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sabato 23 Gennaio 2021

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La riforma agraria che mette in difficoltà i rapporti India-Canada

In breve

  • Il Primo Ministro indiano Modi ha introdotto una riforma agraria per la creazione di un mercato unico nazionale, causando proteste e scontri con i contadini.
  • Justin Trudeau ha annunciato l’appoggio canadese a ogni protesta pacifica, facendo infuriare il Governo indiano.
  • Modi ha dichiarato inammissibili le parole di Trudeau, considerandole un’interferenza nelle questioni interne indiane.

Dove si trova

In 3 sorsi Sono scoppiate serie tensioni diplomatiche tra il Canada e l’India in seguito alle affermazioni di Justin Trudeau sulle proteste contro la nuova riforma agricola presentata in Parlamento. Vediamo insieme cosa è successo.

1. LA RIFORMA AGRARIA DI MODI

Durante l’ultima settimana di settembre, il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha introdotto una riforma in Parlamento per la liberalizzazione della produzione agricola, che permetterebbe a contadini e commercianti di vendere i loro prodotti senza alcun vincolo di prezzo o destinazione. Lo scopo finale del Governo è quello di creare un mercato unico nazionale, con attori sia privati sia pubblici, ed eliminare le restrizioni imposte fino ad oggi. Come ha spiegato Il Post, infatti, in India esistono comitati statali che vincolano l’esercizio e il prezzo degli alimenti, bloccando, ad esempio, la vendita fuori dal proprio Stato. Questo sistema ha permesso allo Stato centrale di accumulare alcuni prodotti forniti dai contadini, come il riso e la farina, per poi rivenderli a un importo inferiore al prezzo di mercato, per facilitarne l’acquisto alle persone meno abbienti. Modi ha sottolineato che il nuovo sistema aiuterà i contadini indiani, che compongono quasi la metà della popolazione, ma la riforma non ha avuto il successo sperato. Infatti, in seguito alla sua introduzione, migliaia di cittadini indiani, guidati dalla comunità sikh, sono scesi nelle piazze a protestare. Il motivo dietro alla protesta sta nella paura di molti cittadini di un peggioramento delle loro condizioni di vita, non potendo più acquistare prodotti alimentari dallo Stato a prezzi calmierati. I piccoli imprenditori agricoli temono poi, a seguito della liberazione e della creazione di un mercato unico nazionale, di non poter reggere alla concorrenza delle grandi aziende.

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Fig. 1 – Un momento delle proteste anti-governative degli allevatori Sikh in India

2. IL QUI QUO PRO CON IL CANADA

Le proteste, in corso ormai da tre mesi, stanno mettendo in difficoltà il Governo di Modi, ma questa volta ad aumentare le tensioni non sono stati i contadini, bensì il Primo Ministro canadese Justin Trudeau. Durante un evento in onore dell’anniversario della nascita del sikhismo, il premier canadese ha espresso la sua preoccupazione per le famiglie coinvolte nelle proteste e ha dichiarato che il Canada appoggerà sempre le proteste pacifiche in India. Queste affermazioni hanno incontrato la reazione dal Governo indiano, che ha dichiarato che le parole di Trudeau potrebbero danneggiare i rapporti tra i due Paesi. Inoltre Nuova Delhi ha accusato Trudeau di incoraggiare le proteste anti-governative e ha dichiarato che il Canada non ha nessun diritto d’intromettersi nei suoi affari interni. Nonostante Trudeau abbia in seguito sottolineato che il Canada appoggi qualsiasi protesta pacifica, ovunque sia nel mondo, Modi ha convocato a Nuova Delhi l’Ambasciatore indiano a Ottawa e ritirato la presenza del Ministro degli Esteri Jaishankar dal summit ministeriale sulla Covid-19 coordinato dal Canada stesso. Il Governo indiano ha inoltre considerato le dichiarazioni di Trudeau come un’allusione al fatto che Nuova Delhi non stia gestendo bene la situazione e che stia violando i diritti di protesta pacifica della popolazione. Nonostante il Primo Ministro canadese abbia contestualizzato le proprie affermazioni, le tensioni non sono diminuite. Infatti il Ministro degli Esteri indiano ha ribadito che qualsiasi dichiarazione canadese in merito rappresenta un’interferenza negli affari interni indiani, aggiungendo che il Governo Modi ha più volte dimostrato la sua disponibilità a rinegoziare la riforma con i contadini. Ha poi sottolineato che l’unico compito del Governo canadese sulla questione è quello di mettere in sicurezza i diplomatici indiani a Ottawa, dato che le proteste sono avvenute anche presso l’Ambasciata indiana della capitale canadese.

Fig. 2 Incontro a Washington DC tra il Primo Ministro indiano Modi ed il Primo Ministro Canadese Trudeau | “PM Modi and Canadian PM Justin Trudeau meet in Washington” by narendramodiofficial is licensed under CC BY-SA

3. INDIA VS. CANADA

In seguito agli eventi sopracitati, l’India ha posticipato l’incontro bilaterale con il Ministro degli Esteri canadese, annunciando però che i rapporti economici tra i due Paesi non verranno intaccati dalla faida politica. Questa precisazione è estremamente rilevante per l’economia del Canada, dato che diverse aziende informatiche canadesi hanno sede in India e, inoltre, Ottawa ha recentemente iniziato i negoziati per poter partecipare ad alcuni progetti petroliferi. Questa diatriba non deve essere sottovalutata. Entrambi sono membri del Commonwealth delle Nazioni, perciò una possibile escalation diplomatica tra i due potrebbe creare tensioni nell’intera unione. Nonostante l’India abbia convocato l’Ambasciatore canadese, da parte dell’Ambasciata non ci sono stati commenti, dimostrando la volontà, da parte del Canada, di porre fine a queste tensioni. Infine, possibili scuse da parte di Trudeau potrebbero riportare l’Ambasciatore indiano a Ottawa e riallineare i rapporti con Modi. A oggi il premier indiano ha continuato a dichiarare di non volere alcuna interferenza canadese nelle questioni nazionali, rimarcando il proprio disappunto nei confronti di Ottawa.

Giulia Valeria Anderson

Foto di copertina: “Annadatha” by antkriz is licensed under CC BY

Giulia Valeria Anderson
Giulia Valeria Anderson

Laureata magistrale in Relazioni Internazionali Comparate presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, specializzando il percorso sui rapporti USA-Medio Oriente – con un focus sulla politica estera statunitense verso l’Iraq e i Curdi. Attualmente mi dedico alla ricerca e la redazione di analisi, tutto mentre bevo un buon caffè e leggo un bel libro.

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