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martedì 29 Novembre 2022

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Giacimenti al confine: intesa Libano – Israele

In breve

  • Martedì 11 ottobre, il primo ministro israeliano ha annunciato la conclusone di un accordo sulla frontiera marittima con il Libano.
  • I due paesi sono formalmente in guerra dal 2006, anno del cessate il fuoco successivo alla seconda guerra israelo-libanese, e non intrattengono relazioni diplomatiche.
  • Nel settembre 2019, l’allora primo ministro libanese Hariri aveva dichiarato lo stato d’emergenza a causa dell’aggravarsi della crisi economica che tuttora colpisce il Paese.

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Caffè lungo – Un accordo storico è stato recentemente raggiunto da Israele e Libano, forse. Un negoziato lungo due anni, con la mediazione degli Stati Uniti, per definire chi abbia il diritto di sfruttamento dei giacimenti di gas nella parte di Mediterraneo che bagna i due Paesi frontalieri. Non tutti gli attori coinvolti accolgono però positivamente questo risultato.

1. I NEGOZIATI

La disputa tra Israele e Libano sulla demarcazione dei propri confini marittimi risale a circa dieci anni fa, quando giacimenti di gas sono stati scoperti nell’area. Libano e Israele condividono una frontiera che sulla carta si prolunga dalla Siria fin dentro il Mediterraneo, mare sui cui entrambi gli Stati si affacciano. I confini terrestri tra i due paesi si trovano in corrispondenza della Linea Blu tracciata dalle Nazioni Unite nel 2000 e un trattato sulle frontiere tra i due Paesi sembra essere ancora lontano in quanto il Libano non riconosce lo stato d’Israele. Per quanto riguarda i confini marittimi, invece, gli interessi economici dei due contendenti hanno fatto sì che i due paesi scendessero a patti. Dopo due anni di negoziati condotti con la mediazione statunitense di Amos Hochstein, i due Paesi sembravano aver raggiunto un accordo a inizio ottobre. Il 6 ottobre Israele ha però presentato una serie di emendamenti al progetto, accolti positivamente dal Libano il successivo 11 ottobre, con sollievo dei due contendenti e del Presidente americano Joe Biden
L’accordo raggiunto pone il confine marittimo all’altezza del giacimento di Qana, riportando al Libano 860 chilometri quadrati del territorio disputato. Il giacimento meridionale di Kerish rimane così interamente nella zona israeliana, mentre quello di Qana si trova per la maggior parte della sua estensione in Libano, con estrazione affidata a Beirut, ma Tel Aviv riceverà un compenso per gli idrocarburi estratti all’interno della sua area marittima.Tali compensazioni non peseranno sul Libano, ma saranno effettuate direttamente da TotalEnergies, compagnia petrolifera francese incaricata di condurre le estrazioni.
Il Primo Ministro israeliano Yaïr Lapid ha reso noto il raggiungimento dell’intesa lo stesso 11 ottobre, in seguito alla risposta affermativa libanese agli emendamenti, definendola un “accordo storico”. Il Presidente libanese Michel Aoun ha ricalcato le parole della sua controparte israeliana due giorni più tardi, parlando altresì di un “risultato storico”. L’annuncio d’intesa fatto dalle due parti non significa che l’accordo sia entrato in vigore. Secondo il testo, Israele e Libano devono prima di tutto inviare delle lettere a Washington che annuncerà l’entrata in vigore dell’accordo. I due Paesi potranno in seguito inviare le coordinate dei confini stabiliti alle Nazioni Unite, così che siano ufficialmente riconosciuti.

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Fig.1 – Rappresentazione dell’accordo di Israele e Libano sui confini marittimi – 11 ottobre 2022.

