In 3 sorsi – La tregua tra Washington e Teheran ha aperto per pochi giorni uno spazio negoziale, ma il fallimento dei colloqui di Islamabad ha riportato al centro le profonde divergenze tra le parti e il rischio di una nuova escalation regionale.
1. UNA TREGUA FRAGILE TRA PRESSIONE MILITARE E DE-ESCALATION
Dopo sei settimane di guerra, migliaia di vittime e forti ripercussioni sul mercato energetico, Stati Uniti e Iran avevano raggiunto un cessate il fuoco temporaneo di due settimane, mediato dal Pakistan. L’intesa era arrivata dopo che Donald Trump aveva minacciato di colpire infrastrutture civili iraniane e Teheran aveva lasciato intendere la possibilità di una nuova chiusura dello Stretto di Hormuz. Per alcuni giorni, la tregua sembrava aver prodotto effetti immediati. Alcune navi avevano ripreso a transitare nello Stretto, mentre il prezzo del petrolio era sceso sotto i 100 dollari al barile. Washington aveva presentato il cessate il fuoco come il risultato della propria strategia di “massima pressione”; Teheran, invece, aveva adottato una postura più prudente, accettando il dialogo senza rinunciare alla mobilitazione militare. Tuttavia, la tregua era apparsa fin dall’inizio estremamente fragile. Le operazioni israeliane contro Hezbollah in Libano non si erano fermate, alimentando la tensione regionale e il possibile allargamento del conflitto. Per Teheran, infatti, il cessate il fuoco avrebbe dovuto includere anche il fronte libanese; per Washington e Israele, invece, riguardava soltanto il confronto diretto tra Stati Uniti e Iran.
Embed from Getty ImagesFig 1 – Veduta delle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, Oman, 8 aprile 2026
2. ISLAMABAD: DAL POSSIBILE ACCORDO AL FALLIMENTO DEI COLLOQUI
Il cessate il fuoco aveva aperto uno spazio diplomatico limitato. Per consolidarlo, il Primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif aveva convocato venerdì 10 aprile a Islamabad un vertice tra le delegazioni iraniana e statunitense, guidate rispettivamente dal Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, e dal vicepresidente J.D. Vance. L’ipotesi iniziale era quella di trasformare la tregua in un accordo più stabile. L’Iran si era presentato ai negoziati con un piano in dieci punti: revoca delle sanzioni, ritiro statunitense dal Medio Oriente, controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz, fine degli attacchi contro Teheran e i suoi alleati e riconoscimento del programma nucleare iraniano. Gli Stati Uniti, nel loro piano in 15 punti, chiedevano, invece, un impegno esplicito e verificabile a rinunciare definitivamente a qualsiasi capacità nucleare militare. Dopo ventuno ore di negoziati, però, i colloqui si sono conclusi senza alcun accordo. Entrambe le parti si sono accusate reciprocamente del fallimento e i nodo principali sono rimasti il programma nucleare e il mancato stop alle operazioni israeliane in Libano.
Embed from Getty ImagesFig 2 – “Islamabad Talks” tenutisi a Islamabad tra il 10 e il 12 aprile
3. DOPO IL FALLIMENTO: NUOVA ESCALATION E TIMORI NEL GOLFO
La rottura dei colloqui ha avuto conseguenze immediate. Donald Trump ha annunciato un blocco navale statunitense contro i porti iraniani e ha minacciato di intercettare le navi che transitano verso l’Iran. Teheran ha risposto dichiarando che qualunque presenza militare americana nello Stretto di Hormuz sarà considerata una violazione del cessate il fuoco. Il prezzo del petrolio è tornato rapidamente sopra i 100 dollari al barile, mentre i mercati hanno ricominciato a temere un nuovo shock energetico. Arabia Saudita, Qatar e Kuwait, che nei giorni precedenti avevano accolto positivamente la tregua, hanno espresso preoccupazione per il fallimento dei negoziati e continuano a chiedere una soluzione diplomatica. Per le Monarchie del Golfo, infatti, una nuova escalation rischierebbe di colpire direttamente infrastrutture, commerci e stabilità interna. La tregua formalmente resta in vigore fino al 22 aprile, ma il suo futuro appare sempre più incerto. In attesa di comprendere se il secondo round negoziale si terrà davvero, il cessate il fuoco rischia di trasformarsi in un semplice intervallo tra due fasi dello stesso conflitto. Più che aver costruito un equilibrio, Washington e Teheran sembrano aver soltanto rinviato lo scontro.
Chiara Salvò
Immagine di copertina: “Donald J. Trump at Marriott Marquis NYC September 7th 2016” by Michael Vadon is licensed under CC BY.


