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lunedì 3 Agosto 2020
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    Speciale COVID-19

    La Turchia al voto

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi – Ha vinto di nuovo Erdoğan e l’AKP, ma il Presidente perde la maggioranza assoluta e per la prima volta nella storia entra in Parlamento la formazione filo-curda dell’Hdp, il partito democratico del popolo turco. In 3 sorsi, l’attuale clima politico dopo i risultati definitivi.

    1. LE ELEZIONI E I RISULTATI – Domenica 7 giugno si sono svolte in 81 province della Turchia le elezioni per eleggere i 550 membri del Parlamento unicamerale, in quelle che erano state considerate una sorta di “referendum” sul Presidente Erdoğan e sul suo partito, l’AKP. Proprio l’AKP, il Partito per la Giustizia e lo sviluppo al potere dal 2002, ha sì ottenuto la sua quarta affermazione consecutiva, ma ha anche perso per la prima volta dopo 13 anni la maggioranza assoluta in Parlamento. Duro colpo per Erdoğan, che puntava (da tempo, in realtà) ad un consenso massiccio, in modo da porre le basi per il suo desiderio – mai nascosto – di creare una repubblica presidenziale ed accentrare così buona parte dei poteri sulla sua persona.

    L’AKP ha comunque raggiunto il 41% dei consensi e ottenuto 257 seggi in Parlamento, seguito dal Partito Repubblicano del Popolo (Chp) di Kemal Kılıçdaroğlu , che sarà rappresentato da 132 membri, e dai nazionalisti kemalisti di Bahçeli (Mhp), fermatisi al 16% dei consensi. Tuttavia la vera sorpresa, non solo per Erdoğan (negativa, in tal caso) è il risultato ottenuto dal partito di sinistra filo-curdo dell’Hdp, capeggiato da Selahattin Demirtas, che ha raggiunto il 13% dei voti. I filo-curdi entrano così per la prima volta in Parlamento, rimescolando gli equilibri di potere attuali e disegnando un futuro politico prossimo alquanto incerto.

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    Fig. 1 –  Il leader del partito filo-curdo Hdp, Selahattin Demirtas

    2. LE REAZIONI AL VOTO – Come già sottolineato, i curdi rappresentano senza ombra di dubbio la grossa novità di queste elezioni, considerando che le previsioni della vigilia parlavano di un consenso per l’Hdp che oscillava tra il 9,5% e l’11%. Ben diverso è stato il risultato ottenuto e festeggiato dal leader Demirtas che ha parlato di “vittoria per gli oppressi” e di “fine delle discussioni intorno al sistema presidenziale voluto da Erdoğan”, evidenziando il risultato eccezionale del suo partito. Il Primo Ministro Ahmet Davutoglu, esponente esso stesso dell’AKP, ha commentato il risultato elettorale cercando di infondere sicurezza ai cittadini e agli elettori del suo partito, dichiarando al tempo stesso e in maniera forse poco convinta che la decisione della nazione è “la migliore decisione”. In tutto ciò, c’è chi ricorda al Premier che in campagna elettorale aveva promesso le proprie dimissioni nel caso in cui l’AKP non avesse raggiunto la maggioranza assoluta. Cosa che al momento, nonostante il risultato uscito dalle urne, pare piuttosto improbabile. I nazionalisti dell’Mhp, invece, tramite il numero due del partito Oktay Vural, si sono dichiarati piuttosto soddisfatti, pur non sbilanciandosi ancora su quello che potrà accadere.

    3. SCENARI PER L’IMMEDIATO FUTURO – Alla luce di quanto detto, gli scenari possibili al momento paiono essere due, o forse tre. Il primo è che Erdoğan tenti di formare un Governo di coalizione alleandosi con l’Mhp, ipotesi per adesso un po’ vaga, considerando soprattutto che prima delle elezioni tutti e tre gli altri partiti opposti all’AKP avevano dichiarato che non si sarebbero alleati con il partito del Presidente. Tuttavia, in politica, si sa, cambia tutto molto velocemente e spesso le dichiarazioni lasciano il tempo che trovano, solitamente molto breve. L’altra ipotesi è che il Presidente turco formi comunque un governo di minoranza dell’AKP guidato da Davutoglu, in attesa di indire più avanti nuove elezioni, cosa che per legge può decidere lo stesso Presidente secondo le modalità e le tempistiche che ritiene più opportune. In tutto ciò i nazionalisti, l’Hdp e il Chp potrebbero tentare di coalizzarsi e trovare un’intesa, cercando in qualche modo di ostacolare e rendere la vita più difficile a Erdoğan, perlomeno fino al nuovo voto.

    Matteo Viola

    [box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Un chicco in più

    Qui di seguito un link a fonti ufficiali per consultare i risultati delle elezioni:

    http://www.aa.com.tr/en/corporate-news/534170–polls-coverage-proves-aa-most-preferred-news-provider [/box]

    Foto: Council of Europe

    Matteo Viola
    Matteo Viola
    Nasco e cresco a Montefiascone, cittadina sulle colline dell’alto Lazio, per poi trasferirmi per motivi di studio a Roma, dove vivo ormai da dieci anni. Una laurea triennale in scienze politiche e una specialistica in relazioni internazionali conseguita nel 2013, con una tesi sul ruolo delle ONG e della società civile durante le ultime nordafricane del 2011, delineano il mio interesse per la geopolitica e per il mondo delle relazioni internazionali.
    Tornato da poco a Roma dopo un’esperienza di cooperazione in Kosovo di dieci mesi, collaboro con diversi siti di informazione di politica internazionale e nutro un particolare interesse per tutto ciò che riguarda il Medio Oriente.
    In tutto ciò, morbosamente appassionato di basket made in USA, di fotografia e di reportage.

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