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martedì 19 Ottobre 2021

Il 2020 di Bolsonaro: dalla pandemia alla fine della Lava Jato

In breve

  • Secondo New York Times e OCCRP Bolsonaro è stato il peggior Presidente del 2020.
  • Pesa in questa valutazione la pessima gestione della pandemia e le continue interferenze per bloccare le inchieste di corruzione sulla sua famiglia.
  • Gli occhi di tutti però sono puntati sulle elezioni del 2022, per le quali si prospetta un interessante duello con Sergio Moro, l’ex giudice dell’operazione “Lava Jato”.

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In 3 sorsi – Il 2020 ha rivelato la vera natura di Bolsonaro. Dopo aver sottovalutato il coronavirus, il Presidente sta facendo di tutto per proteggere la propria famiglia dalle inchieste sulla corruzione.

1. IL PEGGIORE DEL 2020

È stato il peggior Presidente del 2020. Lo scrive su due colonne il New York Times e lo ribadisce OCCRP, la principale piattaforma di giornalismo d’inchiesta europeo. Un razzie award finito non a Donald Trump, bensì a Jair Bolsonaro, considerato non solo responsabile della terribile crisi sanitaria che il Brasile sta attraversando, ma anche protettore di un sistema di potere che sta “promuovendo il crimine organizzato e la corruzione”. Già al termine del 2019 il Presidente era stato duramente criticato dalla comunità internazionale per il disinteresse dimostrato di fronte ai devastanti incendi in Amazzonia, luogo da sempre di forte interesse delle corporations brasiliane e straniere. Poi ci si è messa di traverso la pandemia, subito stigmatizzata da Bolsonaro come una “gripezinha”, cioè una febbretta. Difatti non avendo preso provvedimenti a livello federale per confinare la popolazione al fine di fermare la corsa del virus, a gennaio 2021 il Brasile ha superato le 200mila vittime, che però potrebbero essere molte di più, dato l’alto numero di casi non notificati in questi ultimi mesi. Una situazione peggiorata dalla progressiva disgregazione del Governo di Bolsonaro: ad aprile il ministro della Salute Luiz Henrique Mandetta è stato costretto alle dimissioni, colpevole di voler adottare una linea più dura sulla Covid-19. Dodici giorni più tardi si è dimesso anche Sergio Moro, ministro della Giustizia ed ex giudice dell’operazione “Lava Jato”, a causa di divergenze con Bolsonaro in merito alla nomina del nuovo capo della Policia Federal. Ed è proprio sui temi della legalità che il Presidente ha dimostrato di non essere interessato alla lotta contro la corruzione iniziata sei anni fa proprio da Moro.

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Fig. 1 – Il Presidente Jair Bolsonaro partecipa al Forum sulla corruzione durante la pandemia a Brasilia

2. STOP ALLA ‘MANI PULITE’ BRASILIANA

Dopo aver costretto Sergio Moro alle dimissioni, Bolsonaro ne ha approfittato per fare piazza pulita di tutti gli uomini di fiducia scelti dall’ex giudice di Maringà. Prima è toccato a Carlos Henrique Oliveira, capo della Policia Federal di Rio de Janeiro (titolare delle inchieste per corruzione a carico della famiglia Bolsonaro), sostituito con Tàcio Muzzi. Poi allo stesso capo della PF Maurizio Valeixo (poliziotto che aveva lavorato fianco a fianco di Moro alla “Lava Jato”) con Rolando Souza. Una serie di scelte effettuate, ha sostenuto Moro, per “piazzare uomini che potessero avere un rapporto diretto con Bolsonaro e che potessero raccogliere delle informazioni per lui”. A settembre, Augusto Aras, Procuratore Generale della Repubblica nominato da Bolsonaro, ha deciso di prorogare di soli quattro mesi il lavoro del pool anticorruzione di Curitiba, la squadra di magistrati che ha scoperchiato il sistema tangentizio presente nella Petrobras e che stava iniziando a compiere operazioni anche in relazione agli appalti Covid-19 assegnati senza gara nella primavera scorsa. Un gesto che ha subito scatenato il plauso di Jair Bolsonaro: “Ho fatto finire la ‘Lava Jato’ perché non c’è più corruzione nel Governo”.

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Fig. 2 – Manifestazione del Movimento brasiliano contro l’obbligatorietà dei vaccini a San Paolo, Brasile

3. ELEZIONI 2022

Benché il 2021 sia appena iniziato, in Brasile si è già abbondantemente discusso delle elezioni presidenziali del prossimo anno. Tutto sembra presagire un testa a testa tra Jair Bolsonaro, sulla cui ricandidatura non ci sono dubbi, e Sergio Moro, il quale non ha ancora deciso se presentarsi, ma risulta nei sondaggi l’unico capace di dare filo da torcere all’attuale Presidente in un possibile secondo turno. Difficile invece che si presenti Lula, leader del PT considerato dai sondaggisti fuori dai giochi a causa delle numerose condanne in primo grado, che ad oggi gli impediscono di partecipare alle prossime elezioni.

Mattia Fossati

16/12/2020 Jantar em celebração do Lançamento Oficial na América do Sul da “Declaração do Reino do Bahrein”” by Palácio do Planalto is licensed under CC BY

Mattia Fossati
Mattia Fossati

Friulano di nascita, bolognese per meriti accademici. Mi sono laureato in Scienze Politiche per poi specializzarmi in Giornalismo. Mi occupo di mafia, corruzione e narcotraffico. Ho svolto un tirocinio in Brasile effettuando svariati video-reportage delle manifestazioni studentesche contro i tagli del Governo Bolsonaro.  In seguito sono partito per un viaggio dal Cile alla Colombia per scrivere un libro sulle nuove rotte dei narcos. Follemente innamorato delle mie due case: Venezia e l’America Latina. Non potrei mai rinunciare a un buon caffè o a bere il mate in compagnia.

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