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EU Corporate due diligence: di cosa si tratta?

In 3 sorsi – Il 2 maggio 2023 il Parlamento Europeo ha approvato il testo presentato dalla Commissione Europea riguardo alla Direttiva che potrebbe obbligare tutte le grandi aziende europee al rispetto dei diritti umani e alla sostenibilità in tutte le loro attività in Europa e a livello internazionale. Di cosa si tratta, quali sono i prossimi step, e quali i meccanismi vengono portati avanti sullo stesso tema all’interno dell’ONU?

1. LA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Il 23 febbraio 2022 la Commissione Europea ha adottato una proposta per una Direttiva sulla corporate sustainability due diligence”. Con “due diligence” si intende in generale “un processo di ricerca e di analisi che dovrebbe precedere alcune operazioni”, in questo caso che dovrebbe precedere le attività di tutte le aziende europee, per valutarne l’impatto, la rischiosità, e la sostenibilità. Lo scopo della Direttiva sarebbe quindi quello di promuovere nelle aziende un comportamento sostenibile e responsabile, portandole a prendere fortemente in considerazione i diritti umani e l’ambiente quando pianificano le proprie operazioni. 

La Direttiva si applicherebbe a tutte le aziende europee che superano un limite minimo di fatturato e personale, stabilito per non limitare l’attività invece delle piccole e medie imprese, e comprenderebbe tutte le loro attività, anche all’estero, e lungo tutta la catena produttiva.

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Fig. 1 – Sessione plenaria del Parlamento Europeo, maggio 2023

2. DI QUALI OBBLIGHI SI TRATTA E I PROSSIMI STEP

La Direttiva proposta obbligherebbe l’identificazione, eliminazione, prevenzione, e mitigazione degli impatti negativi sui diritti umani e ambientali delle operazioni di ogni azienda, le sue sussidiarie e lungo tutta la catena produttiva. Per le aziende particolarmente grandi, il cui impatto è quindi ancora maggiore, è anche previsto l’obbligo di allineare la propria strategia con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sulla lotta contro il cambiamento climatico. 

La Direttiva, inoltre, non solo incentiva i dirigenti aziendali a lavorare in maniera sostenibile, ma introduce dei veri e propri obblighi nei loro confronti per quanto riguarda il rispetto di queste pratiche di “due diligence”, chiedendo loro di “agire sempre nell’interesse dei diritti umani e dell’ambiente nel portare avanti gli interessi aziendali”, introducendo una responsabilità sia aziendale sia personale rivoluzionaria e armonizzata a livello europeo.
A marzo 2023 il Comitato sugli Affari Legali (JURI) ha adottato il suo report relativo a questa proposta della Commissione, proponendo a sua volta una serie di cambiamenti al testo. Questo rapporto è stato poi dibattuto durante la sessione plenaria del Parlamento Europeo a maggio 2023 e approvato. Avendo approvato un testo comune, il Parlamento ha quindi preparato la propria posizione ed è pronto per un “trilogo” con Commissione Europea e Consiglio Europeo: se la proposta verrà adottata dal Consiglio, verrà considerata ufficialmente adottata e gli Stati avranno due anni per tradurre la Direttiva in leggi nazionali.

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Fig. 2 – Forum on Business and Human Rights, Ginevra (Svizzera)

3. ALTRI MECCANISMI SU AZIENDE E DIRITTI UMANI

Il tema della regolamentazione delle attività delle aziende è ampiamente dibattuto anche all’interno dell’ONU. Ogni anno, a fine novembre, si tiene lo UN Forum on Business and Human Rights, arrivato ormai all’undicesima edizione, un evento pubblico in cui le Nazioni Unite, gli Stati, le aziende, le associazioni e difensori dei diritti umani si riuniscono e discutono tutti i temi più rilevanti sulla relazione e l’impatto delle aziende sui diritti umani.

Inoltre, all’interno delle Nazioni Unite è in corso la negoziazione di un vero e proprio trattato che regoli l’attività delle aziende transnazionali in relazione ai diritti umani. Nel 2014, è stato istituito un Open-ended intergovernmental working group on transnational corporations and other business enterprises with respect to human rights, cioè un gruppo di lavoro all’interno nel quale gli Stati membri lavorano per redigere il primo trattato che potenzialmente potrebbe vincolare legalmente tutte le aziende multinazionali al rispetto dei diritti umani a livello internazionale. 
Durante l’ultima riunione di questo Working Group, tenutasi a novembre 2022, però, l’Unione Europea ha partecipato solo parzialmente ai negoziati, esprimendosi sì a favore di un trattato che vincoli tutte le aziende multinazionali al rispetto dei diritti umani, però astenendosi dalle vere e proprie negoziazioni sul testo del trattato, “non avendo un mandato unanime da tutti gli Stati membri”. Gli Stati membri faticano quindi a trovare un accordo sulla linea da seguire, evidenziando alcune criticità dello strumento in elaborazione all’interno dell’ONU. Evidentemente l’Unione Europea sceglie per ora di regolamentare autonomamente il comportamento delle aziende europee, concentrandosi sulla negoziazione interna tra Parlamento, Consiglio e Commissione Europea, che avverà nei prossimi mesi.

Maia Correrella

European Parliament, Strasbourg” by tacowitte is licensed under CC BY

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Perchè è importante

  • Con “corporate sustainability due diligence” si intende tutte le attività volte a valutare l’impatto di un operazione aziendale, sui diritti umani e l’ambiente.
  • La Direttiva, che contiene obblighi per aziende e direttori aziendali, è stata approvata dal Parlamento, che ora inizierà a negoziare con Consiglio e Commissione Europea.
  • Anche all’interno delle Nazioni Unite si discute di impatto aziendale sui diritti umani, e da quasi 10 anni si negozia un trattato vincolante. L’Unione Europea non è però pienamente coinvolta nelle negoziazioni.

 

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Maia Correrella
Maia Correrella

Nata nel 2000 nelle Marche, mi sono laureata in Business and Economics a Bologna, per poi scoprire che il mondo delle aziende e del management non è la mia strada. Mi sono presa un anno per fare esperienza, e sono finita a svolgere servizio civile a Ginevra, in Svizzera, grazie ad un’associazione che mi ha aperto le porte al mondo delle Nazioni Unite, dei diritti umani, e del portare nei palazzi istituzionali la voce dei più vulnerabili. Mi interesso soprattutto di migrazione, parità di genere, inclusione e rispetto delle minoranze. Mi piace ascoltare podcast sull’attualità e la geopolitica, e leggere, anche se ancora non ho trovato il mio genere.

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