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La demografia come problema e come arma: il caso della Russia

Caffè LungoLa demografia per la Russia è questione chiave sin dalla dissoluzione dell’URSS, caratterizzata da bassi tassi di natalità uniti a un’aspettativa di vita assai inferiore ai Paesi occidentali. Nei territori occupati ucraini e in Crimea, il Cremlino attua politiche di demografia forzata, simili al modello staliniano, volte a modificare in modo indelebile la composizione della popolazione residente.

IL PROBLEMA DEMOGRAFICO DEL DOPO URSS: DALLA BASSA ASPETTATIVA DI VITA ALLE LEGGI ANTIPROPAGANDA LGBT

La dissoluzione dell’URSS ha comportato un notevole problema demografico in Russia, caratterizzato da bassi tassi di natalità e con una aspettativa di vita che intorno a metà degli anni Novanta si attestava sui 58 anni, anche a causa della piaga dell’alcolismo e dell’impatto sociale della fine del sistema sovietico, che aveva diminuito il precario tenore di vita della maggioranza della popolazione.
Nel 1992, il tasso di mortalità superava quello di natalità e senza l’apporto di circa 3,3 milioni di russi di ritorno dalle Repubbliche ex sovietiche, il Paese avrebbe subito un calo di abitanti ancora più drammatico, con la popolazione che se nel 1991 era pari a 148,3 milioni, nel 1999 arrivava a 147,2 milioni.
Sin dall’inizio del suo mandato, Putin ha inteso sostenere la natalità, consapevole che un suo incremento rappresenta non solo un arma geostrategica da usare nell’ambito delle relazioni internazionali, ma anche un riequilibrio del tasso di natalità della popolazione ortodossa con quella musulmana che, da alcune frange nazionaliste come quelle legate all’ex politico Vladimir Zhirinovsky, è vista come potenziale rischio di instabilità interna.
Il basso tasso di natalità è servito al Cremlino per giustificare la promulgazione delle leggi contro la propaganda LGBT del 2012, sostenute dalla maggioranza dei russi, e anche la crociata moralistica anti-Occidente colpevole, agli occhi del Cremlino e della Chiesa Ortodossa Russa, di produrre valori che distruggono l’unità familiare minando la demografia continentale europea e promuovendo un’immigrazione selvaggia dai Paesi extracomunitari.
Nonostante la propaganda, anche sotto il regime putiniano la demografia rimane un problema irrisolto, con una speranza di vita più bassa rispetto ai Paesi occidentali e tassi di natalità che si abbassano ogni anno. Ad aggravare la situazione ci sono due fattori.
Il primo è la persistente diffusione dell’HIV, con, secondo alcune fonti, i contagi più elevati in Europa. Oltre 1 milione di persone sarebbero affette dalla malattia e ci sarebbero anche oltre 30mila decessi annui. Inoltre la legge sugli agenti stranieri limita molto le ONG attive nella prevenzione del contagio dell’HIV. Il secondo, la coscrizione forzata di centinaia di migliaia di giovani russi per la guerra in Ucraina, che rischia di peggiorare tali dati, al punto che il Cremlino nel 2025 ha censurato i dati del censimento su nascite e morti, consapevole che possono creare turbamento nell’opinione pubblica.

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Fig. 1 – Vladimir Putin presiede una riunione del Consiglio presidenziale per l’implementazione della demografia di Stato e delle politiche della famiglia, ottobre 2025

DEMOGRAFIA FORZATA IN URSS: IL CASO DEI TATARI DI CRIMEA, POPOLO PUNITO

Durante la Seconda Guerra Mondiale l’URSS attuò una duplice politica interna, volta da un lato a respingere l’invasore nazista e dall’altra a regolare i conti con alcune minoranze che avevano mostrato insofferenza per il centralismo moscovita, come le popolazioni a maggioranza islamica della Cecenia e della Crimea.
Dopo la cacciata dei nazisti vennero mosse accuse, spesso pretestuose, a tali popoli di collaborazionismo con l’invasore nazista, con l’obiettivo di deportare forzatamente centinaia di migliaia di persone di etnie musulmane dai luoghi di origine verso zone desertiche dell’Asia Centrale, dove vigevano condizioni di vita proibitive.
In conseguenza di tale politica, il regime staliniano propose una demografia forzata per la penisola della Crimea, elemento geopolitico chiave per il controllo del Mar Nero settentrionale e gli interessi russi nei Balcani e nel Mediterraneo. Centinaia di migliaia di cittadini russi vennero così insediati nella penisola al posto dei tatari, diventando la maggioranza demografica nell’area, in modo da assicurare a Stalin maggiore fedeltà a Mosca da parte delle Autorità locali e della popolazione.
La cessione della penisola alla Repubblica sovietica ucraina nel 1954, decisa da Kruschev per ragioni politiche e dinamiche interne al PCUS, non ne cambiò il flusso demografico, al punto che nel referendum per l’indipendenza del 1991 la penisola ebbe il minor numero di votanti favorevoli alla separazione dall’URSS, con oltre il 40% contrario alla separazione da Mosca, nonostante il ritorno di migliaia di tatari in Crimea a seguito alla perestrojka di Gorbachev.

