In 3 Sorsi – Il Governo libanese ha dichiarato illegali le attività svolte dall’organizzazione Hezbollah al di fuori delle Istituzioni nazionali, ordinando la consegna delle armi detenute nel Paese e la cessazione di ogni azione di natura militare. Il tema si intreccia con il possibile riconoscimento di Israele da parte del Libano.
1. LA GUERRA IN IRAN CAMBIA IL PARADIGMA
La decisione dell’organizzazione libanese Hezbollah di attaccare Israele in ritorsione all’inizio della guerra condotta da Tel Aviv e Stati Uniti, in Iran, ha rappresentato un momento spartiacque nella storia del Libano. Se già in precedenza il Governo e l’esercito nazionale avevano definito un percorso volto alla consegna delle armi detenute dalle milizie parallele del Paese levantino – tra cui spicca proprio Hezbollah, – senza però optare per una postura orientata allo scontro, il paradigma è mutato a seguito della decisione dell’organizzazione sciita di entrare effettivamente nella guerra divampata in Medioriente, affiancando Teheran nell’ottica di un impegno finalizzato a convincere progressivamente Israele dell’opportunità di proseguire gli scontri.
In risposta a un’azione con cui Hezbollah ha spinto Israele a estendere la zona sotto il proprio controllo militare nel Sud del Libano, il Governo libanese ha rotto gli indugi, sostituendo l’attesa con l’azione immediata. Una decisione, quest’ultima, giustificata dal Primo Ministro Nawaf Salam in base alle seguenti motivazioni: l’attacco di Hezbollah “contraddice l’autorità esclusiva dello Stato libanese sulle decisioni di guerra e pace“, così come “contraddice anche il rifiuto di trascinare il Libano nella guerra regionale in corso” e costituisce una “sovrapposizione alla volontà della maggioranza dei libanesi, minando così la credibilità dello Stato“.
Fig. 1 – Una bandiera di Hezbollah davanti a edifici distrutti da un precedente attacco aereo del 7 marzo 2026 a Nabi Chit, Libano
2. LA REAZIONE DI ISRAELE
In risposta all’attacco proveniente da Hezbollah, alle Forze di Difesa israeliane (IDF) è stato ordinato di penetrare in maniera più profonda nel Sud del Libano. Oltre alle cinque aree sotto il proprio controllo, le IDF hanno dunque iniziato a espandere il proprio raggio d’azione nel contesto di quella che hanno definito come “postura difensiva avanzata rafforzata”.
In questo scenario, Israele ha alzato il livello dello scontro anche con il Governo libanese, minacciandolo di procedere a un’azione volta al controllo dell’intero territorio meridionale – in cui opera Hezbollah – in assenza di un intervento definitivo da parte dello Stato levantino.
“Ho avvertito il presidente del Libano che, se il Governo libanese non è in grado di controllare il territorio e impedire a Hezbollah di minacciare le comunità del nord e sparare contro Israele, prenderemo noi il controllo del territorio e lo faremo da soli”, a dichiararlo è il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz, indicando come obiettivo alla base di tale strategia quello di “ristabilire calma e sicurezza nelle comunità del nord [di Israele, n.d.r.]”.
Fig. 2 – Il Ministro della Difesa israeliano Yisrael Katz partecipa a una conferenza stampa, tenuta dal Ministero della Difesa israeliano, con alti funzionari militari, in Israele, il 12 marzo 2026
3. L’APERTURA DEL LIBANO E LA CHIUSURA (MOMENTANEA) DI ISRAELE
Secondo quanto ricostruito in un report pubblicato da Haaretz, il Libano ha aperto concretamente all’ipotesi di negoziati diretti tra le parti al fine di definire un percorso verso il superamento dello stato di guerra che le vede protagoniste dal 1948.
L’obiettivo da conseguire sarebbe duplice: raggiungere un cessate il fuoco nel Sud del Libano e definire un piano d’azione comune per il disarmo di Hezbollah. Nel report si aggiunge che il primo incontro tra le parti, mediato da USA e Francia, potrebbe svolgersi nei prossimi giorni.
Maggiormente ambizioso, invece, è il report di Axios in merito alle possibili traiettorie di futuro: la Francia, secondo quanto riportato, avrebbe proposto il riconoscimento di Israele da parte del Libano come esito di un percorso volto al superamento del conflitto tra i due Paesi. Un’ipotesi al momento remota, come sottolineato dal Ministero degli Esteri francese in risposta a tale ricostruzione.
Ad ogni modo, l’idea di un incontro per definire i presupposti di un futuro cessate il fuoco esiste. A confermarlo è un funzionario libanese ad AFP, ma il fatto che la data e il luogo dell’incontro – con Cipro e Parigi considerate come ipotesi maggiormente plausibili – non siano stati ancora oggetto di discussioni testimonia come l’incertezza continui a dominare la scena.
Michele Maresca
Immagine di copertina: “posing with hezbollah flag” di Paul Keller, CC BY-NC 2.0


