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venerdì 7 Maggio 2021

L’omicidio Khashoggi: Riyadh (s)velata

In breve

  • Sulla morte del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi nell'ottobre 2018 non era stata fatta ancora chiarezza.
  • Il Presidente americano Biden con l'inizio del suo mandato ha deciso di rendere noto il report secretato dell'intelligence americana, nel quale appare chiara la complicità del Principe saudita MBS nel crimine commesso.
  • Nonostante questo l'Amministrazione Biden non ha ritenuto opportuno prendere provvedimenti, data l'importanza delle relazioni tra i due Paesi.

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In 3 sorsi – Come prevedibile, la desecretizzazione del documento della CIA da parte del Presidente Biden ha confermato le ipotesi più macabre sul’omicidio del giornalista del Washington Post. Il principe MBS, individuato come mandante, si trova ad affrontare una crescente onda di critiche a livello internazionale.

1. IL DISSIDENTE E L’ANTEFATTO

A distanza di più di due anni dall’uccisione di Jamal Khashoggi, l’Amministrazione Biden ha deciso di fare chiarezza sull’accaduto.
Ma chi era Jamal Khashoggi?
Il giornalista Jamal Khashoggi era, oltre che autore per il Washington Post, anche l’editore di una rivista saudita progressista. Il dissidente era stato condannato per le sue critiche nei suoi articoli del Washington Post verso il Principe ereditario Mohammed Bin Salman e il suo autoritarismo. Khashoggi era in procinto di sposarsi con la compagna turca e per completare le pratiche legali necessitava di alcuni documenti dal Governo saudita. Per questo motivo il giornalista si era presentato al Consolato di Istanbul per richiederli e poi recapitarli in una seconda occasione. In quest’ultima circostanza, ignaro di quello che lo aspettava, nell’ottobre del 2018 il giornalista venne accompagnato fino all’ingresso del Consolato dalla sua fidanzata e una volta entrato non ne è più uscito. La sua esecuzione e il tentato camuffamento nel Consolato turco rappresentano una delle pagine più buie della repressione delle critiche al Principe erede al trono. Politici di tutto il mondo e Organizzazioni internazionali hanno condannato il modo con il quale Bin Salman liquida ogni forma di opposizione al suo operato politico ed economico.

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Fig. 1 – Manifestanti di Reporters Without Borders riuniti nei pressi dell’ambasciata saudita a Berlino, durante il secondo anniversario della morte del giornalista Jamal Khashoggi

IL MONITO…

L’atteggiamento del Presidente Biden verso la questione è stato molto diverso dal suo predecessore, anche se di fatto non ha avuto alcun risvolto pratico. Sin dall’inizio del suo mandato il Presidente Trump aveva mostrato il grande interesse nel coltivare i rapporti con l’Arabia Saudita, scegliendo il Paese come sua prima meta ufficiale e come partner privilegiato nella regione. Il Presidente Biden, invece, ha voluto mandare un messaggio altrettanto chiaro, ma in direzione opposta, ovvero ha desecretato un dossier dell’intelligence americana nel quale viene individuato Mohammed Bin Salman come mandante dell’operazione, oltre alla sua centralità nell’approvarla. Il report tuttavia non è stato seguito da nessuna sanzione nei confronti del Principe, facendo intendere l’intenzione di non compromettere i rapporti bilaterali con il Regno saudita. Infatti Biden ha deciso di perseguire una linea pragmatica e di voltare la testa mentre gli alleati autocratici dell’America commettono crimini nei loro paesi e all’estero.

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Fig. 2 – Un’immagine del Principe Mohammed Bin Salman con le mani insanguinate, Ambasciata saudita a Washington, ottobre 2018

…E LO SCHIAFFO DI JOE?

Nonostante la pubblicazione del dossier il Presidente Biden non ha voluto prendere misure più concrete per sanzionare il comportamento del Principe saudita, nonostante diplomatici sauditi siano arrivati a minacciare il capo delle indagini dell’ONU sull’omicidio Khashoggi, la francese Agnès Callamard. La decisione americana è stata giustificata dal fatto che una sanzione avrebbe potuto creare un precedente pericoloso per le Amministrazioni future, ma la causa reale è dovuta all’importanza del Regno saudita per il perseguimento degli obiettivi americani nella regione. Gli Stati Uniti infatti devono giostrarsi e mantenere un precario equilibrio nel condannare scelte scellerate come l’uccisione di un giornalista del Washington Post e rassicurare i partner regionali dell’impegno americano per la sicurezza e la stabilità in Medio Oriente. Una dura condanna potrebbe infatti spingere le Monarchie del Golfo, in primis l’Arabia Saudita, tra le braccia di altre potenze come Russia e Cina.
La morte del giornalista è dunque rimasta impunita, nonostante la volontà di Biden di mostrare al mondo la verità sull’accaduto. “Too big to punish”, scrive il Guardian, evidenziando come le relazioni tra i due Paesi sono più importanti di un crimine il cui mandante è proprio il Principe saudita. E quindi, molto rumore per nulla.

Augusto Sisani

Immagine di copertina:”29/06/2019 Bilateral Arábia Saudita” by Palácio do Planalto is licensed under CC BY

Augusto Sisani

Nato ad Assisi nel 1996 da padre italiano e madre neozelandese, sono cresciuto a Perugia e mi sono laureato attraverso un programma di doppia laurea magistrale in Relazioni Internazionali  presso la LUISS Guido Carli e Université Libre de Bruxelles. Durante i miei soggiorni accademici all’estero negli Stati Uniti, Regno Unito e Belgio ho maturato un forte interesse per il Medio Oriente e Nord Africa, con particolare attenzione per la Penisola Arabica e la storia moderna dell’Iran. In aggiunta, sono appassionato del ruolo della NATO nella sicurezza internazionale, avendo participato al ‘International Model NATO 2020’ a Washington D.C.

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