2. TEMPI POLITICI

L’accordo appena annunciato si innesta in un periodo di grossi mutamenti politici, tanto in Libano, quanto in Israele. Il Presidente Aoun aveva dato elevata importanza a questo accordo e riconosce il raggiungimento di tale intesa come una brillante chiusura dei suoi sei anni in carica. Il suo mandato come presidente terminerà, infatti, il prossimo 31 ottobre, dopodiché l’Assemblea Nazionale procederà all’elezione di un nuovo Presidente. Più a sud, invece, Israele si prepara ad andare ai seggi il 1° novembre per la quinta volta in meno di quattro anni. Mentre l’attuale Primo Ministro Lapid supporta l’accordo con il Libano, evidenziando come una riduzione delle importazioni libanesi di gas dall’Iran sia vantaggiosa per la sicurezza di Israele e la stabilità della regione, il suo opponente Benjamin Netanyahu non è d’accordo. L’ex Primo Ministro israeliano, noto per le sue posizioni conservatrici, ha infatti reso noto che il Governo che intende formare in caso di vittoria nelle imminenti elezioni scioglierà l’accordo. Netanyahu ha rimproverato Lapid di aver “ceduto a Hezbollah parte del territorio israeliano con i suoi enormi possedimenti di gas”. Ha inoltre accusato l’attuale Premier di cercare di evadere lo scrutino del Knesset, il Parlamento israeliano. L’accordo sarà infatti rivisto dai legislatori durante i 14 giorni successivi la conferma degli emendamenti, ma non vi sarà un voto di rettifica. Anche nel caso libanese l’accordo non dovrà passare tramite l’approvazione dell’Assemblea Nazionale. Il Primo Ministro, insieme al Presidente della Repubblica e al Presidente del Parlamento, che di fatto detengono attualmente il potere in un Paese messo in ginocchio dalla crisi economica, si dichiarano soddisfatti dall’intesa raggiunta. L’accordo è stato però accettato nella sua versione inglese, e Beirut si riserva la possibilità di rivederlo nella sua versione araba per esprimersi definitivamente in merito.

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Fig. 2 – Confine libano-israeliano, 7 ottobre 2022.

3. L’ACCORDO PER HEZBOLLAH E PALESTINA

L’accordo è fortemente voluto da parte libanese. La possibilità di accedere ai giacimenti di Qana è vista come una possibile via d’uscita al tracollo finanziario degli ultimi tre anni. Hezbollah, partito islamista sciita, accusato di terrorismo da vari Paesi, tra cui Israele, e attualmente parte della maggioranza all’Assemblea Nazionale con 12 seggi, sostiene le autorità libanesi nell’approvazione dell’accordo. Il Segretario Generale del partito, Hasan Nasr Allah, propugna l’idea che le ricchezze dei giacimenti marittimi contesi costituiscano “la sola porta” verso la prosperità per un Paese schiacciato dalla crisi. A sud della Linea Blu, l’accordo è ritenuto fondamentale dal Governo “per indebolire il riavvicinamento tra Iran e Libano”. L’interesse israeliano sarebbe quello di allontanare Beirut dall’orbita dell’Iran, da cui ottiene energia, e di ridurre il rischio di una guerra tra i due vicini.
Da parte palestinese, la scrittrice Hind Shraydeh ha commentato l’avvenuta intesa dichiarando che “l’accordo marittimo tra lo stato occupante e il Libano non può essere dissociato dallo sfruttamento del gas palestinese al largo di Gaza”. Il ricercatore palestinese Razi Nabulsi si è unito alle recriminazioni, aggiungendo che il Libano “potrebbe essersi assicurato alcuni dei suoi diritti, ma Israele ha rinforzato la sua posizione nell’economia dell’energia globale, incrementando il bisogno dell’Occidente di tenerlo accanto a sé nella regione, […] supportandolo militarmente e tollerandone gli abusi contro il popolo palestinese”. Le organizzazioni palestinesi attaccano anche la stessa Autorità Nazionale Palestinese, criticandola per aver aderito al nuovo forum per il gas del Medio Oriente, del quale Israele fa parte. Un atto considerato come una legittimazione dello sfruttamento del gas palestinese da parte israeliana.

Alice Durì

Immagine di copertina: “Rosh Hanikra Israel – Promontory” by david55king is licensed under CC BY

Alice Durì
Alice Durì

Cresciuta al confine italo-sloveno, probabile origine della mia passione per le relazioni internazionali e la geopolitica. Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Trieste (sede di Gorizia) e laureanda in Development and International Cooperation Sciences curriculum Economics for Development all’Università di Roma La Sapienza. Gli studi a Gorizia mi hanno permesso di approfondire in particolar modo la storia del Medio Oriente e dell’Europa Orientale, entrambe aree di mio grande interesse, ma ho successivamente scelto di seguire la mia passione per l’economia per la scelta del corso di laurea magistrale. Raramente mi fermo a lungo nella stessa città, infatti le migliori esperienze di questi cinque anni di studio sono state i due Erasmus a Madrid e Lione e il tirocinio presso il desk office per il Senegal di una ONG milanese. Non riesco a rassegnarmi all’esistenza di ingiustizie e ineguaglianze e penso che l’informazione partecipi al loro processo di eliminazione.

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