In 3 Sorsi – Il Giappone ha scelto la via del riarmo, ciò comporta significative implicazioni negli equilibri geopolitici del quadrante Asia-Pacifico e, in particolare, nei rapporti con la Cina e la Corea del Nord. Ma è davvero una strategia percorribile perTokyo?
1. IL GIAPPONE E LA VIA DEL RIARMO
Con l’avvento del Governo di Sanae Takaichi il Giappone ha imboccato, in modo deciso, la strada del riarmo. L’ultimo bilancio ha previsto, infatti, uno stanziamento di oltre 9mila miliardi di yen, con un aumento del 3,8% rispetto all’anno precedente. Il Governo, inoltre, ha fissato l’obiettivo di aumentare la spesa per la difesa al 2% del PIL entro il 2027.
Le ragioni principali di questa nuova politica di deterrenza attiva vanno rinvenute nelle posizioni recentemente assunte dall’Amministrazione Trump, intese a una rimodulazione dell’impegno statunitense a livello globale. Il Giappone, infatti, nonostante ospiti sul proprio territorio 53mila soldati americani, ritiene di non poter più fare affidamento sulla protezione incondizionata di Washington.
In tale prospettiva, il Governo giapponese ha deciso di dotarsi di missili a lungo raggio, compresi 400 Tomahawk, in grado di colpire obiettivi sul continente asiatico, nonché, di modificare le sue due portaelicotteri di classe Izumo in portaerei in grado di impiegare caccia F-35B, di cui sta acquisendo 42 esemplari. Inoltre, sono stati stanziati 160,2 miliardi di yen per lo sviluppo del caccia di sesta generazione GCAP (Global Combat Air Programme), in collaborazione con Italia e Regno Unito.

Fig. 1 – Fonte: “Japanese Public Finance Fact Sheet” – Aprile 2026 – Japan Ministry of Finance
2. IL DETERIORAMENTO DELLA STABILITÀ REGIONALE
La nuova postura militare del Governo giapponese ha determinato un immediato innalzamento della tensione nella regione. Il 12 aprile scorso il cacciatorpediniere missilistico della Corea del Nord Choe Hyon ha condotto un’esercitazione, nel Mar Giallo, con il lancio alcuni missili da crociera. Il 19 aprile Pyongyang ha lanciato diversi missili a corto raggio tipo Hwasong-11D, che la propaganda di Kim Jong-un sostiene possano trasportare testate nucleari.
Alcuni giorni fa, l’Agenzia di stampa ufficiale Korean Central News Agency (KCNA) ha attaccato apertamente l’esercitazione periodica Resolute Dragon, condotta congiuntamente dalle forze navali di Stati Uniti e Giappone, definendola una “provocazione”.
Anche la Cina ha rapidamente adeguato la propria narrazione pubblica, anche per via del crescente sostegno di Tokyo al Governo di Taipei: il 20 aprile scorso, Guo Jiakun portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che “Prevenire la resurrezione del militarismo è un obbligo del Giappone e forte volontà della comunità internazionale, compresa la Cina. Esortiamo la parte giapponese a imparare le lezioni dalla storia, adempiere ai suoi obblighi internazionali e attenersi alla strada dello sviluppo pacifico”. Tuttavia, al momento, i cinesi si sono limitati a inserire 20 aziende giapponesi, tra le quali il colosso della difesa Mitsubishi Heavy Industries, in una lista di controllo delle esportazioni di tecnologie dual use.

Fig. 2 – La popolazione giapponese in età di reclutamento appare destinata a una progressiva contrazione
3. I DUBBI SULLA SOSTENIBILITÀ A LUNGO TERMINE
Le politiche di riarmo giapponesi si scontrano, tuttavia, con una serie di limiti strutturali che sollevano seri dubbi sulla sostenibilità a lungo termine.
Un primo profilo riguarda la sostenibilità finanziaria. Il Giappone, con un debito pubblico a lungo termine stimato alla fine del 2026 in 1,34 milioni di miliardi di yen e un rapporto debito/PIL al 194% rappresenta uno dei Paesi finanziariamente più esposti a possibili shock economici. In tale prospettiva, un significativo aumento della spesa per la difesa, in scenari economici avversi, potrebbe compromettere la stabilità della finanza pubblica giapponese.
Un secondo profilo riguarda i vincoli demografici. Con un tasso di fecondità pari a 1,14 figli per donna, infatti, il Giappone si avvia a una drastica contrazione della popolazione. Lo sgretolamento della piramide demografica incide direttamente sulle capacità di reclutamento militare: dalla metà degli anni Novanta la popolazione giapponese di età compresa tra 18 e 26 anni è diminuita di circa il 40%. Per assicurare la sostenibilità del reclutamento a lungo temine le Forze di Autodifesa stanno puntando sulla razionalizzazione delle strutture di comando, sullo sviluppo della multi-abilità del personale e sull’impiego di tecnologie avanzate, in particolare i mezzi a pilotaggio remoto.
Jeronim – Master in Intelligence UNICAL


