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    2011: make or break (parte II)

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 4 min.

    Seconda parte della nostra intervista al Prof. Carlyle A. Thayer, dell’Australian Defence Force Academy di Canberra: cooperazione militare, consolidamento e prospettive geopolitiche cinesi preoccupano i vicini? E come vengono bilanciate? Seconda parte

     

    La cooperazione tra la Cina e i Paesi del Sud-Est asiatico nel settore della difesa ha rafforzato o indebolito il ruolo di Pechino nella regione?

    La collaborazione della Cina con il Sud-Est asiatico nel settore della difesa è rudimentale in confronto con quella degli Stati Uniti. La Cina promuove la cooperazione per la difesa regionale come mezzo per migliorare le relazioni politiche ed aumentare così la sua influenza in ciascun singolo paese.

    Ma l’assertività cinese nel Mar Cinese Meridionale, insieme con la modernizzazione della marina militare cinese e la costruzione di un’importante base navale sull’isola di Hainan hanno generato nelle nazioni del sud-est asiatico pressioni per un maggiore impegno degli Stati Uniti negli affari regionali. L’influenza della Cina è forse maggiore in Myanmar e Cambogia.

    Ma il primo ha accolto l’assistenza militare dell’India e la Cambogia coopera nel settore della difesa tranquillamente con gli Stati Uniti. La cooperazione militare tra la Cina e il sud-est asiatico non ha ancora favorito l’integrazione regionale.

     

    Quali sono le questioni gravose per la sicurezza delle relazioni tra la Cina e i Paesi dell’Asia Sud-Orientale in ambito geopolitico ed economico? Come rispondono quei Paesi al consolidamento del potere di Pechino?

    Le questioni marittime sono in gran parte disciplinate. La Cina è interessata a mantenere la sicurezza delle sue vie marittime di comunicazione (Sea Lines Of Communication, SLOC – vedi immagine sopra per alcuni esempi) quelle che collegano al Medio Oriente.  Pechino è sempre più dipendente dalle risorse energetiche importate. La Cina teme che gli Stati Uniti potrebbero tagliare queste SLOC, soprattutto nello stretto di Malacca, in un momento di crisi. Preoccupano anche le attività militari americane nella sua zona economica esclusiva. Il principale problema per la Cina è poi la minaccia che percepisce dalla Marina degli Stati Uniti lungo la sua periferia marittima. Il Paese di Mezzo cerca di sviluppare le strategie di anti-access e area-denial per tenere la US Navy a distanza. La Cina fa pressione politica sui paesi del sud-est asiatico per escludere gli Stati Uniti dalle questioni inerenti il Mar Cinese Meridionale. E, percepite come saccheggio illegale delle proprie risorse le attività di esplorazione petrolifera condotte dal Vietnam e dalle Filippine, la Cina cerca di risolvere le questioni marittime su base bilaterale tra i quattro maggiori stati che si affacciano nel Mar Cinese Meridionale: Brunei, Malesia, Filippine e Vietnam. Si cerca di affrontare questi problemi e le rivendicazioni marittime a livello multilaterale attraverso l’ASEAN.

    La modernizzazione militare della Cina ha comportato l’intensificazione degli sforzi da parte degli stati del Sud-est asiatico per sviluppare le capacità di compensazione e bilanciamento della Cina. Significativi sono a tal riguardo l’acquisizione di sottomarini da parte della Malesia e del Vietnam e il rinnovamento dei sottomarini da parte di Singapore. Il maggior sviluppo militare del Sud-Est asiatico si è ottenuto con l’acquisizione di moderni aerei da combattimento armati di missili anti-nave.

    I recenti scontri delle Filippine con la Cina hanno reso necessari un moderno equipaggiamento militare, proveniente dagli Stati Uniti, e l’assicurazione della protezione da parte di Washington, come stabilito nei termini del loro Trattato di sicurezza reciproca del 1951 . Rispetto al Myanmar la Cina ha invece diverse questioni aperte: si è concentrata sulla sicurezza delle frontiere terrestri e sulla sicurezza dei cittadini cinesi che fanno affari nel nord del Myanmar.

     

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    Cosa pensa riguardo l’opportunità di una “counter-dominance strategy” all’interno dell’ASEAN per mantenere il regime di sicurezza e gli equilibri nella regione?

    L’ASEAN si impegna sul piano retorico per mantenere la sua centralità nel quadro della sicurezza della regione e per essere al posto di guida rispetto all’ARF e alle altre istituzioni di sicurezza multilaterale legate all’ASEAN. Ha cercato di ottenere la collaborazione delle grandi potenze nelle attività di polizia ma, come ci ha dimostrato la questione della rivalità nel Mar Cinese Meridionale, l’ASEAN è divisa al suo interno. Inoltre, l’ASEAN non ha una difesa e una politica estera comune così i singoli membri sono liberi di allinearsi con la Cina e gli Stati Uniti come meglio credono.

    L’ASEAN ha preso l’iniziativa di istituire la ASEAN Defence Ministers Meeting Plus, processo che coinvolge otto dei loro interlocutori: Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda, India, Russia e Cina. Ha anche istituito l’East Asia Summit allo scopo di unire al gruppo l’India, l’Australia e quest’anno la Russia e gli Stati Uniti.

     

    Quali prospettive geopolitiche suggerisce per il futuro della sicurezza regionale in Asia Sud-Orientale?

    È chiaro che per diversi decenni l’ASEAN ha adottato i concetti “gemelli” di resistenza nazionale e regionale, come base della propria sicurezza. Questi approcci possono essere raggruppati sotto la voce “sicurezza globale”. La sicurezza militare è percepita come strumento di tutela dell’economia, della politica, della cultura e dell’ideologia.

    I membri dell’ASEAN promuovono la sicurezza comune secondo un approccio inclusivo. L’ASEAN mira a diventare una comunità politica e di sicurezza entro il 2015, tuttavia le norme dell’ASEAN Way – il consenso piuttosto che un approccio basato sulle regole di sicurezza regionale – hanno ostacolato il progresso. L’ASEAN non è stato in grado di intervenire efficacemente quest’anno durante le schermaglie di confine tra la Thailandia e la Cambogia. Le controversie per la sovranità nel Mar Cinese Meridionale metteranno alla prova l’unità e la coesione tra i Paesi membri dell’ASEAN, solo quattro di loro sono direttamente coinvolti e si attende di capire se gli altri sei membri si mostreranno solidali nel trattare con la Cina. Gli Stati Uniti e la Russia entreranno a far parte del East Asia Summit per la prima volta. Se l’ASEAN riuscisse ad unire tutti, potrebbe rivelarsi come “l’uomo di mezzo” tra Cina e Stati Uniti.

     

    Il 2011 sembra presentarsi come l’anno del “make or break”.

     

    M. Dolores Cabras

    Redazione
    Redazionehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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