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venerdì 20 Maggio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Il Caucaso e la guerra in Ucraina: tra astensionismo e supporto

In breve

  • In Georgia le Repubbliche de facto di Abkhazia e Ossezia del Sud sostengono Putin. Il Governo centrale adotta invece la linea dell’astensionismo, con proteste da parte dei cittadini.
  • La dipendenza da Mosca e i buoni rapporti con l’Ucraina pongono l’Armenia in una posizione delicata. Tuttavia la prima sembra prevalere sulle scelte del Governo.
  • L’Azerbaijan ha inviato aiuti concreti all’Ucraina, ricevendo i ringraziamenti di Zelensky. Un patto siglato con Putin qualche giorno prima ha però impedito una condanna nei confronti di Mosca.

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Caffè lungo – In Georgia il Governo centrale si astiene e le Repubbliche di Abkhazia e Ossezia del Sud sostengono Putin. L’Armenia è divisa tra la dipendenza dalla Russia e i buoni rapporti con l’Ucraina. Dall’Azerbaijan sono arrivati aiuti concreti a Kiev, senza però una condanna esplicita nei confronti di Mosca.

LE DUE ANIME DELLA GEORGIA

Ossezia del Sud e Abkhazia, due Repubbliche de facto indipendenti all’interno del territorio georgiano, sostengono incondizionatamente le azioni di Putin in Ucraina. Il Presidente dell’Ossezia del Sud, Anatolij Bibilov, ha dichiarato: “Il riconoscimento della regione del Donbass e la presenza russa donano una nuova speranza e una garanzia di pace, come in Ossezia del Sud da ormai 13 anni”. Bibilov fa riferimento agli avvenimenti del 2008 quando, a seguito di una breve guerra vittoriosa, Mosca riconobbe l’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud.
Dall’altra parte il Governo centrale guarda a Occidente. Il 3 marzo Tbilisi ha infatti avanzato richiesta ufficiale per entrare nell’UE. Il Governo ha inoltre aperto le porte a 5mila rifugiati ucraini e inviato aiuti umanitari a Kiev.
Azioni concrete che tuttavia celano un più marcato astensionismo: il Governo ha fino ad ora evitato di assumere una posizione di esplicita condanna nei confronti di Mosca. A tal proposito il Primo Ministro Irakli Garibashvili ha addirittura affermato che le sanzioni dell’Occidente sono inutili perché “nessun attore esterno può salvare l’Ucraina”. Oltretutto nella notte del 28 febbraio un volo che avrebbe dovuto portare un gruppo di 60 volontari dalla Georgia in Ucraina, atterrando in Polonia, è stato bloccato dalle Autorità governative. Per tutta risposta Kiev ha richiamato il proprio ambasciatore da Tbilisi.
Unica voce fuori dal coro è la Presidente Salome Zourabichvili: tramite il proprio account twitter non perde occasione per esaltare la resistenza ucraina.
I cittadini sono dello stesso avviso e chiedono a gran voce che il Governo si schieri più apertamente contro la Russia. L’astensionismo governativo ha dato vita a una diffusa russofobia nel Paese: a Tbilisi un volantino recita “Russi, non siete i benvenuti qui”.

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Fig. 1 – Un gruppo di persone a Tbilisi manifesta contro l’invasione russa dell’Ucraina, 7 marzo 2022. I cartelli recitano “Putin uccide gli ucraini, chi è il prossimo?” e poi “2008, non dimentichiamo. Lottate per la vostra libertà!”