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Fig. 2 – Il politico Nariman Dzhelyal, rappresentante dei tatari di Crimea, dopo essere stato liberato dai russi durante uno scambio di prigionieri, agosto 2024

DEMOGRAFIA FORZATA IN CRIMEA E NEI TERRITORI OCCUPATI IN UCRAINA

Dal 2014 il Cremlino ha ripetuto, con alcune differenze, le politiche staliniane di demografia forzata nei territori occupati dell’Ucraina, prima in Crimea e poi nelle altre regioni soggette all’invasione del 2022.
In Crimea la maggioranza della popolazione è di etnia russa e tale fattore fu decisivo nell’occupazione non cruenta della penisola dopo l’Euro Maidan. Il Cremlino ha così attuato politiche di esclusione sociale dei tatari, che boicottarono il referendum illegale sull’annessione, sia con limitazioni della libertà personale, sia tramite assimilazione forzata, con l’obbligo di avere il passaporto e la cittadinanza russa, pena l’esclusione di diritti come l’assistenza sanitaria e la proprietà di terreni e case.
Nei territori occupati di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia la maggioranza della popolazione è di etnia ucraina, pur con forte presenza russofona, e nel 1991 oltre il 75% dei cittadini aveva votato a favore dell’indipendenza. I sentimenti di risentimento verso il Governo di Kyiv prima dell’invasione erano dovuti più alla mancanza di rappresentanza politica che a una vera volontà di separarsi dall’Ucraina per riunirsi alla Russia.
Il Cremlino ha così sostenuto una politica di assimilazione forzata assai più brutale rispetto alla Crimea, arrivando a torturare e anche eliminare fisicamente gli ucraini contrari al dominio russo. Inoltre, sono state messe in atto campagne di russificazione forzata di migliaia di bambini ed è stata promossa l’immigrazione di cittadini russi nei territori per favorirne l’integrazione sociale ed economica nella Federazione Russa.
In particolare, in zone come Mariupol si sono verificati fenomeni come la febbre immobiliare, dettata dalla ricostruzione forzata di migliaia di appartamenti distrutti durante i combattimenti e la distribuzione delle case a chi accettava la cittadinanza russa, escludendo così gli ucraini dal possesso di immobili nella città occupata.
Usando l’anagrafe come strumento coercitivo per russificare più persone possibili, Putin modifica la demografia di tali aree. Più cittadini russi, infatti, popoleranno tali territori più difficile sarà restituirli all’Ucraina, che non potrà attuare politiche di rimozione forzata dei russi insediatisi a seguito dell’invasione come avvenne con l’espulsione forzata dei tedeschi dai Sudeti o dalla Polonia alla fine della Seconda Guerra Mondiale, senza che la Russia subisca una disfatta totale militare sul campo di battaglia.


Lorenzo Pallavicini

Photo by Bluesnap is licensed under CC BY-NC-SA

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Perchè è importante

  • La demografia dopo l’URSS: dalle drammatiche statistiche degli anni Novanta alla propaganda anti-LGBT,
  • L’uso dell’anagrafe come strumento coercitivo per la russificazione dei territori occupati in Ucraina.

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Lorenzo Pallavicini
Lorenzo Pallavicini

Nato a Cuneo nel 1985, con esperienze politiche a livello locale e regionale in Piemonte,
viaggiatore con esperienza pluridecennale, autore di articoli di attualità locale e politica su
testate locali, da diverso tempo interessato alla scrittura a carattere geopolitico sulla situazione internazionale di diverse aree nel mondo, in particolare della realtà europea e della Federazione Russa e dei paesi ex membri dell’URSS e della galassia comunista.

 

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