In 3 sorsi – Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha presentato la nuova Arma Cyber Nazionale: a che cosa servirà questa nuova struttura della Difesa?
1. UNA NUOVA DIMENSIONE DELLA DIFESA
Lo scorso ottobre il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato la prossima creazione dell’Arma Cyber Nazionale, una forza permanente dedicata alla tutela del Paese nel nuovo dominio digitale, con queste parole: “Il cyber è ormai il quinto dominio operativo della sicurezza, insieme a terra, mare, aria e spazio. Difenderlo richiede capacità dedicate, costanti e integrate. È qui che prende forma l’idea di un’Arma Cyber Nazionale, con una componente civile e militare in grado di operare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno”.
L’annuncio rientra nel più ampio quadro del DdL Minardo, che rafforza in modo significativo i poteri del Ministero della Difesa nel campo della cybersicurezza, riconoscendo il cyberspazio come un dominio operativo strategico anche in tempo di pace. Il provvedimento prevede che le Forze Armate possano intervenire per difendere reti e infrastrutture critiche, oltre a operare nel settore spaziale e digitale. È inoltre prevista la possibilità di reclutare specialisti civili – i cosiddetti “hacker di Stato” – che affiancheranno le unità militari nelle operazioni di difesa e controffensiva cibernetica, rafforzando così la capacità del Paese di rispondere alle minacce digitali.
Fig. 1 – Il ministro della Difesa Guido Crosetto
2. L’ARMA CYBER NAZIONALE
Il progetto per la creazione dell’Arma Cyber presentato da Crosetto unisce competenze tecniche, intelligence digitale, capacità di risposta immediata e resilienza operativa. La struttura iniziale dovrebbe contare su 1.200-1.500 unità, con l’obiettivo di crescere fino a diventare un organismo autonomo e pienamente operativo contro tutte le minacce digitali. Il Ministro ha sottolineato l’importanza di garantire formazione continua e tutele professionali per trattenere le competenze, promuovendo una vera cultura della sicurezza digitale. Questa forza, ha spiegato il ministro, dovrà avere anche una funzione di deterrenza, capace di mostrare al mondo la prontezza dell’Italia nel difendere la propria sovranità informativa, con la tecnologia come nuova linea di difesa strategica.
Secondo il ministro, nuovi domini stanno assumendo un ruolo cruciale e strettamente interconnesso. Il primo è lo spazio, dove la difesa dei satelliti, delle comunicazioni orbitali e dei vettori è fondamentale per garantire la continuità delle informazioni e una deterrenza efficace. Il secondo è l’ambiente subacqueo, sempre più strategico per la presenza di cavi digitali, gasdotti e risorse minerarie. “Proteggere questa dimensione – ha evidenziato Crosetto, – significa salvaguardare la nostra sovranità digitale e la sicurezza energetica. È questo il senso profondo dell’integrazione tecnologica e strategica: unire spazio, mare e cyberspazio in una visione coerente di difesa nazionale ed europea”.
Fig. 2 – Il ministro Crosetto durante un’intervento alla Camera dei Deputati
3. UNA RISPOSTA ALLA GUERRA IBRIDA?
Il progetto dell’Arma Cyber Nazionale non va visto solo come risposta alla minaccia digitale, ma come primo passo verso una strategia organica per contrastare la guerra ibrida – un conflitto permanente che coinvolge tutto lo spettro dello Stato, civile e militare, ed è caratteristico della nostra epoca. L’iniziativa, che pone una struttura civile-militare dedicata alle operazioni cibernetiche, rappresenta un’evoluzione del sistema nazionale di difesa, mettendo in campo risorse militari e civili in modo integrato. Secondo il Generale Pietro Serino, tuttavia, la piena efficacia richiederà anche la creazione di un organismo strategico più ampio, un Consiglio Nazionale per la Difesa e la Sicurezza con un centro operativo permanente che coordini tutte le risorse del Paese – militari, civili, pubbliche e private – nel dominio cyber e oltre.
Matteo Bettoli


