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    Sri Lanka, il nuovo corso di Sirisena

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    A tre mesi dalla sua sorprendente vittoria elettorale, Maithripala Sirisena sta cercando di imprimere un nuovo corso politico allo Sri Lanka, riavvicinando diplomaticamente il Paese all’India e lanciando un ambizioso programma di riforme interne. Successi e difficoltà del nuovo Presidente cingalese, alla ricerca di una relazione più equilibrata con la Cina e di una riconciliazione permanente con la minoranza Tamil.

    RIAVVICINAMENTO ALL’INDIA – Vittorioso alle elezioni presidenziali dello scorso Gennaio, Maithripala Sirisena sta mantenendo la promessa di imprimere un nuovo corso politico allo Sri Lanka, sia in termini di relazioni internazionali che di riforme interne. A livello diplomatico, il nuovo Presidente cingalese ha infatti riallacciato i rapporti con India, Stati Uniti e Unione Europea, rompendo il clima di tensione provocato dalle politiche autoritarie del suo predecessore Mahinda Rajapaksa. Questo riavvicinamento appare ancora fragile e pieno di difficoltà, soprattutto in relazione all’Unione Europea, che ha rifiutato recentemente di aprire il proprio mercato ittico alle importazioni provenienti dallo Sri Lanka. Tuttavia esso inizia anche ad offrire interessanti prospettive finanziarie e commerciali per il Governo cingalese, preoccupato dall’eccessiva presenza economica cinese a Colombo.

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    Fig. 2 – Maithripala Sirisena col premier indiano Narendra Modi

    Le iniziative diplomatiche di Sirisena hanno avuto soprattutto successo con l’India di Narendra Modi, ansiosa di limitare l’influenza di Pechino nell’Oceano Indiano e di riaffermare la propria influenza politico-economica nei Paesi vicini. L’intesa personale tra i due leader è stata infatti immediata, e nel corso della sua storica visita a Colombo dello scorso Marzo – la prima di un Premier indiano in Sri Lanka dal 1987 – Modi ha promesso ingenti finanziamenti per lo sviluppo dell’economia cingalese e per la ricostruzione delle aree devastate dalla lunga guerra contro le Tigri Tamil, conclusasi brutalmente con la caduta delle ultime roccaforti dei separatisti nel 2009. Il Governo indiano ha anche promesso assistenza a sostegno proprio della riconciliazione tra Governo cingalese e popolazione Tamil, ancora soggetta a un duro regime di occupazione militare nel nord del Paese, e in tal senso Modi è stato protagonista di un’importante visita simbolica nella penisola di Jaffna, dove ha promesso la costruzione di migliaia di nuove case per i profughi della guerra. Da parte sua Sirisena ha già firmato numerosi accordi di cooperazione con l’India sia a livello commerciale che energetico, incluso uno chiave per lo sviluppo di un programma nucleare civile in Sri Lanka.

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    Fig. 3 – La storica visita di Modi a Colombo (13-15 marzo 2015)

    A dispetto di tante belle promesse, però, i rapporti tra i due Paesi restano assai fragili e le continue tensioni sulla pesca di frodo in acque territoriali cingalesi, condotta perlopiù da vascelli provenienti dallo Stato del Tamil Nadu, minaccia di deragliare la nascente intesa indo-cingalese. Solo nelle ultime settimane la Marina di Colombo ha infatti arrestato quasi un centinaio di pescatori indiani nello Stretto di Palk e i colloqui bilaterali a Chennai sulla questione dei diritti di pesca non hanno sinora prodotto alcun risultato tangibile. Anche Modi ha riconosciuto ufficialmente la necessità di risolvere il problema con un compromesso, ma la resistenza delle organizzazioni di pesca del Tamil Nadu – che rifiutano di riconoscere i confini marittimi tra i due Paesi – si sta rivelando un forte ostacolo alla normalizzazione dei rapporti diplomatici con Colombo. Inoltre, anche lo status ambiguo della piccola isola di Katchatheevu, ceduta dall’India allo Sri Lanka nel 1974, alimenta ulteriori tensioni tra le due nazioni: molti politici Tamil in India non riconoscono infatti la cessione dell’isola a Colombo e lamentano anche la presenza di un grande santuario cattolico su di essa, vista quasi come un insulto alla tradizionale fede induista della regione.

