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    Il primo Stato dell’Unione di Trump

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    Puoi leggerlo in 1 min.

    RistrettoDonald Trump ha fatto il suo primo discorso sullo Stato dell’Unione del mandato. Come era prevedibile, il tono è stato presidenziale, attenendosi al testo, o alle linee guida preparategli, senza divagare come spesso gli succede quando va a braccio

    Il discorso sì è concentrato prevalentemente nella politica interna dando seguito a quel motto “America First” presente sin dalla sua campagna elettorale. La politica estera e il ruolo degli USA nel mondo non sono stati punti cardine del discorso. Tra i dossier presenti, la Corea del Nord, le armi nucleari e il mantenimento della prigione di Guantanamo.
    Il Presidente ha accennato alla sua intenzione di cercare accordi bipartisan con i democratici, una mossa spinta dal fattore elezioni di midterm che al momento prevedono una sconfitta dei repubblicani alla Camera. Trump sa bene quanto è stato difficile far passare i suoi due maggiori successi (riforma fiscale e nomina di Gorsuch alla Corte Suprema) con un Congresso a favore. Figurarsi con un ramo del Parlamento contro. Altro aspetto del discorso è stato l’elencare i risultati ottenuti dalla sua amministrazione in questo primo anno, spesso però esagerandoli (“the biggest tax reform ever” – non è vero, secondo il Dipartimento del Tesoro, quella di Reagan del 1981 è stata maggiore ad esempio). Tra le poche azioni programmatiche presenti nel discorso, c’è stato il nuovo piano infrastrutturale. Una curiosità: Trump ha evitato accuratamente di parlare di Russia. La parola è stata citata una volta soltanto.
     
    Emiliano Battisti

    Foto di copertina di ArturoYee Licenza: Attribution License

    Emiliano Battisti
    Emiliano Battisti

    Consulente per un’azienda spaziale, sono Segretario Generale e responsabile del coordinamento dei Social Media, del desk Nord America e del desk spaziale. Ho pubblicato il libro Storie Spaziali, edito da Paesi Edizioni.

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