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    L’India latina

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    Dopo Pechino, Delhi sembra essere l’altro gigante dei BRIC che potrebbe rafforzare i propri rapporti commerciali con i paesi dell’America Latina e Caraibi. La patria di Gandhi supererà, infatti, entro il 2050 i cinesi nel numero di abitanti. Da qui è facile prevedere una crescita del fabbisogno di materie prime e risorse naturali e la necessità, quindi, di cooperare economicamente con attori internazionali di rilievo come i paesi del continente americano

    UN PIATTO RICCO – Quello dell'America Latina e dei Caraibi è un mercato ghiotto fatto di 33 paesi, con una popolazione di 580 milioni di persone e un PIL regionale di 4900 miliardi dollari. Più di cinque volte superiore a quella dell'India e con un volume commerciale di circa 1,6 miliardi di dollari, pari al 6% del totale mondiale. Dopo una flessione di 1,7 punti percentuali nel 2009, l’economia del continente latinoamericano è cresciuta nel suo complesso del 6,1% nel 2010, con la maggior parte dei paesi della regione che hanno tenuto botta alla crisi economico-finanziaria iniziata nel 2008. COME LA CINA? – Al contempo l'India ha registrato significativi cambiamenti strutturali. La quota dei servizi è aumentata, mentre quello del settore agricolo è diminuita. In India il rapporto commercio – PIL  è aumentato considerevolmente negli ultimi dieci anni, ma il suo livello di integrazione commerciale internazionale resta basso rispetto a quella di altri paesi asiatici. Il trend sta comunque cambiando e, secondo un recente studio della Cepal, l'economia indiana sta diventando sempre più orientata all'esterno, con la quota delle esportazioni (beni e servizi) in aumento dal 7% nel 1990 al 19% nel 2010. A farla da padrone nelle relazioni bilaterali sono comunque paesi come Corea o Cina e quindi l’India al momento ha ancora ampi margini di crescita. SCAMBI COMMERCIALI IN CRESCITA – Analizzando i dati il valore medio annuo dell’import/export indiano durante il biennio 2009-2010 è passato dai 215 ai 329 miliardi di dollari. Il continente di casa, l’Asia, è ovviamente la destinazione preferita dei prodotti indiani, con cui scambia il 55% delle esportazioni e il 61% delle importazioni totali. L'Unione Europea ha rappresentato, invece, quasi il 19% e 13%. In questo contesto, l’America Latina ed i Caraibi non possono ancora considerarsi un importante attore economico per gli indiani. Il flusso di prodotti scambiati si aggira infatti intorno ad un scarso 4% e perde il confronto anche con l’Africa, che ammonta quasi al doppio. C’è comunque da considerare che il commercio con l'India era trascurabile fino a dieci anni fa, mentre nel 2010 le importazioni hanno raggiunto un volume stimato in 10 miliardi di dollari e il valore delle esportazioni della regione verso l'India ammonta a 9 miliardi di dollari. UN GRANDE IMPORTATORE … – Anche se in misura minore rispetto alla Cina, l'India è un grande importatore e consumatore delle materie prime di cui l'America Latina è ricca. Il paese asiatico, ad esempio, è un importante produttore e consumatore mondiale di grano, riso, cotone e zucchero, ma la sua quota d’importazione di olio di soia è piuttosto elevata. Di contro la produzione, il consumo e quindi l’importazione di minerali, metalli e petrolio greggio è molto inferiore a quello dei prodotti agricoli. Tuttavia, l'India sta cercando di diversificare i suoi fornitori e in questo senso, il continente latinoamericano deve competere con altre regioni del mondo per la fornitura di materie prime. Entrando nel dettaglio delle statistiche fornite dalla Cepal, il commercio della regione con l'India è concentrata ad un ristretto numero di paesi. I quattro maggiori esportatori, Brasile, Cile, Messico e Argentina, rappresentato quasi il 90% delle esportazioni, i paesi dei Caraibi invece rappresentano l’1,3%.

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    ED ESPORTATORE – In futuro il gigante asiatico potrebbe anche diventare fonte strategica della domanda della regione latinoamericana. Oltre alle posizioni dominanti che la Cina ha consolidato in alcuni settori industriali, Brasile e India, e in misura minore, la Federazione Russa, sono diventati infatti anche grandi produttori di manufatti. In questo contesto l’India si classifica tra i primi 15 paesi produttori nel tessile, prodotti chimici, metalli di base e strumenti elettronici. Messico, Argentina e Colombia rimangono tra i più importanti destinatari delle importazioni indiane, ma a farla da padrone è il Brasile con quasi il 40% del totale della regione. Inoltre l'India offre mercati significativi per i prodotti agroalimentari di un continente, quello latinoamericano, che è ricco d’acqua e di superfici coltivabili con 885 milioni di ettari di terra che potrebbero essere utilizzati per la produzione, pari a un terzo del totale mondiale. Sulla base delle proiezioni di crescita della popolazione mondiale, serviranno 1 miliardo di tonnellate di grano e 200 milioni di tonnellate di carne per sfamare la popolazione mondiale nel 2050. L’America Latina ha un'abbondanza di risorse naturali che rappresentano un asset strategico anche per paesi emergenti come l’India. IN COSA INVESTE L’INDIA – Infine c’è la grossa fetta degli investimenti privati. In questo senso le economie sviluppate sono state le principali destinatarie dei capitali indiani. Nel periodo 2002-2009, l'Europa ha ricevuto più di 30 miliardi di dollari dall'India, assorbendo oltre il 40% del totale. Tra le regioni in via di sviluppo, l'Asia è in crescita quale regione ospitante gli investimenti diretti dell'India (IDE), assorbendone quasi il 30% del totale. L'America Latina e i Caraibi hanno ricevuto, invece, quasi il 4% di tali investimenti tra il 2002 e il 2010, confermando anche sotto questo aspetto di non essere una meta privilegiata. Tuttavia, dalla lista delle importanti aziende indiane che operano in America Latina e nei Caraibi si deduce che significativi investimenti sono stati fatti nella regione nel settore minerario e degli idrocarburi. A differenza della Cina, settori come il tessile, non sono stati un obiettivo di investimento diretto come quelli delle costruzioni e dei servizi di outsourcing. Giganti come la Tata Consultancy Services sono presenti, infatti, in Argentina, Brasile, Cile, Ecuador, Colombia, Messico, Perù e Uruguay. Anche se è ancora all’inizio dunque, l'India sembra intenzionata ad ampliare e diversificare i propri investimenti nel continente latinoamericano in varie tipologie di servizi, soprattutto outsourcing e sviluppo software. UN PARTENARIATO AUSPICABILE – In conclusione, per sviluppare un consolidato flusso commerciale e d’investimento la regione latinoamericana è chiamata in primo luogo ad un sfruttamento più efficiente delle proprie risorse naturali e, dall’altro lato, ad aumentare la produzione industriale e la competitività internazionale dei suoi prodotti. La capacità dei paesi dell’America Latina di reggere all’urto della crisi finanziaria ha senz’altro accesso l’interesse dell’India nella regione, e nello stesso tempo gli attori latinoamericani hanno rafforzato il loro entusiasmo nel considerare l’economia indiana come un futuro partner commerciale. Insieme le due regioni, quella asiatica e latinoamericana, potrebbero con una proficua cooperazione economica superare il deficit che hanno nei confronti dei paesi più sviluppati: riducendo gli alti indici di disuguaglianza sociale e ponendo rimedio ad una seria mancanza di infrastrutture, tecnologia, innovazione e competitività. Alfredo D'Alessandro redazione@ilcaffegeopolitico.net

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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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