    IL NODO CINA – Se i rapporti con l’India faticano quindi a decollare, quelli con la Cina alternano professioni di amicizia e momenti di tensione, confermando un significativo cambio di registro rispetto alla presidenza filo-cinese di Rajapaksa. Parte della campagna elettorale di Sirisena si era infatti basata su una critica implicita, ma sostenuta alla crescente presenza economica della Cina in Sri Lanka, vista da molti cingalesi come foriera di corruzione governativa e irrispettosa delle necessità della popolazione locale. In virtù di ciò, molti analisti internazionali hanno visto l’elezione di Sirisena come un sostanziale rifiuto del precedente orientamento favorevole di Colombo verso Pechino, attendendosi una drammatica rottura diplomatica tra i due Paesi. Da un certo punto di vista, le loro aspettative non sono andate deluse: il Governo cingalese ha infatti bloccato il faraonico progetto di ammodernamento del porto di Colombo, fiore all’occhiello della precedente intesa personale tra Rajapaksa e Xi Jingpin, ed ha avviato un sostanziale processo di revisione dell’iniziativa stessa sulla base di accuse di corruzione e di uso non autorizzato di territorio pubblico. Tale drastica decisione, accompagnata dal contemporaneo riavvicinamento di Sirisena all’India, ha provocato subito parecchio nervosismo in Cina, dove la visita di Modi a Colombo è stata spesso commentata in termini rabbiosi e poco amichevoli.

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    Fig. 4 – Incontro tra Sirisena e Xi Jingpin a Pechino (26 marzo 2015)

    In realtà, la tanto attesa (o temuta) rottura tra i due Paesi non c’è stata, anche se il Governo cinese dovrà certamente cambiare la sua strategia di penetrazione economica in Sri Lanka, tenendo in considerazione i principi di “democrazia, buona governance e trasparenza” espressi dal Ministro degli Esteri cingalese Mangala Samaraweera durante una recente visita a Pechino. Quello a cui Sirisena punta è infatti un rapporto più equilibrato con la Cina, che contribuisca realmente allo sviluppo economico cingalese e alla riconciliazione dei Tamil con Colombo. Inoltre, il nuovo Governo cingalese vuole rinegoziare la propria relazione finanziaria con Pechino, in modo da evitare una pericolosa dipendenza sul lungo periodo. Da qui la decisione di adottare un approccio amichevole, ma fermo verso la Cina, promettendo un clima favorevole agli investimenti cinesi in cambio del rispetto di alcune forme elementari di sovranità nazionale e trasparenza decisionale.

    Per il Governo di Pechino si tratta indubbiamente di una situazione imbarazzante, vista l’abitudine ad avere sempre via libera alle proprie iniziative economiche da parte di Governi autoritari come quello di Rajapaksa. Tuttavia Xi Jingpin sembra intenzionato a far buon viso a cattivo gioco, e nel corso del suo primo incontro con Sirisena a fine Marzo ha promesso di rispettare l’indipendenza e la sovranità dello Sri Lanka in ambito economico, sostenendo lo sviluppo di nuove e più eque infrastrutture nel Paese. Xi ha anche definito la partnership economica con Colombo come una “win-win situation”, piena di mutui benefici per entrambi i Paesi, e ha persino suggerito l’idea di un vertice a tre con New Delhi e Colombo sulla sicurezza marittima nell’Oceano Indiano. Da parte sua Sirisena ha promesso il rispetto dei precedenti accordi economici e militari firmati da Rajapaksa e ha anche dichiarato il suo pieno sostegno al grande progetto della Via della Seta Marittima promosso da Pechino nell’Oceano Indiano. Sulla spinosa questione del porto di Colombo, il Presidente cingalese ha poi affermato che non verrà presa nessuna decisione vincolante sul futuro dell’iniziativa senza previa consultazione con Pechino. Insomma, tutte solenni dichiarazioni di buona volontà, che solo il tempo potrà confermare o smentire. Definita spesso come “un’amicizia per tutte le stagioni”, la relazione tra Sri Lanka e Cina entra dunque in una nuova e difficile fase, che potrebbe modificare permanentemente gli equilibri di potere nell’Oceano Indiano.

