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martedì 7 Dicembre 2021

RDC, l’OMS conferma gli abusi sessuali commessi dal proprio personale

In breve

  • Una commissione istituita dall’OMS ha pubblicato un rapporto ufficiale, che prova almeno 80 casi di abusi sessuali commessi dal personale dell’Organizzazione nella RDC.
  • Nonostante le numerose denunce, nulla è stato fatto dai vertici dell’Organizzazione per prevenire gli abusi e dare giustizia alle vittime.
  • È necessaria una revisione del sistema di prevenzione delle violenze per assicurare che tali episodi drammatici non si verifichino più.

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In 3 Sorsi – Attraverso il rapporto di una commissione indipendente l’OMS ha confermato gli abusi sessuali commessi su larga scala dal proprio personale nella Repubblica Democratica del Congo. 

1. IL RAPPORTO DELL’OMS

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente pubblicato un rapporto prodotto da una commissione indipendente che aveva il compito di investigare le accuse di violenze e abusi sessuali mosse nei confronti del proprio personale nella Repubblica Democratica del Congo, durante l’epidemia di ebola. Nell’ottobre del 2020, infatti, dopo la pubblicazione di diversi articoli che puntavano il dito contro gli operatori dell’OMS per fatti avvenuti a partire dal 2018, i vertici dell’Organizzazione hanno istituito una Commissione per condurre un’indagine indipendente e verificare le accuse. 
Il rapporto ha confermato almeno 80 casi di violenze perpetrate da membri dello staff internazionale e locale. Dozzine di donne intervistate dalla commissione indipendente hanno testimoniato di essere state vittime di abusi sessuali e stupri, e di aver ricevuto offerte di lavoro in cambio di sesso. Diverse hanno inoltre affermato che, in seguito agli abusi subiti senza l’utilizzo di anticoncezionali, si sono trovate costrette a portare avanti gravidanze indesiderate.

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Fig. 1 – Il direttore dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus

2. UN FALLIMENTO STRUTTURALE

Il rapporto in particolare sottolinea come, nonostante diverse donne avessero denunciato gli abusi subiti, Ci sia stata una generale inazione da parte dell’OMS. Come, ad esempio, nel caso di una donna che il 23 aprile 2019 si era recata all’ufficio dell’OMS a Beni per denunciare un funzionario dell’Organizzazione per abusi sessuali, ma nulla fu fatto per verificare la sua testimonianza e agire a tutela della vittima.
Nonostante le scuse ufficiali giunte prontamente dal Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, la commissione ha provato il fallimento strutturale del sistema di prevenzione degli abusi sessuali, così come dei meccanismi di indagine e verifica, sostanzialmente nulli nel caso della RDC. Non solo i training forniti al personale in materia si sono rivelati insufficienti, ma i vertici hanno dimostrato di non saper agire efficacemente nei confronti di una serie di fatti drammatici, mettendo a serio rischio la reputazione dell’intero sistema ONU.

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Fig. 2 – Un’area biosecura a Beni, nella RDC, durante l’epidemia di ebola del 2018

3. PREVEDERE E RIMEDIARE: I DOVERI DELL’OMS

La vasta indagine condotta dimostra quanto lo sfruttamento sessuale nella RDC da parte di personale legato all’OMS si sia verificato su larga scala, e in un lasso di tempo esteso. La reazione del Presidente della RDC non si è fatta attendere. Felix Tshisekedi ha espresso la sua grande preoccupazione per i fatti verificatisi, e ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra Autorità nazionali e internazionali per punire i responsabili e dare giustizia alle vittime.
Anche i più grandi finanziatori dell’OMS, Stati Uniti e Unione Europea, si sono espressi sul tema, richiedendo il massimo impegno da parte dell’Organizzazione per prevenire abusi e violenze, per responsabilizzare il proprio personale e supportare le vittime. È infatti inaccettabile che le donne della Repubblica Democratica del Congo, che da decenni subiscono violenze a causa dei conflitti e dell’instabilità del Paese, si trovino in una situazione ancora più vulnerabile dopo l’intervento di individui e Organizzazioni che dovrebbero avere come unico obiettivo il benessere e la vita di popolazioni già a rischio.

Alessia Rossinotti

Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

Alessia Rossinotti
Alessia Rossinotti

Classe 1994, da sempre appassionata di politica internazionale e diritti umani, con un particolare focus sul continente africano. Laureata in World Politics and International Relations presso l’Università di Pavia, ho svolto esperienze di tirocinio alla Rappresentanza Permanente d’Italia all’OSCE, e per una ONG che si occupa di pace e conflitti.

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