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    Dopo l’elezione del nuovo Presidente, Hassan Sheikh Mohamud, e la riconquista di Chisimaio, la Somalia sta tentando di ricostruire un percorso verso la normalità. Tuttavia, al-Shabaab non è stata del tutto sconfitta, poiché i suoi miliziani si sono rifugiati tra Etiopia e Kenya per riorganizzarsi, mentre in Somalia restano bande di islamisti e, probabilmente, l’emiro del gruppo, Abu Zubeyr, collegato ad al-Qaida. Il rischio è che la diaspora di al-Shabaab possa favorire la creazione di un corridoio dell’islamismo combattente dalla penisola araba fino al Sahel occidentale

     

    LA CADUTA DI CHISIMAIO – Il 28 settembre scorso, le truppe della coalizione a sostegno del Governo di Mogadiscio, composta da Kenya e AMISOM, sono riuscite a espugnare l’ultima roccaforte degli islamisti in Somalia, ossia Chisimaio. I combattenti di al-Shabaab avevano il saldo controllo della città portuale, cosicché i vertici militari di Nairobi hanno preferito non attaccare direttamente via terra, se non dopo alcune ore di intenso bombardamento aeronavale. Ai miliziani è stata interdetta ogni via di fuga, a eccezione di un corridoio controllato verso le zone rurali a nord-ovest. L’obiettivo dell’alleanza a favore di Mogadiscio, infatti, era dirigere gli uomini di al-Shabaab verso regioni più impervie a ridosso di Etiopia e Kenya, laddove per loro sarebbe stato più difficile riparare, considerate la scarsità di risorse dell’area e la tradizionale ostilità che la popolazione periferica somala ha sempre mostrato nei confronti delle formazioni combattenti islamiche.

     

    PROGETTI DI RIORGANIZZAZIONE – Tuttavia, la conquista di Chisimaio non ha condotto alla sconfitta di al-Shabaab, poiché il gruppo, scisso in varie componenti minori, sta comunque riorganizzando le proprie energie sia all’interno, sia all’esterno dei confini della Somalia. Non è dato ancora sapere se il nome e la struttura del movimento saranno mantenuti, ma è evidente che i suoi miliziani stiano ricostruendo alcune cellule attive e operando per mantenere e rafforzare i collegamenti con altre organizzazioni terroristiche e gruppi di potere. Parte dei membri di al-Shabaab fuggiti da Chisimaio – definiti dai vertici del gruppo «in ritirata tattica» – ha superato la frontiera, stabilendosi nell’Ogaden, regione etiope a maggioranza somala, e nelle zone settentrionali del Kenya, come dimostrerebbero il grave attentato a Nairobi in novembre e le segnalazioni di convogli in movimento nelle aree su indicate. Abu Zubeyr, formalmente emiro di al-Shabaab e uomo fondamentale per l’alleanza con al-Qaida resa nota nel febbraio 2012, non è ancora stato individuato, mentre vicino alla città meridionale di Merca sarebbero nascosti Dahir Aweys – alla guida di Hizbul Islam, formazione sorta per scissione a settembre– e Abu Mansur “Robow”, noti esponenti dell’islamismo radicale somalo.

     

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    AL-SHABAAB E AL-QAIDA – Nonostante i numerosi tentativi da parte di Stati Uniti ed Etiopia, tra il 2008 e il 2012 non sono mai emerse prove lampanti dei legami tra al-Shabaab e al-Qaida. Questo nonostante la formazione somala abbia provato a inserirsi nella rete del terrorismo jihadista internazionale, soprattutto sotto la guida dell’emiro al-Afghani (2010-2011). Probabilmente, fu lo stesso bin Laden a proibire l’unione, non fidandosi né dell’emiro, né di Abu Zubeyr, che già aveva guidato al-Shabaab fino al 2010. Al-Afghani, infatti, riteneva che le esperienze dell’Afghanistan e dell’Iraq potessero essere importate in Somalia, al punto che la sua fazione era composta di reduci del jihad e da stranieri che mal si integravano nel Corno d’Africa, tradizionalmente ostile all’imposizione di capi dall’estero. Abu Zubeyr, invece, propendeva per una soluzione somala, senza l’internazionalizzazione del conflitto contro gli oppressori etiopi, kenioti e dell’AMISOM, ma cambiò idea quando scoprì che Robow e Aweys stessero dialogando con il Governo di Mogadiscio. Dopo la morte di Osama bin Laden e di Fazul Abdullah Mohamed, suo uomo forte in Africa orientale, Abu Zubeyr, convintosi della necessità di inserire al-Shabaab nel movimento jihadista mondiale, formalizzò con al-Zawahiri l’ingresso in al-Qaida.

     

    IL RISCHIO DEL CORRIDOIO RADICALE IN AFRICA – L’alleanza avrebbe dovuto condurre a un’unità d’intenti con i grandi gruppi islamisti combattenti africani, ossia al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM) e Boko Haram. In effetti, nonostante l’alleanza non si sia concretata del tutto a causa della diffidenza delle altre formazioni nei confronti di al-Shabaab (prossima al collasso), ci sono due aspetti da considerare. Il primo è che sono stati provati casi di miliziani nigeriani addestrati in Somalia, sebbene per lungo periodo molti analisti abbiano teso a minimizzare il fenomeno. Il secondo è il rischio che si crei un allarmante corridoio dallo Yemen al Sahel occidentale – passando per la Nigeria – che fratturi l’Africa destabilizzandone le regioni centrali e nord-occidentali, ossia aree nelle quali le ingenti risorse naturali e il vuoto di potere favorirebbero l’insediamento di gruppi radicali. In questo senso, la Somalia, ancora da pacificare e comprendente zone in mano a bande islamiste, diverrebbe un’ottima testa di ponte verso il resto del continente. Il tutto mentre la diaspora di al-Shabaab potrebbe condurre a quell’internazionalizzazione del jihadismo somalo mai del tutto ottenuta in precedenza, sia per una precisa volontà dei suoi esponenti, sia per l’assenza di una reale sponda.

     

    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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