha, ma il loro esito erratico e i continui attacchi terroristici non lasciano presagire nulla di buono per il futuro della promettente emancipazione femminile vista negli scorsi anni.

Dove si trova

In 3 sorsi Il ritiro delle truppe USA dal territorio afghano avrebbe conseguenze disastrose per tutti, in particolare per le donne. Scopriamo insieme perché le donne costituiscono il gruppo maggiormente penalizzato se si palesasse questo scenario.

1. LE DONNE E I TALEBANI

A partire dal 1994, anno dell’ascesa al potere da parte dei talebani, la condizione delle donne afghane peggiorò drasticamente e la loro azione nella vita pubblica fu fortemente limitata. Le donne vivevano tra le mura di casa e potevano uscire solo accompagnate da un membro maschile della famiglia. Silenziate le loro voci, i talebani privarono negli anni le donne dei diritti fondamentali di cui avevano goduto fino a quel momento. Nel 1919 infatti alle donne afghane fu concesso il diritto di voto e nel 1960 la ratifica della nuova Costituzione diede loro un ruolo chiave nella società nei settori politico, economico e sociale. La violenza che seguì la presa del potere da parte dei talebani ridusse l’azione delle donne, emarginandole.

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Fig. 1 – La delegazione dei talebani ai colloqui di pace intra-afghani di Doha, settembre 2020

2. IL RITIRO USA E IL POTERE DEI TALEBANI

Il ritiro immediato di tutte le truppe USA dall’Afghanistan avrebbe conseguenze disastrose per le donne afghane perché si aprirebbe un pericoloso vuoto di potere a favore dei talebani. Visti gli attuali sviluppi degli accordi di Doha, non è difficile pensare che questo vuoto potrebbe essere riempito, di nuovo, dai talebani. Con l’uscita di scena degli USA, i talebani si scontrerebbero infatti con le forze di sicurezza afghane per accaparrarsi i vari poteri locali e il controllo di Kabul. Verrebbe in questo modo legittimata e diffusa la guerra santa di cui si fanno portatori, incrementando il numero dei loro seguaci e combattenti. Inoltre, i talebani approfitterebbero della dispersione di armi da parte dell’esercito afghano, che inevitabilmente finirebbe per ingrossare il mercato nero da cui il gruppo islamista attinge in modo massiccio già adesso.

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Fig. 2 – Una donna di Kabul passa di fronte a un manifesto che contesta i colloqui di pace con i talebani, novembre 2020

3. L’IMPATTO SULLE DONNE

La ripresa del potere da parte dei talebani comporterebbe per le donne la perdita di tutti i diritti faticosamente acquisiti dopo il 2001, anno di caduta del regime. A seguito della caduta del regime infatti si sono registrati importanti sviluppi economici, politici e sociali a favore della popolazione femminile. La presenza delle donne in Parlamento è aumentata del 27%, più di 100mila donne sono riuscite a iscriversi all’università e 3,5 milioni di ragazze a scuola. Molte hanno ottenuto successi professionali nel campo della medicina, dell’insegnamento e della giurisprudenza. Oggi i fallimentari risvolti degli accordi di Doha, in particolare i continui attacchi terroristici e l’ulteriore deterioramento del potere governativo, e l’annuncio del Presidente Trump del ritiro USA dall’Afghanistan mettono a repentaglio questi progressi. Una volta che le truppe USA lasceranno il territorio afghano, la definizione e determinazione dei diritti delle donne avverrà nei tentativi di mediazione tra il Governo e i talebani, per ora privi di successo. Con l’eventuale ripresa del potere da parte dei talebani, si teme che le vecchie regole, istituite negli anni Novanta, possano tornare a essere implementate, rischiando di interrompere quell’importante processo di women empowering portato faticosamente avanti dalle donne afghane nei decenni passati.

Desiree Di Marco

Women and children, Herat, Afghanistan” by Marius Arnesen is licensed under CC BY-SA

Desiree Di Marco
Desiree Di Marcohttps://europeanpeople.org/chi-siamo/

Nata a Roma nel 1995, ho scelto Roma, Milano, Vienna e Rabat come sedi per i miei studi. Sono laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli di Roma e ho conseguito un Master di Primo Livello in “Middle Eastern Studies” preso ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano). Ho ottenuto un diploma in Affari Internazionali Avanzati all’Accademia Diplomatica di Vienna e attualmente sto conseguendo la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali. Ho concluso due tirocini entrambi presso l’OSCE e le Nazioni Unite di Vienna lavorando presso l’Ambasciata di Malta e presso la Missione Permanente e l’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Afghanistan. La mia bevanda preferita è il caffè e non solo “the italian Espresso”!

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