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martedì 29 Novembre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Xi e Biden al G20: prove di dialogo e problemi di fondo

In breve

  • L’atteso incontro tra Joe Biden e Xi Jinping è avvenuto prima del G20 di Bali.
  • Durante le tre ore di dialogo è emersa la volontà di dialogare su diversi punti d’attrito tra i due Paesi.
  • Nonostante la volontà di dialogare, è difficile che i due Paesi facciano progressi, soprattutto su dossier complessi come quello di Taiwan.

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Caffè lungo – L’incontro tra Xi Jinping e Joe Biden rappresenta un momento importante nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi, attualmente ai minimi storici dalla normalizzazione dei rapporti per via della pressione militare cinese attorno a Taiwan e della presunta ingerenza americana negli affari interni cinesi. L’intenzione a dialogare c’è ma gli ostacoli sembrano molti.

TROPPI ARGOMENTI PER TRE ORE DI COLLOQUIO

A Bali si sono incontrati dal vivo per la prima volta dal 2017 il Segretario Generale del Partito Comunista cinese Xi Jinping e il Presidente americano Joe Biden. Sul tavolo c’erano diversi argomenti scottanti, tra cui lo stato del commercio bilaterale, i lanci missilistici nordcoreani, la guerra in Ucraina e soprattutto la questione Taiwan.

I due Paesi si trovano ad un punto critico per quanto riguarda le relazioni bilaterali, definite da più parti come ad un minimo storico, ed entrambi, prima dell’inizio del vertice di Bali, hanno dichiarato come fosse interesse reciproco evitare un’escalation potenzialmente pericolosa.

Come detto, i temi trattati nel colloquio sono stati parecchi ma è probabile che per la maggior parte di essi i progressi effettivi saranno pochi, soprattutto per quanto riguarda la questione dello Stretto di Taiwan e quella dei diritti umani in Cina.

Uno dei punti più importanti trattati nell’incontro è stata proprio la questione di Taiwan, diventata particolarmente delicata dopo che la visita a Taipei della Speaker della Camera Nancy Pelosi ad agosto ha scatenato le esercitazioni militari di Pechino per due settimane come forma di ritorsione nei confronti dell’isola, rivendicata da Pechino come parte inalienabile del proprio territorio nonostante questa sia uno Stato autonomo in tutto dalla Cina.

Altro argomento importante è stato quello della guerra in Ucraina, dove il Presidente americano ha puntato a usare l’influenza di Xi Jinping nei confronti di Putin per fermare un conflitto che sta azzoppando l’economia globale. Voci di corridoio parlerebbero di uno Xi irritato dall’invasione russa di febbraio, non concordata con Pechino e che avrebbe anche messo a rischio i seimila cittadini cinesi residenti all’epoca in Ucraina. Alcuni di questi sarebbero morti nelle operazioni di evacuazione ma si tratta di informazioni non condivise con il pubblico. Altro dossier affrontato è quello dei continui test missilistici nordcoreani, che allarmano Corea del Sud e Giappone.

Un altro fronte caldo è stato infine quello dell’economia e in particolare del commercio bilaterali. Tra i vari aspetti di tali commercio, quello che preoccupa di più Pechino è lo stop statunitense all’export di semiconduttori verso la Cina. Semiconduttori che ancora la Cina stenta a produrre nelle quantità necessarie alla sua gargantuesca industria hi-tech ma indispensabili per alimentare il settore delle auto elettriche, in fortissima crescita.

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Fig. 1 – Stretta di mano tra Xi Jinping e Joe Biden al G20 di Bali, 14 novembre 2022

MARGINI STRETTI

Sulla carta la buona volontà di Cina e Stati Uniti a dialogare per evitare l’escalation c’è ed è senz’altro positivo, ma in termini pratici i dossier più scottanti rimarranno tali, soprattutto per quanto riguarda la questione di Taiwan dove le posizioni in campo restano inconciliabili, come riportato nel comunicato della Casa Bianca. Pechino invita Washington a non immischiarsi nei suoi “affari interni” e minaccia ritorsioni qualora il Governo americano decidesse di superare la “linea rossa”, mentre Biden ribadisce il supporto indiretto a Taiwan. Indiretto perché mantiene la politica dell’adesione alla One China Policy (senza specificare quale sia la unica, sola Cina) invitando la Cina a non infrangere l’attuale status quo di Taiwan, basato su una sostanziale area grigia del diritto internazionale.

Se sul fronte Taiwan la situazione resta delicata, c’è più concordia sull’Ucraina, con le due parti che concordano sull’assoluta necessità di evitare l’uso dell’arma nucleare nel conflitto. Ma ancora manca una condanna diretta di Xi dell’invasione di Putin e dei lanci missilistici nordcoreani.

Sulla questione del commercio invece emerge la linea di due Paesi certamente in competizione ma senza la necessità di un conflitto diretto, vista la grandezza dei mercati globali. Tuttavia Biden ha espresso preoccupazione per le regole del mercato cinese, considerato dannoso per aziende e lavoratori americani.

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Fig. 2 – Xi Jinping durante una sessione del summit, 16 novembre 2022

NEL LIMBO

La premessa dell’incontro tra i due leader è di collaborare e comunicare strettamente, non solo per ragioni strategiche e militari ma anche per continuare a cooperare nella lotta ai cambiamenti climatici. Una cooperazione che però è stata interrotta dopo la visita di Nancy Pelosi a Taiwan. Nonostante alcuni segnali positivi, le posizioni cruciali in materia strategica sembrano poco conciliabili e difficilmente la futura visita del Segretario di Stato Blinken, concordata da entrambe le parti in una data ancora da definire, potrà smuovere le posizioni reciproche. Intanto Washington aumenta il supporto militare a Taiwan (e il commercio bilaterale tra UE e Taiwan aumenta sempre più) mentre l’esercito cinese aumenta progressivamente le manovre militari attorno all’isola.

D’altro canto, la volontà di continuare a dialogare al netto di posizioni radicalmente diverse potrebbe servire ad evitare un nuovo conflitto di portata potenzialmente disastrosa.

Enrico Breveglieri

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Enrico Breveglieri
Enrico Breveglieri

Nato a Ferrara, ho studiato a Bologna Lingue, Mercati e Culture dell’Asia e a Torino, dove ho conseguito la laurea magistrale in Area and Global Studies for International Cooperation. Inizialmente mi ha spinto verso il Giappone la cultura contemporanea ma durante lo scambio Erasmus a Edimburgo una professoressa bravissima mi ha fatto appassionare alle relazioni internazionali e da allora seguo con entusiasmo la politica estera giapponese, a cui ho dedicato la tesi magistrale, e tutto ciò che è a tema Asia. Durante il corso di due tirocini presso altrettanti think tanks specializzati in relazioni internazionali mi sono interessato a Taiwan e ho fondato il “Bollettino giornaliero sulla politica estera di Taiwan” su Facebook.

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