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    Fig. 5 – Membri della minoranza Tamil votano alle elezioni presidenziali del gennaio 2015

    RIFORME INTERNE – Al di là delle questioni internazionali, Sirisena deve anche affrontare una fitta agenda di politica interna, incentrata soprattutto sulla vitale riconciliazione con la minoranza Tamil nel nord del Paese. Già iniziato da Rajapaksa a livello militare, con il reinserimento di centinaia di ex guerriglieri Tamil nelle Forze armate cingalesi, tale processo si preannuncia estremamente delicato e difficile, anche per via della gravosa questione dei crimini di guerra compiuti dalle forze governative nelle ultime fasi del conflitto. Inoltre, Partiti nazionalisti cingalesi come il Jathika Hela Urumaya (JHU) temono una possibile ascesa elettorale dei gruppi moderati Tamil, riuniti al momento nella Tamil National Alliance (TNA) e si oppongono quindi con forza ad ogni loro pieno reintegro nella vita politica nazionale. A dispetto di tali resistenze, Sirisena ha comunque avviato un vasto programma di restituzione delle terre occupate dai militari durante il conflitto, soprattutto nella penisola di Jaffna, e ha anche accelerato la transizione verso un’amministrazione civile delle ex roccaforti del separatismo Tamil, controllate con pugno di ferro dall’Esercito sin dal 2009. Viene anche dato grande supporto all’attività di organizzazioni non governative e gruppi della società civile per la riapertura di un dialogo sociale e culturale tra Tamil e cingalesi, volto ad una definitiva pacificazione delle regioni settentrionali.

    Altro punto chiave per Sirisena sono le riforme costituzionali, che mirano a rafforzare la posizione del Parlamento contro possibili derive autoritarie dell’Esecutivo. Un nuovo emendamento alla Costituzione, che limita alcuni poteri del Presidente, dovrebbe proprio essere discusso dai deputati cingalesi nei prossimi giorni, in una delle loro ultime riunioni ufficiali prima di probabili elezioni parlamentari a Maggio. Saranno queste elezioni a decidere in parte il futuro del nuovo corso di Sirisena, rafforzando o indebolendo il consenso interno all’operato del Presidente.

    [box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Un chicco in più

    Sirisena e Xi Jingpin si sono incontrati a margine del Boao Forum for Asia, conferenza annuale promossa dall’omonima organizzazione internazionale con sede a Pechino. I principali temi di discussione al Forum sono le dinamiche politiche e lo sviluppo economico del continente asiatico. All’edizione di quest’anno hanno partecipato leader e rappresentanti di 16 Paesi, inclusi Qatar, Armenia e Nepal. [/box]

     

    Simone Pelizza
    Simone Pelizzahttp://independent.academia.edu/simonepelizza

    Piemontese doc, mi sono laureato in Storia all’Università Cattolica di Milano e ho poi proseguito gli studi in Gran Bretagna. Dal 2014 faccio parte de Il Caffè Geopolitico dove mi occupo principalmente di Asia e Russia, aree al centro dei miei interessi da diversi anni.
    Nel tempo libero leggo, bevo caffè (ovviamente) e faccio lunghe passeggiate. Sogno di andare in Giappone e spero di realizzare presto tale proposito. Nel frattempo ho avuto modo di conoscere e apprezzare la Cina, che ho visitato recentemente per lavoro.

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