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    Russia-Ucraina, a Minsk un incontro al vertice

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    Oggi, martedì 26 agosto, si tiene a Minsk un incontro tra i capi di Stato dei Paesi dell’Unione doganale eurasiatica e dell’Ucraina, con l’alto rappresentante Ashton, il commissario al Commercio De Gucht e il commissario all’Energia Oettinger. Sono diversi i punti in agenda, ma l’Ucraina risulta al centro di tutto. In 3 sorsi, un approfondimento della questione.

    1. IL VERTICE – I partecipanti al vertice sono un utilissimo indicatore dei temi che verranno principalmente affrontati. L’Ucraina è il perno attorno al quale tutto ruoterà: si discuterà dell’implementazione dell’accordo di associazione tra Bruxelles e Kiev, della questione energetica, nonché della situazione nell’Est del Paese da un punto di vista politico, sebbene non mancherà di essere trattato l’aspetto umanitario, data l’attuale emergenza. A latere si terranno diversi incontri bilaterali, tra i quali il più atteso, ma non confermato, è quello tra il presidente russo Putin e il corrispettivo ucraino Poroshenko.

    2. L’ACCORDO DI ASSOCIAZIONE E L’ENERGIA – Queste due questioni saranno trattate sia nel format multilaterale che negli incontri bilaterali. L’accordo di libero scambio tra Unione europea e Ucraina dà adito a diversi timori tra gli Stati dell’Unione doganale eurasiatica, vale a dire Russia, Kazakhstan e Bielorussia. Questi ultimi sono preoccupati dal potenziale danno che causerebbero le merci europee entranti liberamente in Ucraina e da qui poi reindirizzate alla volta dei mercati dei tre Stati in virtù di precedenti accordi in materia doganale tra Kiev, Mosca, Minsk e Astana. Questo e altri aspetti della parte economica e di libero scambio dell’accordo tra Ucraina e UE, nonché naturalmente la relativa implementazione, saranno quindi discussi, così da eliminare ragioni di scontro tra le parti interessate. La questione energetica sarà ugualmente importante: il commissario europeo Oettinger dovrà intervenire per parlare dei futuri approvvigionamenti di idrocarburi russi al mercato europeo, i quali, specie nella stagione invernale, potrebbero subire ripercussioni dalle tensioni tra Mosca e Kiev. Ma il suo ruolo potrà anche essere di mediatore tra le posizioni ucraine e quelle russe. Da giugno la fornitura di gas all’Ucraina è soggetta a un regime di prepagamento, dopo che le trattative per il rinnovo degli accordi tra i due Paesi sono naufragate sulla questione del prezzo da applicare e sul pagamento dell’enorme debito, ora ammontante a circa 5 miliardi di dollari. È fondamentale per il Governo ucraino trovare una soluzione alla questione del gas, poiché altrimenti potrebbe andare incontro all’esaurimento delle proprie scorte durante il prossimo inverno ed essere così costretto a comprare il gas russo, utilizzando somme di denaro non facilmente reperibili, dato lo stato dell’economia e delle finanze ucraine.

    Parata militare durante il giorno dell'indipendenza dell'Ucraina, 24 agosto; Credits: RIA Novosti. Evgeny Kotenko
    Parata militare durante il giorno dell’indipendenza dell’Ucraina, 24 agosto; Credits: RIA Novosti. Evgeny Kotenko

    3. UNA VIA D’USCITA DALLA CRISI? – La situazione in Ucraina continua a essere critica. Nonostante una ormai chiara preponderanza delle truppe governative rispetto ai ribelli del Donbas, la fine del conflitto armato non sembra prossima. I ribelli controllano ancora diverse importanti città e hanno dimostrato di saper resistere alle offensive di Kiev. Il bilancio del conflitto è ormai di oltre 2mila morti e se la conclusione dovesse essere raggiunta per via militare è prevedibile una crescita sensibile nel numero delle vittime degli scontri. Dal punto di vista umanitario il convoglio russo giunto a Lugansk ha solo temporaneamente tamponato la difficile situazione nell’area. Il Cremlino si è detto pronto per una de-escalation della tensione e ciò è nel suo interesse. È anche nell’interesse del Governo ucraino porre fine al conflitto nell’Est del Paese. Ma ciò che impedisce ai due contendenti di trovare una soluzione è la necessità di ottenere un risultato che sia incontrovertibilmente presentabile alla propria opinione pubblica come un successo. Non ci si deve attendere salti in avanti nel raggiungimento di ciò durante l’incontro di Minsk e nemmeno dal possibile faccia a faccia Putin-Poroshenko; è però un’occasione utile per avviare il percorso che possa portare alla ricomposizione del conflitto.

    Matteo Zerini

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” ]Un chicco in più

    Lunedì 25 agosto il presidente ucraino Poroshenko ha sciolto la Verkhovna Rada, il parlamento ucraino, dopo che domenica 24 agosto è scaduto il tempo di un mese a disposizione dei parlamentari per la formazione di una nuova maggioranza. Le nuove elezioni sono fissate per il 26 ottobre. Il parlamento attuale era stato eletto nel 2012 e vedeva al proprio interno una maggioranza di membri che avevano partecipato alla precedente maggioranza a sostegno di Yanukovych. Queste nuove elezioni sono il segno della fragilità che ancora contraddistingue le istituzioni ucraine e contribuiscono a spiegare la necessità per i governanti ucraini di ottenere la fine della conflittualità nell’est e di ottenere risultati sul versante economico. La continuazione del conflitto e le difficoltà economico del Paese sono infatti fattori di erosione del sostegno alla classe dirigente attuale. Le conseguenze di un fallimento del nuovo corso iniziato con il colpo del 22 febbraio sarebbero catastrofiche per la sopravvivenza dello spirito che aveva portato le persone a manifestare e a combattere per le strade dal novembre 2013.[/box]

    Matteo Zerini

    Laureato magistrale in Relazioni Internazionali presso la Statale di Milano, frequento ora il master Science & Security presso il King’s College di Londra. Mi interesso soprattutto di quanto avviene in Europa orientale, Russia in particolare, e di disarmo e proliferazione, specie delle armi di distruzione di massa.

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