In 3 sorsi – Il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) rappresenta uno dei pilastri della strategia climatica europea, ma anche uno dei suoi strumenti più controversi. Introducendo un prezzo sul carbonio incorporato nelle importazioni, l’Unione Europea espone la propria politica ambientale a una dimensione commerciale che alcuni interpretano come protezionistica, con effetti che si estendono lungo le catene globali del valore.
1. IL CARBON BORDER ADJUSTMENT MECHANISM: DEFINIZIONE E FUNZIONAMENTO
Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) è un meccanismo di regolazione ambientale emanato dall’Unione Europea, volto a ridurre le emissioni di CO2 e di altri gas serra. La misura normativa si applica sulle importazioni di merci a maggior intensità di anidride carbonica provenienti da Paesi extra UE al fine di evitare che gli sforzi di decarbonizzazione compiuti all’interno dell’Unione, attraverso il sistema EU ETS, vengano compromessi.
Il CBAM è disciplinato dal Regolamento (UE) 2023/956, che all’articolo 1 ne individua l’obiettivo principale nella prevenzione del fenomeno del carbon leakage, mentre all’articolo 2 ne definisce l’ambito di applicazione settoriale. Secondo l’OCSE, il CBAM rafforza l’efficacia delle politiche climatiche europee e favorisce una maggiore convergenza internazionale dei prezzi della CO2, pur presentando criticità legate alla misurazione delle emissioni e agli effetti sulle catene globali del valore. La norma, che dal 1° gennaio 2026 è entrata pienamente in vigore ed è uscita dal regime di implementazione provvisoria, rientra nel pacchetto Fit for 55, volto a ridurre le emissioni di gas serra dell’UE di almeno il 55% entro il 2030.
Fig. 1 – Chiacchierata tra Ministri europei poco prima della riunione a Bruxelles che ha portato all’adozione del CBAM, maggio 2025
2. PERCHÉ LA CINA È IL PAESE PIÙ COLPITO?
Il CBAM è entrato in vigore in forma definitiva il 1° gennaio 2026, imponendo un costo sul carbonio incorporato nelle importazioni di beni ad alta intensità di emissioni. In questo contesto, la Cina ha reagito con fermezza: il Ministero del Commercio cinese ha accusato Bruxelles di utilizzare il CBAM come strumento protezionistico mascherato da politica climatica, sottolineando come i parametri sulle emissioni e i valori di riferimento adottati non tengano conto dei progressi compiuti dall’industria cinese nel green and low-carbon development. Pechino contesta inoltre l’intenzione dell’UE di ampliare il campo di applicazione del meccanismo, una mossa che secondo il Ministero rischia di aumentare i costi per le imprese. La Cina è tra i Paesi più colpiti in quanto è uno dei maggiori esportatori di beni ad alta intensità di anidride carbonica verso il mercato europeo. Il Governo cinese potrebbe rispondere in modo pragmatico, accelerando la decarbonizzazione industriale, rafforzando il proprio sistema di carbon pricing e migliorando la trasparenza sulle emissioni, così da ridurre l’impatto della normativa e mantenere l’accesso al mercato UE, evitando però uno scontro commerciale diretto nel breve periodo.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Il Ministero del Commercio cinese (MOFCOM) a Pechino
3. GLI EFFETTI DELLE POLITICHE CLIMATICHE EUROPEE SULLA FILIERA DEL LEGNO
Un altro settore recentemente colpito dalle politiche climatiche europee è la filiera del legno: secondo analisi di settore, l’estensione del CBAM ad alcune materie prime come l’urea, utilizzata per colle e resine nella produzione di pannelli, potrebbe portare a un aumento dei costi di produzione fino al 10-12%, con effetti rilevanti sulla competitività delle imprese europee. Se da un lato questo meccanismo mira a ridurre le emissioni incorporate nei prodotti importati, dall’altro impone alle aziende adeguamenti nei processi produttivi e nelle strategie di approvvigionamento per contenere l’impatto sui costi.
Parallelamente, il Regolamento UE sulla prevenzione della deforestazione (EUDR) introduce obblighi più stringenti di tracciabilità e due diligence lungo l’intera catena di approvvigionamento del legno, richiedendo alle imprese investimenti in sistemi di controllo, certificazione e gestione dei dati. A ciò si aggiungono ulteriori criticità legate alla disponibilità della materia prima, aggravate dagli effetti del cambiamento climatico sulle foreste europee, che stanno riducendo l’offerta di legno e causando l’aumento dei prezzi.
Nel complesso, il CBAM e le nuove normative ambientali europee mostrano come la transizione verde dell’UE stia incidendo in modo strutturale sulle catene globali del valore. Se per la Cina il meccanismo appare come una barriera commerciale, nella filiera del legno emergono effetti indiretti che colpiscono anche le imprese europee. Il CBAM si configura così non solo come strumento climatico, ma come fattore di ridefinizione degli equilibri commerciali.
Maria Grazia Russo
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