giovedì, 2 Febbraio 2023

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Nasser Zefzafi e la “longa manus” marocchina in Europa

In breve

  • Nell’ottobre 2016, nella regione berbera del Rif situata nel Nord marocchino, prendevano piede proteste per denunciare il sottosviluppo e la precaria condizione socioeconomica che storicamente affligge la regione.
  • La repressione ordinata dal re marocchino Mohammed VI si traduceva in arresti arbitrari e processi irregolari contraddistinti da violazioni dei diritti umani che avrebbero coinvolto anche il leader delle proteste Nasser Zefzafi.
  • Gli appelli per la scarcerazione di Zefzafi e degli attivisti del Rif si scontrano con il recente scandalo ribattezzato Marocco-gate che vede i servizi segreti marocchini infiltrare le Istituzioni europee.

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In 3 sorsill leader dell’Hirak al-Rif, Nasser Zefzafi, è detenuto presso il carcere di Casablanca dove sconta una pena di 20 anni. Gli appelli per la sua scarcerazione si imbattono nel recente scandalo che coinvolge Marocco e Istituzioni europee.

1. HIRAK AL-RIF

Era l’ottobre 2016 quando ad Al-Hoceima, nella regione a maggioranza berbera del Rif nel nord marocchino, il venditore di pesce Mouhcine Fikri moriva all’interno dell’autocompattatore di un camion dei rifiuti dopo esservisi gettato per recuperare il pesce confiscatogli dalle Autorità. La sua morte veniva seguita da proteste di massa che si diffondevano per le province di Al-Hoceima, Driouch e Nador per esprimere il dissenso innanzi agli abusi di potere e alla precaria situazione socioeconomica nella regione. Questa, dovuta alla storica marginalizzazione in cui era stata relegata dai vari esecutivi, aveva acceso sentimenti di frustrazione a seguito del fallimento del progetto di riqualificazione regionale quinquennale (2015-2019) al-Hoceima Manarat al-Mutawassit. Nonostante le analogie con gli eventi del 2011, le proteste si caratterizzavano questa volta per una maggiore resistenza e intensità, che impensierivano re Mohammed VI, tanto da spingerlo ad accusare il movimento di separatismo. Tuttavia, se è vero che le proteste rimanevano un fenomeno territoriale che affondava le proprie radici nell’identità Amazigh, le rivendicazioni locali di giustizia sociale e di una migliore sperequazione si dimostravano estendibili a tutto il Paese. Fu proprio questo timore a condurre il sovrano marocchino a un massiccio e violento intervento della polizia a cui seguirono ondate di arresti nei confronti di manifestanti, attivisti, giornalisti e personalità pubbliche.

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Fig. 1 – Sostenitori dell’Hirak chiedono il rilascio del leader del movimento Nasser Zefzafi fuori la Corte d’Appello di Casablanca durante il suo processo, il 24 ottobre 2017

2. NASSER ZEFZAFI

Tra gli arresti figurava anche Nasser Zefzafi, pronipote di Mohammad Zefzafi, vicino all’indipendentista rifano AbdelKhrim Al Khattabi. Nasser, cresciuto in una famiglia politicamente attiva, era divenuto leader del movimento Hirak El-Rif a seguito della morte di Fikri, fino a divenirne il simbolo. Tramite i social network era riuscito a mobilitare la regione e a condurre le manifestazioni di piazza fino al 26 maggio 2017, quando la sua interruzione alla predica dell’imam locale tramite la frase: “Questa è la casa di dio, non del Makhzen!” (espressione utilizzata per indicare il potere marocchino rappresentato da Re, il suo entourage e lo stato profondo) conduceva il Ministero degli Affari Islamici a condannare il suo comportamento, mentre la polizia emetteva un mandato di cattura nei suoi confronti.  Il 27 giungo 2018 Zefzafi veniva condannato a 20 anni di carcere  con l’accusa di “complotto contro la sicurezza dello Stato”, frutto dei processi tenutisi a Casablanca che venivano giudicati dalle organizzazioni della società civili come “non-equi” e implicanti confessioni estorte tramite tortura, minacce di ritorsioni contro i familiari e violenze sessuali. Fino al 31 agosto 2018 inoltre, il leader dell’Hirak sarebbe stato tenuto in isolamento presso la prigione di massima sicurezza Ain Sabaa 1 (Okacha) di Casablanca, situazione che avrebbe gradualmente condotto all’aggravarsi della sua condizione psicofisica.

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Fig. 2 – Sede del Parlamento Europeo a Bruxelles, principale istituzione colpita dallo scandolo Qatargate

3. MAROCCO-GATE

Era sul finire del 2018 quando Nasser Zefzafi risultava tra i finalisti del Premio Sakharov conferito ogni anno dal Parlamento Europeo al fine di onorare l’impegno di persone e organizzazioni per la difesa dei diritti umani e la libertà di pensiero. Il premio non fu allora conferito a Nasser e il recente scandalo ribattezzato “Qatargate”, che rischia di offuscare il ben più eclatante Marocco-gate e la longa manus di re Mohammed VI a Bruxelles, fatta di servizi segreti marocchini infiltrati nelle Istituzioni europee e organizzazioni fittizie impegnate a corrompere gli eurodeputati al fine di evitare risoluzioni avverse, ne spiega in parte il perché. Tra i vari obiettivi di spionaggio, infiltrazione e corruzione, il Marocco avrebbe infatti cercato di influenzare la delegazione per i rapporti coi Paesi del Maghreb, e con essa la lista dei candidati per il Premio Sakharov, escludendo non solo Nasser dall’assegnazione del premio nel 2018, ma la questione del Rif dal dibattito intra-istituzionale. Già fortemente contradditoria, la politica europea, fondata sulla difesa dei diritti umani da una parte e la ricerca di intese per l’esternalizzazione del controllo delle proprie frontiere esterne e accordi di pesca vantaggiosi dall’altra, sembra ormai aver ridotto al minimo la propria credibilità nel campo dei diritti umani. La speranza è che lo scandalo possa esercitare nuova pressione sul Marocco, che in cerca di una scappatoia, potrebbe concederebbe amnistia a Nasser, come già richiesto dalla società civile e alcuni leader politici marocchini.

Pietropaolo Chianese

Immagine di copertina: “L1007699-Edit” by Guido van Nispen, is licensed under CC BY

Pietropaolo Chianese
Pietropaolo Chianese

Nato nel 1994, Livornese, ho studiato Relazioni Internazionali presso l’Università di Pisa e l’Università degli studi di Firenze. Durante i soggiorni di studio e ricerca all’Università NOVA di Lisbona e quella di Carthage a Tunisi ho potuto approfondire i miei interessi per le relazioni transatlantiche e il Nord Africa.

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