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martedì 7 Dicembre 2021

Tensioni tra Bielorussia e Unione Europea: il migrante diventa strumento politico

In breve

  • L’UE ha imposto delle sanzioni sulla Bielorussia che rischiano di avvicinarla ancora di più verso la Russia.
  • Lukashenko sta spingendo molti migranti provenienti dal Medio Oriente verso il confine polacco per creare tensioni in Europa.
  • Si contano già numerose violazioni dei diritti umani sia in Bielorussia sia in Polonia.

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Analisi – Si aggravano le tensioni tra Unione Europea e Bielorussia dopo le sanzioni imposte da Bruxelles, in un contesto in cui Minsk utilizza i migranti come strumento politico e la Polonia si allontana dal diritto internazionale.


LE SANZIONI SULLA BIELORUSSIA E LE PRIME REAZIONI

Era il 24 giugno 2021 quando il Consiglio dell’Unione Europea ha deciso di imporre sanzioni e misure restrittive nei confronti del regime bielorusso, come conseguenza del dirottamento di un volo Ryanair il 23 maggio: nell’aereo si trovavano infatti i giornalisti Raman Pratasevich e Sofia Sapega, in opposizione al Governo, che sono stati arrestati all’arrivo a Minsk.
Le nuove sanzioni economiche miravano a vietare la vendita o fornitura, diretta o indiretta, di tecnologie e software per l’intercettazione online a chiunque in Bielorussia: sono stati ristretti anche gli scambi di beni e tecnologie militari, prodotti petroliferi (che arriva grezzo dalla Russia con un prezzo di favore e viene raffinato nel Paese), cloruro di potassio (di cui Minsk è un grande produtttore) e prodotti del tabacco. L’accesso ai mercati dei capitali dell’UE è stato vietato, così come la fornitura di servizi di assicurazione e le erogazioni da parte della Banca europea per gli investimenti al Governo o agli enti pubblici. 
La risposta di Alexandar Lukashenko si è basata su due punti-chiave: da una parte l’accoglienza di migranti mediorientali per fare pressione sui confini occidentali, dall’altra una timida apertura a una riforma istituzionale. Il Presidente ha infatti annunciato che a febbraio 2022 si terrà un referendum per la stesura di una nuova Costituzione e che lui stesso si dimetterà. Si parla di una redistribuzione di poteri e della creazione di un nuovo organo governativo, chiamato “Assemblea di tutte le persone bielorusse”. 
Ciononostante in molti hanno visto questo annuncio come una mossa per consolidare ulteriormente il potere del Presidente, che da qualche mese ha smesso di menzionare la promessa delle dimissioni. Nelle proteste che si sono tenute ad agosto 2020 più di 35mila persone sono state arrestate e il malcontento politico è stato duramente represso.

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Fig. 1 – Una manifestazione di solidarietà per i migranti bloccati tra Polonia e Bielorussia a Cracovia

MINSK E LA MINACCIA ‘IBRIDA’

La strategia che Minsk sta utilizzando di più, però, consiste nell’accogliere migranti (prevalentemente provenienti da Afghanistan, Iraq, Iran, Cameroon e Congo) per poi spingerli verso il confine con l’Europa (Polonia, Lettonia e Lituania) in modo da scatenare una pressione sull’UE. 
Il migrante diventa quindi uno strumento politico, sfruttato per creare una tensione interna, dentro un’area che di per sé seleziona accuratamente chi accogliere. Il ministro degli Interni tedesco Seehofer ha definito questa tattica una “minaccia ibrida”.
I Paesi europei già citati e l’Estonia hanno proposto di ampliare le sanzioni, riducendo i contratti di cessione di aerei di linea alla compagnia nazionale Belavia. In questo modo le compagnie europee sarebbero obbligate a non fare affari con la compagnia di linea bielorussa.
La proposta ha ricevuto il supporto della Germania, ma non quello dell’Irlanda, che vorrebbe mantenere i contratti già in vigore, impegnandosi però a non farne altri. L’Irlanda infatti è il Paese europeo con la più grande industria di prestito di aerei: proprio quelli concessi dalle compagnie irlandesi a Belavia sono ora sotto scrutinio, visto che sembra siano stati utilizzati per trasportare persone provenienti dal Medio Oriente in Europa attraverso la Bielorussia. 
Nel frattempo le condizioni dei migranti si aggravano: il 22 ottobre l’UNHCR ha richiesto un’azione immediata per salvare le vite di chi attraversa il confine orientale, sottolineando la mancanza di tutela dei diritti umani. Sono già otto infatti le persone morte nel tentativo di superare la frontiera: l’ultima vittima è stata un ragazzo siriano di diciannove anni. 
I migranti rischiano di contrarre malattie o morire a causa delle notti passate per strada e per la mancanza di assistenza: circa 32 persone di origine afghana rimangono, ad esempio, in un limbo tra Polonia e Bielorussia senza ottenere asilo politico o aiuti.

