utenti ip tracking
giovedì 26 Novembre 2020
More

    Speciale COVID-19

    Che cosa succede in Portogallo?

    In 3 sorsi - Tra aumento dei casi di Covid-19, elezioni...

    Covid e tribù dominano le elezioni in Giordania

    In 3 sorsi - Le elezioni parlamentari in Giordania non hanno...

    Il rapporto franco-tedesco a seguito della pandemia

    In 3 sorsi - A seguito della pandemia la Germania sta...

    Stop al virus della disinformazione

    La pandemia ha offerto nuove opportunità ai gruppi criminali? Decisamente tante,...

    Croazia: la ventottesima stella è arrivata

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 5 min.

    Concludendo un percorso iniziato esattamente dodici anni fa, dal 1° luglio la Croazia è Stato membro dell’Unione Europea, anche se alcuni osservatori fanno presente che, nonostante le vicende di un secolo di guerre, essendo stata la Croazia parte dell’impero austriaco, fosse già da considerarsi Europa a tutti gli effetti. Inevitabile, dopo un lasso di tempo così lungo, trarre conclusioni o anticipare previsioni, se non altro per il semplice motivo che Croazia ed Europa non sono più le stesse di dodici anni fa: non è solo la Croazia in grave affanno per la crisi economica e finanziaria, ma la stessa Unione è alla ricerca di soluzioni che comprendano tutti i ventotto Stati.

     

    TAPPE E OSTACOLI – A parte le consuete riforme sociali ed economiche preliminarmente chieste dall’Unione Europea in vari settori, la Croazia ha dovuto affrontare anche difficoltà di altra natura. Un primo gruppo, legato al recente decennio balcanico, si collega all’azione svolta dal Tribunale penale internazionale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia che ha sede all’Aja. La Croazia ha collaborato con il Tribunale internazionale attraverso arresti ed estradizioni ed ha processato e condannato per crimini di guerra propri concittadini, anche se talvolta con sentenze giudicate miti o assoluzioni.

    Inoltre, anche se ufficialmente non sono mai state richieste “epurazioni”, la necessità di un ricambio generazionale nella classe dirigente era auspicata soprattutto nell’esercito e nella polizia. Il nazionalismo croato – tradizionalmente molto forte – non ha mancato pertanto di trarne argomenti per alimentare la ”euro-xenofobia” e ostacolare sovente con manifestazioni di piazza l’azione di governo.

    Altro gruppo di ostacoli veniva invece dalla vicina Slovenia, ex repubblica jugoslava consorella e già all’interno dell’UE, tenace nella difesa della propria posizione e che aveva sollevato numerose questioni: in primo luogo confinarie e di mare territoriale o riguardanti più semplicemente i conti correnti sloveni in Croazia. Solo all’inizio di aprile (e dunque appena tre mesi fa) il parlamento sloveno ha infine votato a favore del protocollo di adesione croato all’UE e dichiarato chiuso ogni contenzioso. Per l’ingresso nell’UE si è trattato dell’ultimo ostacolo rimosso, in quanto è condizione obbligatoria per l’adesione l’assenza di qualunque contenzioso con Stati membri.

     

    LA SITUAZIONE INTERNA CROATA – A parte la comprensibile soddisfazione del Governo croato durante i festeggiamenti del 30 giugno a Zagabria, la situazione interna è molto difficile, soprattutto sotto il profilo economico. La sensazione di molti osservatori è che perduri anche un clima di euro-scetticismo, dimostrato ad esempio dalla scarsa affluenza alle urne in occasione delle recenti elezioni per designare i rappresentanti croati al Parlamento europeo. Il dato in sé sembra però destinato a restare ambiguo in quanto – più o meno in tutti i Paesi dell’area europea – i dati di affluenza alle urne sono tradizionalmente piuttosto bassi e il fenomeno si è intensificato dopo la crisi.

    Dai crudi numeri la realtà croata che ne esce è la seguente: in cinque anni l’attività economica si è ridotta del 12%, la stima per il 2013 prevede un ulteriore anno di recessione e per il 2014 la crescita non supererà l’1%. Gli investimenti esterni sono calati del 4,5% e la disoccupazione ufficiale è oltre il 20%: prevedibile che con questi dati la vicina Slovenia abbia deliberato – secondo un meccanismo previsto dall’accordo di Schengen – di sospendere per due anni non rinnovabili i diritti connessi al “libero movimento dei lavoratori” temendo una sorta di invasione croata (analoga richiesta è stata avanzata dal governatore del Veneto Zaia al nostro Governo, condividendo timori simili). Anche l’export croato è debole e, nel momento in cui i rapporti con la zona dell’euro sono istituzionalizzati, si sono sentite voci di deprezzamento della kuna (la moneta croata) per favorire la competitività. Il rovescio della medaglia potrebbe diventare però l’inflazione e la riduzione del potere d’acquisto interno con altre più gravi conseguenze. A questo quadro poco rassicurante sul futuro, si aggiunge l’unica nota positiva: la piccola dote che l’UE concederà sotto forma di fondi strutturali e di coesione. La cifra è molto elevata e, benché non sia stata ancora stabilita con esattezza, potrebbe rappresentare un piccolo tesoro di almeno una decina di miliardi di euro erogabili tra il 2014 e il 2020. Molto pragmaticamente le autorità croate hanno sottolineato tuttavia che la Croazia dovrà in primo luogo cavarsela da sola completando le riforme rimaste incompiute. Per dare una spinta al settore industriale si considera infatti molto positivo il divieto imposto dalle norme anti trust dell’UE che non consentono ad esempio l’erogazione di contributi pubblici. Un altro settore che attende molto dall’UE e quello dell’istruzione e della ricerca: non stupirebbe affatto che scuole e università ricevessero parti consistenti della “dote” europea tanto attesa.

