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martedì 7 Dicembre 2021

Può Erdogan salvare la lira turca?

In breve

  • A marzo scorso Erdogan ha nominato un nuovo Governatore a capo della Banca centrale turca.
  • A settembre il Presidente è riuscito a ottenere un taglio del tasso d’interesse principale della lira turca.
  • Il 14 ottobre scorso, inoltre, lo stesso Erdogan ha licenziato e sostituito tre funzionari della Banca centrale turca, così da gestire a proprio piacimento la politica monetaria.

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In 3 sorsi Dopo aver ha nominato un nuovo Governatore della Banca centrale turca per far fronte all’alta inflazione della lira turca, il Presidente turco Recep Tayyp Erdoğan continua a intervenire sulla nomina del personale dell’Istituto con l’intento di agire sui problemi economici del Paese ancora irrisolti.

1. ERDOGAN E IL PROBLEMA DELL’INFLAZIONE

Secondo il Presidente della Repubblica di Turchia i tassi d’interesse alti sarebbero alla base di una crescita economica lenta e dell’aumento dell’inflazione della lira. La prima parte del ragionamento è generalmente condivisa dalla maggior parte degli economisti, in quanto dei tassi d’interesse elevati da parte di una Banca centrale rendono difficile la richiesta di prestiti da parte delle banche, che quindi prestano denaro ai privati al proprio tasso d’interesse, più elevato. Conseguentemente a questo rincaro dei tassi d’interesse meno privati richiedono un prestito, causando un rallentamento della crescita economica. Dei tassi d’interesse elevati non possono, però, dirsi la causa di un aumento dei prezzi, come Erdoğan sostiene. Al contrario tale aumento dovrebbe spingere i consumatori a spendere meno, diminuendo quindi l’inflazione. Malgrado gli avvertimenti degli economisti Erdoğan ha voluto agire secondo la sua teoria, secondo la quale tassi d’interesse inferiori possono frenare l’inflazione. A settembre il Presidente ha quindi esercito pressioni per attuare un taglio sul tasso d’interesse principale della Banca centrale turca, facendolo passare dal 19% al 18%. Il risultato di tale taglio? La lira turca è crollata, fino a raggiungere un tasso di cambio record di 9,35 TRY in dollari americani il 18 ottobre.

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Fig. 1 – Il Presidente turco Erdogan al Summit G20 di Roma il 31 ottobre 2021

2. IL GOVERNATORE

In tutto questo il Governatore della Banca centrale turca, Kavcioglu, designato a tale incarico da Erdoğan stesso, non ha potuto nulla. Chiaramente non spetterebbe al Presidente della Repubblica scegliere dei tassi d’interesse da applicare, ma Erdoğan sembra agire come se non ci fosse nessuno al di sopra di lui in Turchia, tantomeno in ambito monetario. La nomina di Kavcioglu a Governatore a marzo 2021 è giunta in seguito al licenziamento dei tre Governatori precedenti, tra il 2019 e il 2021, sempre per mano di Erdoğan e sempre a causa di dissidi sulle politiche monetarie da applicare. Questa continua ingerenza da parte dell’esecutivo turco mina chiaramente alla credibilità dell’intero sistema bancario e finanziario del Paese. Ad ogni modo Erdoğan potrebbe aver finalmente trovato qualcuno che accetti di stare al suo gioco nella persona di Kavcioglu, che, per ora, asseconda il Presidente nel suo desiderio di mantenere i tassi d’interesse bassi.

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Fig.2 – Il Presidente turco Erdogan insieme al Direttore della Banca centrale turca, Sahap Kavcioglu

3. CONTINUE INTROMISSIONI

Nuove intromissioni da parte dell’esecutivo sono sopraggiunte anche negli scorsi giorni: tramite un decreto emesso a mezzanotte del 14 ottobre Erdoğan ha infatti licenziato tre alti funzionari della Banca centrale turca. Due di questi occupavano la posizione di vicegovernatori della Banca centrale, Semih Tümen e Uğur Namik Küçük, mentre il terzo, Abdullah Yavaş Mr. Tümen, era membro del Comitato di Politica Monetaria. Una mossa curiosa che avviene in concomitanza all’avvicinarsi della prossima riunione del Comitato di Politica Monetaria sulle misure da varare per poter far fronte a un tasso d’inflazione che continua a destare preoccupazione. I tre licenziamenti sono stati inoltre seguiti dalla nomina immediata di due nuovi membri al Comitato, sconosciuti ai più e con alle spalle scarsa esperienza in politica monetaria. Sembrerebbe che Yavas e Küçük si trovassero entrambi in disaccordo con il taglio del mese scorso voluto dal Presidente, da qui la decisione di eliminarli dall’Istituto bancario. Quest’ultima mossa presidenziale potrebbe portare definitivamente le redini della Banca Centrale nelle mani di Erdoğan, anche se non in maniera formale.

Alice Durì

Immagine di copertina: “Press Conference” by World Humanitarian Summit 2016 is licensed under CC BY-ND

Alice Durì
Alice Durì

Cresciuta al confine italo-sloveno, probabile origine della mia passione per le relazioni internazionali e la geopolitica. Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Trieste (sede di Gorizia) e laureanda in Development and International Cooperation Sciences curriculum Economics for Development all’Università di Roma La Sapienza. Gli studi a Gorizia mi hanno permesso di approfondire in particolar modo la storia del Medio Oriente e dell’Europa Orientale, entrambe aree di mio grande interesse, ma ho successivamente scelto di seguire la mia passione per l’economia per la scelta del corso di laurea magistrale. Raramente mi fermo a lungo nella stessa città, infatti le migliori esperienze di questi cinque anni di studio sono state i due Erasmus a Madrid e Lione e il tirocinio presso il desk office per il Senegal di una ONG milanese. Non riesco a rassegnarmi all’esistenza di ingiustizie e ineguaglianze e penso che l’informazione partecipi al loro processo di eliminazione.

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