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    Ghedda-fine

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    La notizia della fine del Colonnello è rimbalzata tra le agenzie di stampa, così come le immagini: Gheddafi è morto, ucciso a Sirte, forse dagli uomini del CNT che hanno finalmente espugnato l’ultima roccaforte del regime, forse dal fuoco degli elicotteri NATO. In ogni caso con la caduta di Bani Walid nei giorni scorsi il regime è davvero finito. La Libia è libera dal tiranno? Sembra proprio così, ma il difficile arriva ora. Il “Caffè” prova ad offrirvi alcune prospettive alla fine di una dittatura durata più di quarant’anni

     

    QUALE VERSIONE – Forse sono stati gli elicotteri della NATO a ferirlo alle gambe prima e ucciderlo poi, oppure sono stati gli insorti, entrati finalmente a Sirte, a sparare al Colonnello ferito mentre questi chiedeva “Non sparate, non sparate!” I dettagli esatti della sua fine forse li sapremo tra giorni o forse mai, ma se le indicazioni del CNT sono esatte (e, va detto, non sempre lo sono state), il rais è ora davvero morto. Il regime del resto era già finito da settimane, con le sue ultime forze arroccate nelle ultime basi, isolate e impossibilitate a scampare alla morsa dei ribelli. Ora erano i lealisti ad essere pochi, male armati – probabilmente con poche munizioni – col morale a terra e chiusi in gabbia, come erano stati i ribelli all’inizio della guerra.

     

    COME LUI VOLEVA? – Gheddafi sembrava diventato un fantasma, addirittura indicato alla guida dei Beduini nel deserto (forse una voce fatta girare ad arte proprio per sviare le ricerche mentre lui era a Sirte?).  Gheddafi muore invece nella sua città natale, in un certo senso come aveva voluto, combattendo fino – quasi – all’ultimo. Ne avevamo parlato in un precedente articolo (v. “Nella testa del Colonnello”): per lui meglio morire da martire che vivere in esilio, dunque meglio continuare a scappare o combattere che accettare un accordo visto come umiliante.

     

    I suoi figli ne hanno seguito la parabola discendente. Alcuni probabilmente morti (Khamis e Mutassim i più probabili), altri fuggiti all’estero, altri (Saif al-Islam) ancora alla macchia. Dalle indiscrezioni filtrate sono stati catturati anche molti degli ultimi fedelissimi, tra cui Abdallah Senoussi e Mansour Daou, ex-capi dei servizi segreti e di sicurezza, così come altri ex-gerarchi. Nessuna possibilità che il regime si riprenda ora, semplicemente perché il regime non esiste più, né ci sono forze che possano riportare i pochi superstiti alla riscossa. Ora per tutti gli attori in gioco è più importante pensare a come assicurarsi un futuro nel nuovo assetto del paese, e questo include anche le tribù prima legate al colonnello.

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    DAMNATIO MEMORIAE? – Gheddafi ha subito una sorte per certi versi simile a quell’Omar Al-Mukhtar, eroe libico della resistenza agli Italiani, la cui foto egli mostrò quando venne in visita al nostro paese. Difficile però che il Colonnello sia ricordato come martire più che come feroce dittatore; troppo l’odio e l’ostilità verso di lui. Al-Mukhtar inoltre non ha mai governato il paese e la similitudine sarebbe del tutto inappropriata. Solo una cosa potrebbe, paradossalmente, salvargli l’immagine tra i suoi. Come Amnesty International ha riportato, i ribelli hanno iniziato ad usare metodi troppo simili a quelli del regime con i prigionieri; se il trend dovesse continuare, e soprattutto se il processo di pacificazione nazionale dovesse fallire, non è escluso che il rais rimanga come icona di chi, dalla rivolta, ha ottenuto solo peggio.

     

    SFIDE – La guerra di Libia può ora dirsi conclusa? Sì e no. La dittatura della famiglia Gheddafi ora appartiene al passato, ma il paese rimane pieno di gruppi armati ciascuno con le proprie idee su come debba essere il futuro, su come vendicarsi di torti passati, su come cercare di mantenere i diritti che aveva con il precedente regime. Forse la sfida non sarà più tra pro-Gheddafi e anti-Gheddafi, ma potrebbe comunque rimanere feroce. Come verranno divisi i proventi del petrolio e del gas naturale? Come verranno rappresentate tutte le anime della Libia a Tripoli? Lo stato rimarrà fondamentalmente laico o la Sharia entrerà maggiormente nella vita comune? E soprattutto come reagirà chi non sarà d’accordo con le nuove istituzioni? La risposta a queste domande influenzerà il futuro di questo paese. Il regime è finito e la Libia è libera. Il difficile però inizia ora.

     

    Lorenzo Nannetti

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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