    Anche il Presidente Napolitano era presente ai festeggiamenti  di Zagabria
    Anche il Presidente Napolitano era presente ai festeggiamenti di Zagabria

     

    IL TIMORE DELL’APERTURA DELLE FRONTIERE – Con l’eccezione delle coste albanesi e del Montenegro, l’Adriatico si avvia oggi a diventare europeo su entrambe le sponde. Le frontiere dell’Unione e conseguentemente quelle dell’area di Schengen compiono un significativo balzo verso sud, sia sul versante adriatico, sia nella parte interna, anche se questo movimento è interrotto dalla frontiera con la Bosnia che come uno scoglio rompe la linearità impone un confine “a saliente”. Questo andamento interrotto e tortuoso, che avrà fine solo con l’adesione di Bosnia, Albania e Montenegro, è già fonte di preoccupazione. Ci si chiede infatti quali siano le effettive capacità di controllo da parte croata di una frontiera europea marittima molto frastagliata (ad es. le isole della costa dalmata) e di una frontiera completamente montuosa come quella con la Bosnia. Sembra quasi, in questa fase transitoria, che si confermi il ruolo storico della Croazia come “limes”, come terra di frontiera e di passaggio obbligato, ruolo che del resto sancì per secoli la sua importanza nel quadro dell’impero d’Austria. Nonostante le difficoltà finanziarie dell’UE un accordo di cooperazione con altre forze di polizia sembra dunque inevitabile. Inoltre, poiché i dati sulla corruzione sembrano ancora elevati, un accordo tra le polizie in materia di controlli di frontiera diventerebbe perfino auspicabile.

     

    UNA GEOPOLITICA DEGLI ANNIVERSARI – Varrebbe la pena, concludendo, di fare qualche osservazione sulle coincidenze di date che ruotano intorno a questo 1° luglio, perché siamo pur sempre nei Balcani, dove molte cose – a volte troppe di cui si è perso il significato – tornano a galla inaspettatamente. Sembra di trovarsi di fronte a una vera e propria “geopolitica degli anniversari”. Sono passati pochi giorni infatti dal 28 giugno, data che per i serbi rappresenta invece una molteplicità di ricorrenze. In primo luogo si tratta di una festività religiosa, il giorno di San Vito, ma è anche l’anniversario della battaglia di Kosovo Polje, quando nel 1389 i serbi furono sconfitti dagli ottomani, persero il Kosovo e dovettero abbandonare le sponde dell’Adriatico. Sempre il 28 giugno, correva l’anno 1914, fu commesso l’attentato contro l’arciduca Francesco Ferdinando ritenendo che la scelta della data della sua visita a Sarajevo fosse stata una provocazione voluta contro i serbi. Più recentemente Mitterand visitò Sarajevo nella stessa data, nel 1994 in pieno assedio, provocando in seguito tra la popolazione della città – e non solo – una delle maggiori delusioni sul ruolo politico dell’Europa, incapace di far cessare i massacri balcanici.

    Per il prossimo 2014 la Commissione Balcani dell’Unione Europea (un organismo ad hoc presieduto all’epoca da Giuliano Amato) si era augurata che molti altri Stati potessero essere già membri dell’Unione, ma la Bosnia ha ancora un lungo cammino e altrettanto si può dire della Serbia.

    In realtà queste date messe a confronto ricordano, a distanza di un secolo trascorso dalla Grande Guerra, come solo ora sia iniziata la metabolizzazione del suicidio europeo del 1914.

     

    Giovanni Punzo

    Giovanni Punzo
    Giovanni Punzo

    Giovanni Punzo (Monaco di Baviera, 1957), dopo la laurea in Scienze politiche (ind. internazionale) a Padova, è stato ufficiale degli alpini per tre anni in Alto Adige e si è specializzato in Diritti Umani. Le passioni per la geopolitica e gli alpini si sono curiosamente incrociate quando è stato richiamato in servizio partecipando a due missioni  in Bosnia e Kosovo tra il 2001 e il 2004 occupandosi di popolazione civile e psyops. Oltre a un breve saggio sul ‘decennio balcanico’ (Il paradigma balcanico. Un conflitto determinante, Cleup) ha scritto anche un libro di ricordi e riflessioni sulle due missioni (Dobro. Storie balcaniche, Cierre).

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci qui il tuo commento
    Inserisci il tuo nome