Brasile, nasce il Partito della Lava Jato: così gli ex magistrati scenderanno in politica

In 3 SorsiLe due ex punte di diamante del pool anticorruzione di Curitiba hanno scelto di correre per le elezioni presidenziali del 2022. Il loro obiettivo: cambiare le regole del gioco in materia di giustizia.

1. DALLAGNOL LASCIA LA MAGISTRATURA

Tutto era iniziato un anno fa. Il 2 settembre 2020 Deltan Dallagnol aveva scelto di lasciare la direzione del pool anticorruzione alla Procura di Curitiba. Pesava sulla sua scelta il desiderio di stare con la giovane figlia, alla quale era stato diagnosticato un ritardo nello sviluppo cognitivo. Dopo i duri colpi sofferti dall’operazione Lava Jato, la sua decisione era apparsa solo il preludio a ciò che sarebbe successo un anno più tardi. Il 4 novembre 2021, attraverso un video pubblicato sulle proprie pagine social, Dallagnol ha annunciato le dimissioni dalla magistratura. “Questa sfida ci porta a fare tutto quello che i mezzi democratici consentono di fare per combattere la corruzione. Uscendo dalla magistratura sono più libero di lottare per la causa in cui credo” – ha affermato l’ex capo del pool di Curitiba. La volontà sarebbe quindi quella di candidarsi alle elezioni del 2022, molto probabilmente come senatore per il Paranà. Una possibilità che era stata già anticipata nelle chat dei magistrati del pool pubblicate in esclusiva dalla rivista The Intercept ancora un anno e mezzo fa. La congiuntura di fattori che avrebbe permesso l’entrata in politica dei giudici di Curitiba si è verificata: Bolsonaro è debole, Lula è lanciatissimo verso la Presidenza e Sergio Moro non è più macchiato dall’accusa di essere un esponente del Governo.

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Fig. 1 – L’ex capo del pool Lava Jato di Curitiba Deltan Dallagnol ha deciso di dimettersi dalla magistratura

2. LA TERZA VIA DI SERGIO MORO

Il 10 novembre Sergio Moro, ex giudice dell’inchiesta Lava Jato, ha annunciato la propria candidatura per le file di Podemos, la piattaforma politica lanciata nel 2016 sull’onda dell’indignazione scaturita dagli scandali di corruzione che hanno sconvolto il Brasile. Fine del foro privilegiato (che consente alla politica di essere processata solo dalla Corte Suprema), carcere prima della sentenza definitiva, trasparenza negli appalti pubblici e abolizione del finanziamento pubblico ai partiti: questi sono i quattro cavalli di battaglia su cui Sergio Moro potrebbe puntare per rappresentare l’istanza di rinnovamento della politica in materia di giustizia in Brasile. Dopo essere stato cacciato dal ministero della Giustizia del Governo Bolsonaro, Moro è volato negli Stati Uniti, dove è stato assunto come consulente per la Alvarez & Marsal, colosso internazionale del turnaround, cioè del piano di risanamento e ristrutturazione di aziende in crisi economica. Durante l’ultimo anno e mezzo ha lavorato alla stesura del suo primo libro “Contra o sistema da corrupção”, un testo che rivelerà tutti retroscena sull’inchiesta Lava Jato e sull’esperienza di governo assieme al Presidente Jair Bolsonaro. In questo modo Moro potrà rispondere a tutte le accuse che gli sono state mosse in questi ultimi due anni: dalla presunta parzialità dimostrata sul processo contro l’ex Presidente Lula alle contiguità con l’ex procuratore Deltan Dallagnol. Ed è su queste basi che potrà nascere una nuova piattaforma politica: il partito della Lava Jato. Una terza via che alle prossime elezioni cercherà di rubare voti agli elettori delusi dal bolsonarismo e da quelli che si ricordano il meccanismo corruttivo creato dal PT nella Petrobras.

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Fig. 2 – Sergio Moro, ex giudice dell’inchiesta Lava Jato, ha deciso di candidarsi alle elezioni presidenziali supportato dalla lista Podemos

3. CHI VOTERANNO I BRASILIANI?

Nonostante queste premesse Sergio Moro non sembra avere chance di vincere le elezioni e nemmeno di arrivare al ballottaggio. Lula è quotato intorno al 41% mentre Bolsonaro al 25%. Solo al quarto posto c’è l’ex giudice, con l’8% di approvazione. La partita quindi appare chiusa ancora prima di essere giocata. Le elezioni distano ancora un anno e molte cose possono cambiare. Riuscirà Sergio Moro a riacquisire i consensi di cui godeva quando lavorava all’inchiesta Lava Jato?

Mattia Fossati

Entrevistas Diversas” by Senado Federal is licensed under CC BY

Indice

Perchè è importante

  • Deltan Dallagnol, ex capo del pool Lava Jato, ha deciso di abbandonare la magistratura, lasciando intendere che potrebbe candidarsi alle prossime elezioni.
  • Anche il suo ex collega Sergio Moro, simbolo dell’inchiesta Lava Jato, è deciso a scendere in campo con Podemos per le presidenziali 2022.
  • Nonostante questi due colpi di scena, Lula e Bolsonaro sembrano essere i sicuri candidati al ballottaggio.

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Mattia Fossati
Mattia Fossati

Mattia Fossati è Dottore di ricerca in Studi sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli studi di Milano. Collabora con il Fatto Quotidiano.it, Antimafiaduemila e Il Caffè Geopolitico,  occupandosi di narcotraffico e corruzione in America Latina. Tra giugno e ottobre del 2022 ha seguito le elezioni presidenziali in Brasile per il Jornal Plural di Curitiba. Ha fatto parte dell’equipe investigativa di InSight Crime che ha indagato sugli scandali di malasanità in Guatemala. Ha svolto attività giornalistica come freelance in Brasile, Paraguay, Colombia e sulla frontiera venezuelana.

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