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lunedì 18 Gennaio 2021

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Il futuro di Kim nell’era Biden

In breve

  • L’elezione di Joe Biden e la nomina di Anthony Blinken a Segretario di Stato fanno pensare a un approccio più pragmatico e meno sensazionalistico degli USA anche verso la Corea del Nord. Nel frattempo Pyongyang resta quasi totalmente dipendente dalla Cina, mentre Seul si fida poco di Washington.
  • Tra gli esperti rimane forte la speranza per la ripresa dei negoziati tra Washington e Pyongyang sulla questione nucleare. I prossimi mesi potrebbero essere in tal senso decisivi.
  • Le due Coree sembrano intenzionate a migliorare la propria relazione, limitando sia la mediazione americana che l’interferenza di altri attori esterni.

Dove si trova

In 3 sorsiNelle ultime settimane si è speculato molto sulle conseguenze di una presidenza Biden per le relazioni degli Stati Uniti con i Paesi dell’Asia orientale. La scelta di Anthony Blinken come Segretario di Stato suggerisce un approccio più pragmatico e meno “esibizionista”, anche verso la Corea del Nord, che attende con ansia di capire quale sarà la prossima mossa americana.

1. CAMBIAMENTI IN VISTA SULLA PENISOLA COREANA?

Sulla penisola coreana l’alleanza tra Corea del Nord e Cina sembra sempre solida, nonostante alcuni momenti di tensione tra il 2012 e il 2014. In seguito all’imposizione di nuove sanzioni dell’ONU nel 2016, la Cina è rimasta l’unico Paese a sostenere direttamente Pyongyang e ora il regime di Kim Jong-un sembra essere diventato esponenzialmente sempre più dipendente da Pechino sotto il punto di vista economico, commerciale e alimentare. Tale dipendenza raggiungerebbe un ulteriore picco se la Cina fornisse il vaccino contro la Covid-19 alla Corea del Nord, cosa che – secondo alcune voci di intelligence non confermate – sarebbe già avvenuta per la famiglia Kim. Negli ultimi giorni è emersa invece la possibilità, sostenuta da fonti di intelligence sudcoreane e cinesi, che la Corea del Nord abbia invece acquistato un lotto di vaccino Sputnik V dalla Russia e abbia già vaccinato molti dei principali funzionari del regime. Al momento comunque le misure anti-pandemia di Pyongyang sono state inasprite, così da mantenere il suo status ufficiale di “zero casi”. Le relazioni tra USA e Corea del Sud sembrano invece essere sempre meno chiare, con bassi livelli di comprensione su quello che entrambi i Paesi effettivamente vogliono, considerando che all’interno della popolazione sudcoreana esiste comunque una fetta sorprendentemente ampia che desidera allontanarsi del tutto dall’influenza americana. Un’ultima visita di Biegun, inviato speciale USA per la Corea del Nord, a Seul è avvenuta tra l’8 e l’11 dicembre. Biegun ha avuto l’occasione di discutere per l’ennesima volta la questione della denuclearizzazione della Corea del Nord, promettendo che il dialogo di Washington con Pyongyang rimarrà aperto in futuro.

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Fig. 1 – Il neopresidente USA Joe Biden

2. GLI USA DI BIDEN IN COREA

Come già detto le speculazioni su quella che sarà la politica di Biden sulla penisola rimangono tali. Per ora si fanno solo previsioni, ma si attende con ansia di conoscere le nomine di Biden per la regione asiatica, prima indicazione dell’indirizzo delle sue politiche. Nel caso della penisola coreana, c’è chi sostiene che sia assolutamente necessario che la nuova Amministrazione americana invii il prima possibile un chiaro messaggio sulla sua posizione nei confronti della Corea del Nord. Una buona idea potrebbe essere ricorrere a negoziati di carattere operativo per riprendere la discussione sul nucleare, come proposto da Andrew Kim, ex capo della missione in Corea della CIA. Secondo lui il Nord è in attesa di vedere cosa farà e dirà la nuova Amministrazione democratica. Nulla è ancora stato chiaramente definito, quindi gennaio e febbraio saranno mesi importanti per vedere come verrà delineata la politica americana per la penisola.

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Fig. 2 – Il Ministro dell’Unificazione sudcoreano Lee In-young (al centro) in visita alla zona demilitarizzata tra le due Coree, settembre 2020

3. RELAZIONI INTER-COREANE

Intanto il Ministro dell’Unificazione sudcoreano Lee In-young ha promesso collaborazione e supporto alle agenzie di cooperazione e di assistenza umanitaria in Corea del Nord, commentando anche positivamente la recente decisione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU in merito all’estensione del periodo di esenzione dalle sanzioni per gli aiuti umanitari verso il Paese. Il Ministro ha anche rinnovato la speranza che il Governo nordcoreano non vada a provocare volontariamente la futura Amministrazione Biden e ha ricordato l’importanza del rispetto degli accordi inter-coreani del 2018. Lee è speranzoso riguardo alla flessibilità delle politiche della nuova Amministrazione americana, vedendo questo come un momento chiave per iniziare nuovamente il processo di pace sulla penisola e riaprire il discorso denuclearizzazione. Il punto su cui sembrano essere d’accordo sia Nord che Sud (tralasciando le ultime dichiarazioni provocatorie di Kim Yo-Jong) è però l’importanza della ripresa delle relazioni inter-coreane, anche, e forse soprattutto, senza l’intermediazione del Governo americano e senza dipendere troppo da attori terzi.

Natasha Colombo

North Korea — Pyongyang” by (stephan) is licensed under CC BY-SA

Natasha Colombo
Natasha Colombo

Nata e cresciuta in Italia, ho potuto trascorrere diversi periodi di studio e lavoro negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Corea del Sud. Tali esperienze mi ha portato ad interessarmi alla politica americana e asiatica, con particolare focus sulla Corea del Sud e la Corea del Nord. Ho appena conseguito la laurea magistrale in Relazione Internazionale Comparate presso l’Università Ca’ Foscari  di Venezia, focalizzandomi sulla politica americana. In seguito, ho potuto svolgere un tirocinio come analista politico presso l’Ambasciata Italiana a Seoul.

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