LA DIFFICILE POSIZIONE ARMENA

L’Armenia si trova in una posizione delicata: da una parte è profondamente dipendente dalla Federazione Russа, dall’altra ha buoni rapporti con l’Ucraina.
Quest’ultima ospita infatti una grande diaspora armena. Si stima che solo nella regione di Donetsk risiedano 50mila ucraini di origine armena o armeni emigrati in Ucraina.
Allo stesso tempo l’Armenia non può di certo abbandonare la fedele alleata Russia. Il Cremlino possiede la maggior parte delle infrastrutture presenti sul territorio e una buona parte del PIL nazionale deriva dalle rimesse dei lavoratori espatriati in Russia. L’Armenia fa inoltre parte, insieme a Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan e Russia, dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), alleanza militare di difesa stretta nel 1992. Non a caso su territorio armeno è presente una base militare russa, situata 120 chilometri a nord di Yerevan. Si tratta della 102ª base militare russa, costituita nel 1994 dalle ex Forze Armate sovietiche. Il Trattato siglato dalle parti, riguardante la presenza della base, prevedeva un’iniziale durata di 25 anni, con la possibilità di estenderlo automaticamente per periodi lunghi 5 anni se le parti non avessero notificato la volontà di interromperlo. Nel 2010 tale accordo è stato esteso a 49 anni, calcolati dal 1995. Quindi fino al 2044. Si stima che il numero di soldati russi presenti sia compreso tra un minimo di 3.300 individui e un massimo di 5mila.
I legami con Mosca sono dunque troppo radicati nella società per far sì che Yerevan si schieri al fianco di Kiev. Anzi, l’Armenia ha fatto esattamente l’opposto: è stata l’unico Paese, oltre alla Russia, a votare contro l’espulsione della Federazione dal Consiglio d’Europa.
Per di più tra i cittadini armeni non manca un certo risentimento nei confronti di Kiev. L’Ucraina si è difatti sempre schierata a fianco dell’Azerbaijan all’interno del conflitto in Nagorno Karabakh – regione a maggioranza etnica armena autoproclamatasi indipendente e rivendicata sia da Baku che da Yerevan, – sostenendone l’integrità territoriale. Oltretutto, con la guerra del 2020 in Nagorno Karabakh, l’Azerbaijan ha riconquistato gran parte dei territori precedentemente in mano armena: grazie all’accordo di cessate il fuoco firmato il 9 novembre 2020, Baku riassumeva il controllo dei distretti adiacenti alla Repubblica dell’Artsakh – nome con cui la regione del Nagorno Karabakh si è autoproclamata indipendente nel 1991 – e del 30% del territorio della stessa Repubblica. L’accordo prevedeva inoltre il dispiegamento di peacekeepers russi sul territorio ancora in mano armena. Elemento che sottolinea ulteriormente la dipendenza di Yerevan da Mosca.

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Fig. 2 – Putin insieme al Presidente azero Aliyev nel luglio 2021

L’AMBIGUITÀ AZERA

Il supporto più esplicito all’Ucraina, con tanto di ringraziamenti ufficiali da parte di Zelensky, è arrivato dall’Azerbaijan.
Il 26 febbraio il Presidente ucraino ringraziava l’omologo azero Aliyev per aver inviato pacchi di medicine dal valore di 5 milioni di euro a Kiev. Lo stesso giorno veniva diffuso l’ordine azero dato a tutti i benzinai SOCAR presenti in Ucraina – società produttrice di petrolio e gas di proprietà statale azera – di fornire gratuitamente carburante alle ambulanze.
Tuttavia, proprio due giorni prima dell’invasione, Aliyev e Putin avevano siglato un patto volto ad ampliare la loro cooperazione militare e diplomatica. Coincidenze? Secondo Aliyev si. Alcuni analisti sono invece ben più dubbiosi. Il trattato, che si estende per 43 lunghi punti, rischia di porre Baku in una posizione di sottomissione rispetto a Mosca. Con il punto 7 la Russia può per esempio decidere se un’azione perpetrata dalla parte azera è da considerarsi minacciosa per la stessa alleanza, chiedendone l’immediata cessazione.
È dunque chiaro che la posizione ufficiale del Governo azero, in merito a quanto accaduto in Ucraina, non può certo essere di condanna nei confronti di Putin. Baku preferisce l’astensionismo, come dimostrato dalla mancata partecipazione al voto per espellere la Russia dal Consiglio d’Europa.

Giulia Mocchetti

Azerbaijan community supports Ukraine” by Can Pac Swire is licensed under CC BY-NC

Giulia Mocchetti
Giulia Mocchetti

Classe 1997, amo scrivere e viaggiare. A novembre 2021 ho conseguito la laurea magistrale in Lingue Straniere per le Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, con lingue di specializzazione inglese e russo. Negli ultimi anni mi sono interessata agli sviluppi politici e culturali dello spazio post-sovietico, dedicando la mia tesi magistrale all’approfondimento del conflitto in Nagorno-Karabakh.
Per due anni e mezzo ho lavorato come docente di lingua inglese in una scuola per bambini, dove ho perseguito un unico obiettivo: rendere chiaro ciò che può sembrare complesso, che è quello che mi prefiggo di fare anche per il Caffè Geopolitico.

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