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martedì 20 Aprile 2021

L’infanzia rubata dei bambini soldato in Africa

In breve

  • Circa il 40% dei bambini soldati al mondo è attivo in Africa.
  • Nonostante l’esistenza di strumenti di diritto internazionale che vietano il
    reclutamento dei minori, il numero dei bambini soldato in Africa è cresciuto negli
    ultimi due anni.
  • L’escalation di diversi conflitti e la pandemia di Covid-19 mettono in pericolo i
    progressi fatti in alcuni Paesi africani per eradicare il fenomeno.

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In 3 Sorsi Nonostante il fenomeno sia diffuso a livello globale, il continente che registra il numero più alto di bambini soldato è l’Africa, dove migliaia di minori vengono reclutati da gruppi armati ogni anno. 

1. IL CONTINENTE PIÙ COLPITO 

Secondo i dati di Child Soldiers International 240 milioni di minori al mondo vivono in Stati colpiti da conflitti armati, e i bambini soldato sono attivi in almeno 18 Paesi. Circa il 40% di essi si trova nel continente nero, un dato che rende l’Africa l’area più colpita dal fenomeno. Nella regione, infatti, il 50% della popolazione che vive in zone di conflitto o post-conflitto ha meno di 18 anni, e ciò spinge i signori della guerra, incuranti delle Convenzioni di Ginevra, ad arruolare bambini tra le loro fila.
I fattori che fomentano il reclutamento dei bambini sono diversi. Innanzitutto i minori sono più vulnerabili degli adulti, richiedono costi inferiori e spesso accettano più facilmente di correre grandi rischi, avendo una percezione diversa del pericolo. Inoltre il sempre più diffuso uso delle armi automatiche ha reso più semplice l’arruolamento dei minori. Se i più grandi vengono usati come veri e propri soldati, i più piccoli svolgono attività di supporto, come rifornire di munizioni i combattenti, agire da vedette o portare a termine attacchi suicidi. Le ragazze, invece, vengono frequentemente sfruttate come schiave sessuali.
Tra i Paesi africani più interessati dal fenomeno ci sono la Somaliadove nel 2019 sono stati 1.500 i minori arruolati, in gran parte dopo essere stati rapiti dalle milizie di al-Shabab, e la Repubblica Democratica del Congo, dove dal 2008 sono stati reclutati 2.506 minori. Dati preoccupanti vengono registrati anche in Sudan, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan, Mali e Nigeria.

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Fig. 1 – Un’immagine dalla cerimonia per il rilascio di oltre 300 bambini soldato in Sudan del Sud nel 2018

2. UN PASSO AVANTI, DUE INDIETRO

L’ultimo rapporto del Rappresentante Speciale del Segretario Generale ONU per i bambini e i conflitti armati, che copre il periodo da dicembre 2019 a dicembre 2020, ha evidenziato che nel 2019 circa 8mila minori sono stati arruolati in diversi conflitti nel mondo, soprattutto in Africa. Il rapporto però evidenzia anche alcuni progressi nel Continente per far fronte al fenomeno. Nella Repubblica Centrafricana il 15 giugno 2020 è stato adottato il Child Protection Code, una legge che criminalizza il reclutamento e lo sfruttamento dei bambini da parte di gruppi armati. Inoltre in Sud Sudan il 7 febbraio 2020 il Governo ha firmato un piano d’azione che comprende la tutela dei bambini dall’impiego nei conflitti. Un piano importante, poiché appoggiato da tutte le parti firmatarie dell’Accordo di pace del 2018. 
Nonostante questi piccoli passi avanti, siamo ben lontani da veder scomparire il fenomeno. L’escalation di diversi conflitti nel Continente e le drammatiche conseguenze della pandemia di Covid-19 rischiano di danneggiare i progressi verso la tutela dei diritti dei bambini in zone di guerra.

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Fig. 2 – Un bambino soldato del Lord’s Resistance Army a guardia dell’incontro tra Joseph Kony e Riek Machar, vicepresidente del Sudan del Sud, nel 2006

3. UN FENOMENO IN CRESCITA

Il 12 febbraio, in occasione della Giornata internazionale contro l’uso dei bambini soldato, l’Alto Rappresentante UE, Josep Borrell, e la Rappresentante Speciale del Segretario Generale ONU per i bambini e i conflitti armati, Virginia Gamba, hanno rilasciato un comunicato congiunto, richiamando l’attenzione su un fenomeno tragico, ma ancora largamente diffuso a livello globale. Come affermato nel comunicato, nonostante gli sforzi messi in atto a livello internazionale, i bambini continuano a pagare il prezzo più alto dei conflitti nel mondo e a essere reclutati per combattere – e conseguentemente privati dei loro diritti fondamentali. 
Nel comunicato, inoltre, si richiama l’importanza di universalizzare la ratifica del Protocollo Opzionale sul coinvolgimento dei minori nei conflitti armati (OPAC), adottato dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 2000, in base al quale i minori non possono essere arruolati fino al compimento dei 18 anni. Nonostante ad oggi 170 Stati abbiano firmato il Protocollo, la sua piena attuazione è ancora lontana. La sempre maggiore consapevolezza circa la magnitudine del fenomeno dei bambini soldato non basta: servono azioni e impegni concreti per far sì che i minori siano realmente tutelati e che il loro diritto all’infanzia sia garantito anche in contesti di guerra.

Alessia Rossinotti

Demobilize child soldiers in the Central African Republic” by hdptcar is licensed under CC BY-SA

Alessia Rossinotti
Alessia Rossinotti

Classe 1994, da sempre appassionata di politica internazionale e diritti umani, con un particolare focus sul continente africano. Laureata in World Politics and International Relations presso l’Università di Pavia, ho svolto esperienze di tirocinio alla Rappresentanza Permanente d’Italia all’OSCE, e per una ONG che si occupa di pace e conflitti.

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