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    Caos in Libia

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    Le milizie che da anni imperversano in Libia hanno attaccato un obbiettivo di alto valore simbolico: il Parlamento. In 3 Sorsi analizziamo gli attacchi di questi giorni a Tripoli e Bengasi, per poi allargare brevemente lo sguardo alla situazione nel Paese africano. 

    TRIPOLI – Domenica 18 Maggio, la Libia è tornata al centro dell’attenzione dei media internazionali, quando il GNC (General National Congress – il Parlamento) libico è stato assaltato da miliziani pesantemente armati. Gli uffici dei rappresentanti sono stati occupati, e le strade di Tripoli, attorno all’edificio che ospita il GNC, sono state bloccate. Il bilancio degli scontri, secondo fonti ufficiali, è di 2 morti e circa 66 feriti in diverse condizioni di gravità. Secondo alcune fonti, l’assalto sarebbe stato condotto dalle milizie che fanno base nella vicina città di Zintan, le stesse che tengono prigioniero Saif al-Islam, figlio di Gheddafi, e che si rifiutano di consegnarlo alle autorità di Tripoli. Questi gruppi avrebbero gli armamenti e la capacità per poter portare a termine un attacco di siffatta specie e agirebbero di concerto con le truppe dell’autoproclamatosi Libyan National Army (Esercito Nazionale Libico), una formazione composta principalmente di ex militari e guidata dall’ex Generale Khalifa Haftar, rientrato dall’esilio durante gli eventi che nel 2011 portarono alla caduta del regime di Muhammar Gheddafi. Il Colonnello Mukhtar Farnana, dichiaratosi comandante dei miliziani che hanno portato a termine l’attacco di Domenica, ha dichiarato su reti televisive private che “il GNC è sospeso” poiché avrebbe tradito la volontà popolare allineandosi con “gang ideologiche” (riferendosi alle forze islamiste) e che “la Libia non diverrà mai un’incubatrice di terrorismo”.

    L'ex Generale Khalifa Haftar Image credits: Aljazeera
    L’ex Generale Khalifa Haftar
    Image credits: Aljazeera

    BENGASI – Gli eventi del 18 Maggio sono seguiti a quelli, ben più cruenti, avvenuti venerdì 16 Maggio nella principale città della Cirenaica: Bengasi. L’attacco condotto dalle milizie dell’Esercito Nazionale Libico, diretto contro le formazioni islamiste (tra le quali la principale è Ansar al Sharia, inclusa tra le organizzazioni terroristiche dagli Stati Uniti nel 2012), ha causato 75 morti e circa 141 feriti, secondo fonti ufficiali del Ministero della Sanità libico. Negli scontri, secondo alcuni testimoni, sarebbero stati usati elicotteri e aerei. Nonostante sia Haftar sia Farnana si identifichino come appartenenti all’Esercito Nazionale Libico, non è ancora chiaro se le loro azioni siano coordinate o svolte indipendentemente. Secondo il Ministro della Giustizia Al-Marghani, i due attacchi non sarebbero da collegare.

    LA SITUAZIONE IN LIBIA – Gli attacchi di venerdì e domenica sono avvenuti in un contesto di forti contrasti a livello politico tra gli schieramenti di stampo laicista (in parte di orientamento liberale) e quelli islamici. I primi accusano i secondi di aver preso potere in maniera illegittima per controllare il GNC e il Governo. Essi contano sull’appoggio delle milizie di Zintan e dell’Esercito Nazionale Libico, mentre gli islamisti sono supportati dalle milizie loro affini. Tutto questo è solamente l’ultimo risvolto di una situazione che vede la Libia, dalla caduta del regime di Gheddafi nel 2011, avviarsi verso il punto di non ritorno del processo di “somalizzazione“. Le milizie sul territorio sono numerose, ognuna con uno scopo diverso, più o meno ad ampio respiro e, soprattutto, alcune di queste sarebbero pesantemente armate, disponendo di blindati, elicotteri e addirittura aerei. Fino ad oggi le autorità libiche si sono rivelate incapaci di riportare l’ordine nel Paese.

    Emiliano Battisti

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    Emiliano Battisti
    Emiliano Battisti

    Consulente per un’azienda spaziale, sono Segretario Generale e responsabile del coordinamento dei Social Media, del desk Nord America e del desk spaziale. Ho pubblicato il libro Storie Spaziali, edito da Paesi Edizioni.

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