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    Il presidente delle Maldive, Mohamed Nasheed, il primo eletto in modo democratico, è stato costretto alle dimissioni dalle dure proteste che hanno assediato il palazzo del governo. Il fronte dei rivoltosi è composto da un gruppo eterogeneo di forze d’opposizione, poliziotti, militari e islamici, probabilmente ispirati dall’ex capo di Stato Abdul Gayoom. Il potere è passato nelle mani del vicepresidente Mohamed Waheed, estraneo ai fatti

    LE DIMISSIONI DEL PRESIDENTE – Martedì 7 febbraio, Mohamed Nasheed, Presidente delle Maldive, ha rassegnato le dimissioni dal proprio incarico in seguito alle dure proteste che da settimane attraversano la capitale Malè con il sostegno delle forze di polizia e dell'esercito. Poche ore dopo, il vicepresidente Mohamed Waheed ha giurato quale nuovo capo di Stato dell’arcipelago. Le Isole Maldive sono un Paese di fondamentale importanza strategica per il controllo dell’Oceano Indiano, ma, al contempo, sono in condizioni critiche quanto a tutela delle libertà e dei diritti umani, con imposizioni stringenti dettate dalla costituzione islamica. Tuttavia, il Presidente Nasheed, il primo democraticamente eletto dal 1965, è stato insignito di numerosi premi per il suo impegno nella difesa dell’ambiente (l’Onu lo ha nominato “Champion of the Earth”), è inserito nella lista dei più influenti pensatori del 2010 da “Foreign Policy” e vanta importanti amicizie tra i vertici mondiali.

    STORIA RECENTE – Le proteste che, dalla fine del 2011, stanno attraversando le Maldive hanno profonde radici nella vicenda storica del Paese: esasperare il ruolo, seppur evidente, della componente islamica nell’avvicendamento di vertice non è sufficiente a spiegare gli avvenimenti. Le Isole sono formalmente indipendenti dalla Gran Bretagna dal 1965. Sostituito il sultanato nel 1968, il Paese è stato governato dal Primo Ministro Ibrahim Nasir per altri dieci anni. Nel 1978 salì al potere Maumoon Abdul Gayoom il quale, nonostante tre tentativi di golpe, vinse sei elezioni consecutive, restando in carica fino al 2008 senza che alle opposizioni fossero permessi l’associazione in forma partitica e la libertà di espressione. Dopo le violente proteste del 13 agosto 2004 durante il cosiddetto “Venerdì Nero”, Gayoom acconsentì all’approvazione in Parlamento del diritto di costituire legalmente i partiti. Il primo di essi fu il Partito Democratico delle Maldive, il cui candidato, Mohamed Nasheed, già prigioniero politico, vinse le elezioni del 2008. Tra le altre formazioni, sorsero, nell’area conservatrice, il Partito del Popolo Maldiviano e il Partito Repubblicano, mentre d’ispirazione musulmana furono il Partito Democratico Islamico e il Partito della Giustizia. Il presidente Nasheed si è impegnato in una campagna per difendere le Maldive dalle conseguenze dei cambiamenti climatici, arrivando perfino a convocare una seduta del Consiglio dei Ministri sott’acqua. Al contempo egli ha tentato di limitare il peso della religione nella società e nella politica del proprio Paese: secondo la Costituzione, infatti, non solo l’Islam è religione di Stato e la sharî‘a legge fondamentale alla quale ogni altro provvedimento debba essere conforme, ma, addirittura, non è possibile ottenere la cittadinanza senza essere musulmani, né esercitare pubblicamente un’altra fede, a rischio della pena di morte. Nasheed, inoltre, si è dovuto confrontare sin dall’inizio con il potente cartello delle opposizioni, composto sia dai fedelissimi di Gayoom, che aveva ancora influenza sugli apparati di sicurezza, sia da alcuni dei più importanti imprenditori delle Maldive, insieme con i movimenti islamici anche radicali.

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    LE PROTESTE – Già nel 2010, Nasheed aveva subito contestazioni per l’arresto di un parente di Gayoom implicato in supposti casi di corruzione parlamentare. Dalla fine dell’anno scorso, poi, alcuni gruppi musulmani si erano uniti contro la politica tendenzialmente laica di Nasheed, soprattutto dopo che il Presidente aveva moderatamente accolto la dura critica dell’inviato Onu per i diritti umani contro la fustigazione delle donne accusate di adulterio. Altre problematiche emergevano nel frattempo, ossia l’aumento dei prezzi e il ricorso a misure economiche per il ripianamento del bilancio nazionale, oltre alle trattative con l’India per la gestione dell’aeroporto internazionale delle Maldive, manovra in controtendenza rispetto alla storica politica di equilibrio con gli Stati asiatici dell’Oceano Indiano. A far scattare la scintilla della rivolta è stato l’ordine impartito da Nasheed per l’arresto del Presidente della Corte Penale, al quale si contestava di aver scarcerato senza reali motivazioni un oppositore del governo vicino all’ex presidente. Nasheed, in stato d’assedio, ha comunicato al Paese che le dimissioni fossero ormai inevitabili di fronte alla prospettiva di mantenere il potere con la forza: «la nostra reazione, – ha detto il Capo di Stato, – potrebbe ferire molti cittadini, e io non voglio governare col pugno di ferro».

    PROSPETTIVE: RISCHIO RADICALISMO ISLAMICO? – Gayoom è considerato da molti il costruttore delle Maldive moderne, il Presidente capace di creare il circuito turistico sul quale si basa oggi l’economia dell’arcipelago. Non è escluso che, contando sull’appoggio della popolazione e delle Forze Armate, egli o un suo fedele possa tornare alla guida del Paese con le elezioni del 2013. L’eterogeneo fronte d’opposizione è comunque motivo di preoccupazione, soprattutto per la presenza di gruppi islamici che reclamano con voce sempre più forte il ritorno all’integrità del dettato shariatico, all’applicazione della legge religiosa al di sopra di ogni altra forma di amministrazione secolare. Qualora le loro istanze riuscissero a penetrare nella popolazione – eventualità forse improbabile, ma sicuramente da non sottovalutare – il turismo stesso potrebbe essere messo in dubbio e la politica internazionale maldiviana d’equilibrio potrebbe subire una profonda modificazione.

    Beniamino Franceschini redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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