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Afghanistan: continua la stretta sulle libertà delle donne

In 3 sorsi L’integralismo del Governo talebano si è concretizzato nell’espulsione delle
ragazze da scuole, università e ONG. Dal punto di vista diplomatico, molte voci si sono levate
in protesta contro il trattamento riservato alle donne. Dall’altro lato, l’Afghanistan resta un Paese strategico, che stringe un accordo petrolifero con la Cina.

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1. LE DONNE NELLA SOCIETÀ AFGHANA DEI TALEBANI

Dopo il ritiro delle truppe americane, il potere in Afghanistan è tornato nelle mani dei talebani. I “nuovi” signori dell’Afghanistan avevano dichiarato di voler integrare le donne nella società: Enamullah Samangani, rappresentante della Commissione cultura dei Talebani, aveva infatti aperto le porte della politica alle donne, a patto che la shari’a venisse rispettata.
Lo scopo dichiarato dei talebani era creare un ambiente sociale sicuro per le donne: ma nel contesto del fondamentalismo islamico, questo ha condotto una stretta significativa sulla loro vita. Dall’agosto 2021 le restrizioni contro le donne si sono susseguite: è stato loro vietato l’accesso a parchi e palestre; in università, aule e ingressi sono stati segregate per genere, senza contare le innumerevoli linee di condotta che impongono alle donne di essere coperte da capo a piedi. La maggior parte delle ragazze adolescenti è già stata bandita dall’istruzione secondaria in tutto il Paese.

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Fig. 1 – Alcune donne aspettano di ricevere delle cure mediche nel distretto Bagrami, nella provincia di Kabul, 31 ottobre 2022

2. LE ULTIME ONDATE REPRESSIVE

La stretta dei talebani sulla vita sociale e lavorativa delle donne non si è fermata qui. Il divieto di frequentare le università paralizza le possibilità di futuro per le studentesse. Neda Mohammad Nadeem, Ministro talebano per l’Istruzione superiore, ha affermato che il divieto deriva dal fatto che le studentesse avevano ignorato un rigoroso codice di abbigliamento e l’obbligo di essere accompagnate da un parente maschio al campus. Il secondo affondo del Governo talebano contro le donne si è concretizzato nella loro esclusione dal lavoro nelle ONG, decretata dal Ministro dell’Economia, che ha causato una serie di ripercussioni sull’operato delle organizzazioni umanitarie presenti nel Paese. Alcune ONG di rilevanza internazionale, come Save the Children, International Rescue Committee, il Consiglio Norvegese per i Rifugiati e CARE International hanno annunciato la cessazione delle loro attività sul territorio afghano, affermando l’impossibilità di operare senza l’imprescindibile forza lavoro femminile, lasciando la popolazione afghana priva dell’essenziale supporto umanitario.

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Fig. 2 – Una ragazza passa accanto a un manifesto dell’agenzia UNHCR che denuncia la tragica situazione femminile in Afghanistan, Bamian, 12 agosto 2022

3. LA LEGITTIMITÀ DEI TALEBANI A LIVELLO INTERNAZIONALE

Dal punto di vista diplomatico, molte voci si sono levate in protesta contro il trattamento disumano riservato alle donne. L’Alto funzionario delle Nazioni Unite a Kabul, Ramiz Alakbarov, ha incontrato Qari Din Mohammed Hanif, il Ministro talebano, per chiedere l’annullamento dei divieti. Inoltre, una delegazione ONU è arrivata a Kabul per cercare un dialogo con i talebani. Significativamente, a guidare la delegazione erano due donne, Amina Mohammed, Vicesegretario Generale dell’ONU, e Sima Bahous, CEO di UN Women. Dall’incontro è parso evidente come l’idea di società concepita dai talebani sia inconciliabile con gli ideali di cui la delegazione si è fatta foriera. La delegazione ha raccolto un notevole appoggio a livello internazionale, tra cui quello di altri Paesi musulmani ed enti come l’Organizzazione della Cooperazione Islamica, che hanno preso le distanze dalla deriva estremista del Governo talebano.
Ma se sul piano umanitario e diplomatico l’Afghanistan si trova isolato, dal punto di vista geopolitico resta un Paese strategico: in queste settimane la Cina ha approfittato della situazione per stringere un accordo petrolifero. Si tratta del primo grande accordo di investimento straniero da quando i talebani hanno preso il potere, che consentirà alla compagnia cinese Xinjiang Central Asia Petroleum and Gas Co (CAPEIC) di estrarre petrolio dal bacino dell’Amu Darya e sviluppare una riserva petrolifera nella provincia settentrionale di Sar-e Pul. Mentre nessun Paese ha ancora ufficialmente riconosciuto i talebani, la Cina ha avviato investimenti sostanziali nella regione e conferma la strategia di anteporre il mutuo
beneficio economico alle prese di posizione ideologiche.

Beatrice Ala

Immagine di copertina: Photo by ArmyAmber is licensed under CC BY-NC-SA

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Perchè è importante

  • Il ritorno al potere dei talebani in Afghanistan ha significato una tragica limitazione delle libertà delle donne, con divieti e ordinanze che impediscono loro qualsiasi accesso alla normale vita sociale.
  • Gli ultimi comunicati governativi hanno vietato alle donne l’accesso alle università e al lavoro nelle ONG, mettendo a rischio il sostegno umanitario verso il Paese.
  • I fatti hanno suscitato sdegno a livello internazionale e la mobilitazione di delegazioni per cercare un dialogo, mentre, sul versante economico, la Cina sfrutta le potenzialità petrolifere dell’Afghanistan.

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Beatrice Ala
Beatrice Ala

Romana di nascita, sono partita dalla Città Eterna spinta dalla mia passione per le relazioni
internazionali e per il Medio Oriente. Laureata in Geografia Politica ed Economica, mi sono
contemporaneamente diplomata presso la Scuola Superiore di Studi Avanzati della Sapienza. Frequento il Master MIM – Crossing the Mediterranean della Ca’ Foscari, che mi ha permesso di viaggiare continuamente per due anni tra Italia, Tunisia e Francia. Ho vissuto a Susa, in Tunisia, per fare ricerca sul campo: qui ho approfondito il mio interesse per la geopolitica e le dinamiche strategie nell’area MENA. Sono perennemente con le valigie in mano, ma mi fermo volentieri per un buon caffè.

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