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    Sudan: sangue, oro e petrolio

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    La regione sudanese torna a infiammarsi: in Darfur sono stati uccisi 7 militari della missione congiunta ONU e Unione Africana, mentre al confine tra Sudan e Sud Sudan la tensione è sempre maggiore e nello Stato di Jonglei infuriano gli scontri intertribali

     

    1. L’AGGUATO IN SUDAN – Sabato 13 luglio, 7 caschi blu sono stati uccisi nella regione del Darfur, in Sudan, durante un’imboscata. I militari, tutti provenienti dalla Tanzania, erano impegnati in UNAMID, la missione congiunta tra Nazioni Unite e Unione Africana per la pacificazione del Darfur, dove il conflitto interetnico ha causato 300mila morti e oltre due milioni di profughi in dieci anni. Proprio il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, ha espresso la propria «indignazione» per l’accaduto, riferendosi direttamente al Sudan affinché i responsabili dell’agguato siano perseguiti. L’azione di sabato, infatti, è la terza nell’arco di poche settimane contro il contingente UNAMID ed è stato condotto da combattenti esperti, ancora non identificati, ma che secondo l’ONU sarebbero sostenuti direttamente dal Governo di al-Bashir. Nell’imboscata, inoltre, sono stati feriti 13 soldati e 4 agenti di polizia, tra i quali due donne. Le violenze in Darfur stanno tornando ad aumentare, con gruppi armati che agiscono costantemente – col beneplacito di al-Bashir – per conquistare il controllo sulle risorse minerarie e idriche, avendo già razziato o distrutto almeno 150 villaggi.

     

    2. GLI SCONTRI IN SUDAN DEL SUD – La situazione è incandescente anche nel Sudan del Sudan, Paese che ha appena celebrato il secondo anniversario dell’indipendenza, ma che si trova ad affrontare un periodo di nuovi e allarmanti attriti intertribali, soprattutto nello Stato di Jonglei, nel nordest. Le tensioni, che hanno origine antiche, sono soprattutto per il controllo di terre coltivabili e pascoli, vedendo contrapposte in particolare le tribù Dinka, Lou Nuer e Murle. Solo nell’ultima settimana il bilancio è di almeno 200 feriti, però il rischio è che il confronto si espanda nella totalità della regione e giunga fino alla capitale. Oltretutto, nel contesto devono essere aggiunte le tensioni per la ricerca dell’oro, metallo che potrebbe essere presente in grandi quantità nella regione.

     

    3. IL CONFINE DI FUOCO – Non sono da sottovalutare nemmeno le relazioni tra Khartoum e Juba: tra fine giugno e inizio luglio i due Paesi sono tornati vicini allo scontro, dopo che, all’annuncio di al-Bashir dell’intenzione di interrompere il flusso di petrolio dal Sud a Port Sudan per il mancato versamento delle quote di servizio, Kiir ha replicato dispiegando l’esercito nel distretto di Abyei, già occupato dai militari del Nord in seguito a un attentato alcune settimane fa. Eppure, mai come adesso la regione sudanese nel complesso è stata avvolta in un manto di così profondo silenzio.

     

    Beniamino Franceschini

     

    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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