Il Giro del Mondo di quest’anno nasce da una constatazione semplice e scomoda: l’ordine in cui l’Europa ha prosperato per decenni non esiste più. Non è in crisi, non è in transizione. È finito ed è necessario fare delle scelte. Continuare a ragionare come se fosse ancora lì non è prudenza: è autoinganno. Questo progetto non è una raccolta di analisi esotiche né un esercizio accademico. È una mappa dei costi politici, economici e sociali che ogni scelta, e ogni non-scelta, comporta. Per chi governa, ma anche per chi vota.
Decidere in un mondo competitivo
Due voci, in questi mesi, hanno avuto il merito di descrivere questa fase senza attenuarne le conseguenze. Mark Carney (primo ministro canadese) e Mario Draghi (ex Presidente della BCE e Presidente del Consiglio italiano) partono da contesti diversi, ma convergono sul punto centrale: il mondo è entrato in una fase di competizione dura, in cui la dipendenza è diventata una vulnerabilità e l’illusione della neutralità un lusso che nessuno può più permettersi.
Quando Carney – nel suo discorso pronunciato al World Economic Forum di Davos – parla di “vivere nella menzogna” non lancia un’accusa morale. Descrive un’abitudine: continuare a comportarsi come se l’ordine internazionale attuale garantisse ancora protezione e stabilità, perché per molto tempo è stato così. Quel compromesso era comodo e conveniente. Oggi non lo è più. In un mondo di competizione esplicita, chi resta ai margini delle decisioni strategiche ne paga le conseguenze. Il messaggio è diretto: autonomia e sicurezza non sono gratuite, e ignorarne il costo non le rende meno necessarie.
Draghi invece, parlando all’Università di Leuven, spinge il ragionamento un passo oltre, dentro la specificità europea. L’Unione non è minacciata perché commercia meno o perché le regole multilaterali si indeboliscono. È minacciata perché rischia di restare un grande mercato senza potere, frammentato nelle decisioni che contano: difesa, politica industriale, politica estera. In un mondo di potenze, la confederazione non produce forza. La forza nasce solo dove c’è capacità di decidere insieme e di sostenere insieme le conseguenze.
Il costo delle dipendenze strategiche
Qui sta il nodo che attraversa tutto il Giro del Mondo. Ogni dossier analizzato – sicurezza, energia, tecnologia, clima, commercio, risorse – racconta la stessa storia: ridurre le dipendenze costa; diversificare costa; costruire capacità comuni costa. Ma costa di più non farlo. E soprattutto costa in modo meno controllabile, perché il prezzo viene imposto da altri.
Non esistono opzioni gratuite. L’autonomia strategica non è un pranzo di gala, ma nemmeno lo è la subordinazione. La differenza è chi decide quando, come e per cosa pagare.
Questo speciale non offre soluzioni facili né rassicurazioni. Offre una bussola. Mostra dove i trade-off sono reali, dove le scelte sono rinviate per convenienza politica, dove il consenso viene comprato al prezzo di vulnerabilità future. Serve a chi governa per assumersi responsabilità esplicite. E serve a chi vota per capire che le decisioni che contano non sono astratte né lontane: incidono ora, sui prossimi anni, sulla qualità della nostra sicurezza e della nostra prosperità.
La nostalgia non è una strategia. Nemmeno l’attesa. Il Giro del Mondo è un invito a guardare il mondo per quello che è, a nominare i costi delle scelte e a decidere chi vogliamo essere quando il conto arriva. Perché arriverà comunque.
Pietro Costanzo – Davide Tentori
2026