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Fig. 2 – Migranti in attesa in un villaggio nel nordest della Polonia, a poca distanza dalla frontiera con la Bielorussia

LE NOVITÀ IN POLONIA, IL SUPPORTO TEDESCO E LA RUSSIA

A questo proposito l’UNHCR ha esortato Bielorussia e Polonia (entrambi firmatari della Convenzione sui Rifugiati del 1951) a garantire assistenza umanitaria. 
La richiesta non sembra essere stata ascoltata dal Parlamento polacco che, il 14 ottobre, ha passato una legge che autorizza a espellere i migranti senza considerare le loro richieste d’asilo. Le persone inoltre non potranno più rientrare nel Paese per un periodo compreso tra i sei mesi e i tre anni.
Questa legge viola i diritti umani e la Convenzione di Ginevra, ma il Governo polacco ha usato motivi concernenti la sicurezza dei confini come difesa. 
Questa non è l’unica novità, tuttavia: l’Assemblea ha persino approvato dei piani da €350 milioni per la costruzione di un muro al confine con la Bielorussia. Il muro sarà realizzato anche espropriando parte delle proprietà dei cittadini in cambio di un compenso, se necessario.
In questo contesto la Germania, che ha assistito a un aumento di arrivi a causa di questo processo, si è detta disposta a collaborare con la Polonia per controllare le frontiere europee. Seehofer ha espresso il proprio supporto per l’espulsione dei migranti, dichiarando che “i Polacchi stanno cercando di fermare l’immigrazione irregolare” e che “è impossibile che la Bielorussia faccia tutto ciò senza l’approvazione di Mosca”. Rimane invece esclusa la possibilità di chiudere il confine tra Germania e Polonia.
Le relazioni Mosca-Minsk rimangono tese, nonostante le nuove sanzioni potrebbero cambiare il quadro: con il mercato europeo fuori portata la Bielorussia dovrà commerciare prevalentemente con la Russia. Inoltre anche i rapporti finanziari sono generalmente condotti a Mosca, quindi la chiusura delle borse europee non colpirà troppo duramente il regime.
È plausibile che Putin sfrutterà questo momento per imporre le proprie condizioni a Lukashenko (fortemente dipendente dagli aiuti russi) per creare una integrazione tra i due Stati, che nel tempo potrebbe permettergli di intervenire anche in Ucraina. Le pressioni militari sull’Ucraina si allargano velocemente verso l’UE e la NATO. 
In questo momento quindi l’Europa si trova davanti a una sfida non tradizionale e deve scegliere quale strada prendere: seguire il diritto internazionale e accogliere i richiedenti asilo, o andare contro le Convenzioni firmate e inasprire le tensioni con la Bielorussia. 

Livia Scalabrelli

Vladimir Andreichenko, Christine Muttonen, Roberto Montella, Alexander Lukashenko and Sebastian Kurz at the OSCE PA Annual Session, Minsk, 5 July 2017” by oscepa is licensed under CC BY-SA

Livia Scalabrelli
Livia Scalabrelli

Studentessa universitaria classe ‘99, laureata in Diplomatic and International Sciences presso l’Università di Bologna; frequento la laurea magistrale Crossing the Mediterranean: towards investment and integration, corso offerto congiuntamente dall’Università Ca’Foscari di Venezia e la Université Paul-Valéry 3 di Montpellier.
Ho vissuto in Portogallo e in Argentina e ho concluso degli scambi più brevi in Danimarca e nel Regno Unito. Per lavoro mi sono occupata di marketing e advertising ma le mie passioni rimangono la scrittura, la geopolitica, le relazioni internazionali.

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