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    Un Caffè americano – Alla Convention Democratica del 4-6 settembre 2012, il motto della campagna di Barack Obama “Forward” (“Avanti”) suonava come un debole grido di speranza, al confronto del deciso motto della campagna 2008, “Change” (“Cambiamento”). Del resto, in quasi quattro anni di governo, i cambiamenti attuati da Obama sul piano della politica economica e sociale potrebbero apparire molto inferiori alle promesse, ma vanno analizzati alla luce delle condizioni economiche di partenza e delle relazioni tra Presidenza a Congresso

     

    BENE O MALE? – I sondaggi elettorali su base nazionale hanno indicato per mesi un lieve vantaggio di Obama sull’avversario repubblicano Mitt Romney, in calo solo dopo il primo dibattito presidenziale della settimana scorsa. Questi numeri sembrano rispecchiare il trend degli ultimi quattro anni, caratterizzato da un’economia in ripresa anche se stentata e livelli di disoccupazione elevati ma passati dal 10% nel 2009 a meno dell’8% oggi grazie ad un’ offerta di posti di lavoro in continua crescita, come spiegano ricercatori di Brookings Institution ed il premio nobel per l’economia Paul Krugman. Considerando che di norma condizioni economiche simili muovono le preferenze degli elettori dal presidente uscente allo sfidante, i sondaggi sembrano suggerire che, di contro, a un mese dalle elezioni la maggioranza degli americani pensa che le politiche di Obama abbiano mitigato gli effetti e l’evoluzione della recessione in cui il Presidente si è trovato a inizio mandato nel 2009, ed è disposta a concedergli altri quattro anni per riportare il paese ai livelli precedenti alla crisi economica del 2008. Senza contare che la responsabilità per la mancata attuazione di diverse riforme proposte è anche da attribuire all’ostruzionismo del Congresso, tornato a maggioranza repubblicana nel 2010, come nel caso della crisi per l’innalzamento del tetto del debito pubblico nell’agosto del 2011, che ha rischiato di bloccare l’erogazione di molti servizi federali, quali pensioni, assistenza sanitaria, stipendi militari. Ma quali sono gli impegni elettorali di carattere interno che Obama ha mantenuto dal 2008 a oggi e cosa, invece, gli contestano i critici e gli elettori insoddisfatti? Un’analisi dell’”Obameter”, la sezione dedicata a Obama sul sito politifact.com, che verifica puntualmente la veridicità delle affermazioni e delle promesse dei politici americani, aiuta a ricostruire i principali successi e insuccessi del Presidente uscente.

     

    SANITÀ – Cominciamo con la riforma sanitaria, fiore all’occhiello della campagna elettorale 2008. L’“Affordable Care Act”, approvato nel marzo 2010 dopo un anno di lotte, ha esteso la possibilità di copertura medica a più 30 milioni di americani, sia attraverso il programma federale “Medicaid” (la “mutua” americana che però copre solamente gli indigenti e i disabili), sia attraverso sussidi che permettono alle fasce di reddito più deboli di acquistare un’assicurazione privata. Uno dei punti di forza della riforma sanitaria è che le assicurazioni non possono più negare una polizza sanitaria quando vi siano condizioni mediche preesistenti. La legge sanitaria, che prevede una spesa di circa 938 miliardi di dollari in dieci anni, è stata da subito avversata dai Repubblicani, che l’hanno portata di fronte alla Corte Suprema. Nel giugno 2012, la Corte Suprema ha stabilito che l’obbligo di copertura assicurativa individuale non è incostituzionale, respingendo così la principale eccezione dei Repubblicani. Tuttavia, i giudici della Corte hanno largamente ridimensionato l’espansione del programma Medicaid, dichiarando che i singoli stati possono decidere di non estendere la loro copertura, senza incorrere nelle sanzioni previste dalla riforma sanitaria. Questa decisione potrebbe privare della copertura sanitaria diversi milioni di americani. Un altro problema che ha limitato l’efficacia della riforma sanitaria è la mancanza di piattaforme di scambio online dove i singoli cittadini possano acquistare l’assicurazione che fa al caso loro. La legge prevede che tali mercati siano creati dai singoli stati entro il gennaio 2014, ma a oggi solo tredici stati e il District of Columbia hanno ottemperato. Alcuni degli stati Repubblicani (Alaska, Florida, Louisiana, Maine, South Carolina e Texas) si rifiutano categoricamente, mentre altri sono ancora in fase esplorativa.

     

    ECONOMIA E FINANZA – In ambito economico, il principale insuccesso è probabilmente l’”Home Affordable Modification Program”, il piano che doveva aiutare gli americani a mantenere le proprie abitazioni, minacciate dalle crisi dei mutui. Lanciato nel febbraio 2009 per permettere ai proprietari di rinegoziare i vecchi mutui a condizioni più in linea con il mercato immobiliare, il programma doveva utilizzare parte dei fondi della TARP, la norma approvata da Bush nell’ottobre 2008 per salvare il sistema finanziario americano dal tracollo. Il resto della TARP doveva invece servire a iniettare liquidità alle banche, affinché queste riprendessero a erogare prestiti. Purtroppo, a detta di Neil Barofsky, l’ispettore generale della TARP che nel marzo 2011 ha espresso la sua frustrazione in un articolo sul New York Times, solo 540.000 mutui hanno beneficiato delle modifiche, mentre altri 800.000 sono stati cancellati o andati insoluti. Come se ciò non bastasse, il sistema dei mutui non è stato riformato nella sua essenza e questo mette l’economia a rischio di nuove possibili crisi finanziarie.

     

    OCCUPY – Il movimento “Occupy Wall Street”, cui Obama ha più volte espresso la sua solidarietà, incarna l’insoddisfazione della gente comune nei confronti di una politica economica che protegge gli interessi del mondo finanziario, anche quando questo tiene comportamenti palesemente opportunistici, se non addirittura immorali. Neanche la riforma di Wall Street, approvata nel 2010 con l’intento di portare maggiore trasparenza nelle transazioni finanziarie e di tutelare i consumatori da prestiti predatori, sembra aver raggiunto i risultati sperati. Ad esempio, dopo enormi resistenze e proteste del mondo finanziario, l’entrata in vigore della “Volcker Rule”, che vieta alle banche di utilizzare i soldi dei depositi per fare investimenti speculativi, è stata procrastinata al 2014.

     

    (I. continua – Leggi qui la seconda parte)

    Esther Leibel

    Redazione
    Redazionehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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