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sabato 18 Settembre 2021

Una panoramica sul G5 Sahel

In breve

  • Le molteplici sfide che caratterizzano l’area saheliana hanno portato alla creazione di un Summit annuale con i principali attori della vasta regione desertica.
  • Per il G5 Sahel il 2020 è stato dedicato a “Gioventù e Speranza”, ma anche al pugno duro contro la violenza jihadista, con il sostegno di Francia e Spagna.
  • Il 2021 sarà l’anno del consolidamento del G5S come attore strutturato, affidabile ed efficiente?

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In 3 SorsiIl G5 Sahel è un quadro per il coordinamento e il monitoraggio della cooperazione regionale nel settore delle politiche di sviluppo e sicurezza dell’Africa occidentale: composto da Ciad, Niger, Burkina Faso, Mali e Mauritania, a ormai sette anni dalla sua creazione è ancora fortemente pervaso dalle incertezze che caratterizzano la regione saheliana.

1. UNA BREVE PANORAMICA STORICA

«C’est dans cette perspective de mutualisation des forces afin de relever ensemble des défis communs qu’a été créé le G5 Sahel». (Il G5 Sahel è stato creato in questa prospettiva di mutualizzazione delle forze per affrontare insieme delle sfide comuni).
Così viene motivata la nascita e la creazione del Summit da parte dell’attuale segretario esecutivo Maman S. Sidikou. L’accento viene messo su come il G5 Sahel (G5S) sia nato quale risposta coordinata tesa a mitigare le sfide che il Sahel deve affrontare: le sfide cui Sidikou fa riferimento riguardano soprattutto la povertà cronica, la crescita demografica, il cambiamento climatico e l’insicurezza legata all’estremismo di natura jihadista. Il G5S nasce ufficialmente a Nouakchott, capitale della Mauritania, il 16 febbraio 2014 per mano di cinque Paesi della regione: Burkina Faso, Mali, Mauritania, Niger e Ciad. L’accordo che sancisce la creazione di tale summit è stato firmato ufficialmente il 19 dicembre 2014. Proprio il 2014 è stato un anno molto impegnativo per il Sahel: il 1° agosto la Francia lanciò l’Operazione Barkhane, schierando 3mila soldati negli Stati membri dell’Organizzazione, mentre il 20 dicembre il G5S (con il sostegno dell’Unione africana) invitò il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a costituire una forza internazionale per “neutralizzare i gruppi armati, aiutare la riconciliazione nazionale e stabilire Istituzioni democratiche stabili in Libia”. Successivamente, durante una conferenza stampa, il capo di Stato mauritano, Mohamed Ould Abdel Aziz (già presidente dell’Unione Africana), chiarì come il G5S chiese “ufficialmente al Consiglio di Sicurezza e all’UA di considerare un intervento internazionale in Libia per riportare l’ordine in questo Paese”. Nel giugno 2017, di fronte alle difficoltà incontrate dai soldati francesi nel ristabilire la sicurezza nella vasta regione desertica, Parigi chiese aiuto alle Nazioni Unite, proponendo di approvare il dispiegamento di una task force antiterrorismo composta da 10mila soldati. Anche la Bundeswehr tedesca accettò di contribuire con circa 900 militari, mentre Russia e Cina espressero sostegno all’operazione. Gli Stati Uniti e il Regno Unito invece non supportarono tale accordo. Francia e USA raggiunsero un accordo solo il 20 giugno e il giorno successivo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvò il dispiegamento di una task force antiterrorismo. Tramite l’adozione all’unanimità della risoluzione 2359, il Consiglio accolse con favore il dispiegamento entro quattro mesi di un’operazione congiunta: sempre con tale testo fu approvato il dispiegamento di un massimo di 5mila militari e poliziotti, così come della Missione multidimensionale integrata di stabilizzazione delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA). Il G5S ottenne così un primo obiettivo.

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Fig. 1 – Un’immagine dal vertice sul Sahel a Pau, in Francia. Da sinistra i Presidenti Ould Cheikh El Ghazouani (Mauritania), Ibrahim Boubacar Keita (Mali), Idriss Déby (Ciad), Emmanuel Macron (Francia), Mahamadou Issoufou (Niger) e Roch Marc Christian Kaboré (Burkina Faso)

2. IL G5S NEL 2020

Nel febbraio 2020 la presidenza di turno del G5 Sahel è passata dal Presidente del Burkina Faso, Roch Kaboré, al Presidente della Mauritania, Mohamed Ould Cheick El Ghazouani, per un mandato di un anno. Il focus della presidenza mauritana è stato collocato sotto il tema “Gioventù e speranza” e prevedeva l’avvio di un programma di educazione e sensibilizzazione sulla prevenzione del terrorismo grazie e attraverso i giovani. Sebbene l’approccio mirasse a prevenire l’estremismo jihadista piuttosto che a combatterlo in maniera frontale, il 30 giugno 2020, durante il summit che, tra gli altri, ha visto la presenza di Macron e Sanchez, le potenze internazionali e regionali concordarono sull’intensificazione di una campagna militare contro i militanti jihadisti nella regione.

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Fig. 2 – Truppe maliane inquadrate in una missione contro i jihadisti nella zona del Liptako-Gourma, la regione dei tre confini tra Mali, Burkina Faso e Niger

3. G5S 2021, COSA ASPETTARCI?

All’inizio del 2021 la guida del G5S passerà al Presidente ciadiano Idriss Déby. La prospettiva è quella di seguire il nuovo quadro d’azione prioritario integrato, adottato nel febbraio 2020 dai capi di Stato del G5S al vertice di Nouakchott. L’obiettivo sarà fornire un quadro chiaro di riferimento per la programmazione. Il piano, che propone un totale di 20 azioni di rapido impatto, realistiche, misurabili e flessibili, verrà implementato nei campi che riguardano i temi legati alla sicurezza e allo sviluppo nelle aree più fragili. Gli attacchi dei militanti nel Sahel sono aumentati negli ultimi due anni, specialmente nella famosa regione delle tre frontiere tra Niger, Burkina Faso e Mali nota come Liptako-Gourma. Questa situazione di instabilità mette il G5S sotto una forte pressione: un contesto che pone come obiettivo a lungo termine del G5 Sahel il perseguimento di un percorso di messa in sicurezza e sviluppo collettivo in cui lo Stato è legittimo nel suo ruolo e riesce a investire con e per la popolazione locale. Come scritto nel logo stesso del G5S le priorità saranno ancora “Sécurité et développement”.

Michel Komlan Seto

Immagine di copertina: Le Petit Chat, with flags from by User:Slashme, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons

Michel Komlan Seto
Michel Komlan Seto

Nato in provincia di Como da padre togolese e madre italiana, ho un Master in Relazioni Internazionali Comparate presso l’Università Ca ‘Foscari di Venezia e un Master in ICT per lo sviluppo dei beni sociali presso l’Università degli Studi di Torino. In precedenza ho conseguito la Laurea in Comunicazione Internazionale presso l’Università Statale di Milano Bicocca, studiando un anno in Cina presso il Guizhou Daxue di Guiyang. I miei interessi di ricerca abbracciano soprattutto le relazioni tra Cina e Africa, principalmente da un punto di vista storico. Parlo inglese, francese, cinese e spagnolo. Amo dipingere, leggere e non posso fare a meno del foofoo che mi cucina mio padre.

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