In 3 sorsi – La proposta di creare un insieme unico di norme a livello europeo per le imprese che operano in più Stati membri è fondamentale per sviluppare la competitività dell’UE.
1. LA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE
Nell’ambito della bussola per la competitività (la roadmap lanciata nel 2025 per rilanciare competitività e crescita economica), la Commissione Europea ha presentato questo mese la proposta di creare un nuovo regime giuridico d’impresa denominato EU Inc., ossia un insieme di norme societarie applicabile in maniera uniforme in tutta l’Unione Europea, in alternativa ai diversi regimi nazionali. Tale proposta dovrà essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio entro il 2026, secondo gli auspici della Commissione.
Il riconoscimento del marchio EU Inc. (abbreviazione di Incorporated, forma societaria prevista dal diritto anglosassone) rappresenta il tentativo più concreto di attuare il cosiddetto “28° regime”. Con questa espressione si intende un regime giuridico creato a livello europeo, che si aggiunge ai regimi nazionali dei 27 Stati membri: si tratta dunque di un sistema normativo a livello UE, opzionale e aggiuntivo, valido in tutta l’Unione. È facoltativo e non sostituisce le norme nazionali, con le quali coesiste. L’obiettivo è evidente: semplificare gli adempimenti per le imprese (e per i cittadini) che operano in più Stati membri, evitando 27 normative diverse.
Fig. 1 – La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen
2. UN 28°REGIME NORMATIVO ‘FIGURATIVO’ DA AFFIANCARE AI 27 REGOLAMENTI NAZIONALI
Il concetto di 28° regime non è nuovo, nasce negli anni Novanta del secolo scorso come strumento facilitatore dello sviluppo del mercato unico, alla luce della diversità delle normative dei singoli Stati e delle conseguenti difficoltà per le imprese operanti in più Paesi. Data l’obiettiva difficoltà di creare una normativa unica obbligatoria da imporre a tutti i membri, si sviluppò l’idea di un nuovo regime normativo unico a livello europeo che non si sostituisse a quelli nazionali ma vi si affiancasse, su scelta volontaria da parte delle imprese. Nonostante la suggestione che un simile 28° (in senso figurativo) regime ha sempre suscitato, la sua effettiva realizzazione non ha avuto grandi sviluppi: unica positiva eccezione il cosiddetto “brevetto unitario europeo” operativo dal 2023, rilasciato dall’Ufficio Europeo dei Brevetti e che copre direttamente nei 18 Paesi UE che ne hanno ratificato l’accordo. È soprattutto sulla spinta dei rapporti Draghi e Letta (quest’ultimo in particolare menziona esplicitamente il 28° regime, enfatizzandone l’importanza come mezzo per rinforzare il mercato unico e rimuovere le barriere interne) e degli sconvolgimenti geopolitici ed economici recenti che il tema della competitività è tornato di attualità.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – La proposta del 28esimo regime è contenuta nel rapporto redatto da Enrico Letta
3. RISOLVERE IL PARADOSSO EUROPEO DELLA CONOSCENZA
EU Inc. ha l’ambizione di essere il cardine del 28° regime, con l’obiettivo di facilitare la nascita e lo sviluppo soprattutto di start-up innovative. Semplificazione (stesse regole per tutti e passaggi burocratici ridotti al minimo) e velocizzazione (registrazione online a livello centrale in 48 ore nell’ottica digital-first) consentiranno costi contenuti. Inoltre, l’applicazione di un insieme unico di regole fiscali, a copertura dell’intero ciclo di vita dell’azienda, renderà più facile sfruttare integralmente i vantaggi del mercato unico.
L’obiettivo è evidentemente diminuire lo svantaggio competitivo attualmente esistente con USA e Cina. L’Europa e l’Unione Europea in particolare producono moltissima conoscenza scientifica, ma questa abbondanza non genera un uguale peso industriale/tecnologico. È il “paradosso europeo della conoscenza”: molti ricercatori e molta scienza anche di alto livello, ma pochi brevetti strategici e, soprattutto, poche imprese globali basate sulla conoscenza scientifica prodotta, anche a causa delle difficoltà di investimento da parte di finanziatori terzi. L’attuazione del 28° regime dovrebbe accrescere appunto la capacità del sistema produttivo di assorbire e sviluppare in tempi rapidi ed efficaci la conoscenza scientifica prodotta, rendendo attraente il contesto europeo per investitori e ricercatori. Creare la Silicon Valley europea, insomma.
Se nelle politiche estere e di difesa, dove non ha competenza esclusiva, la UE mostra tutte le sue vulnerabilità e incertezze, nelle materie di sua competenza, al contrario, l’Unione sta producendo risultati significativi per il rafforzamento del proprio peso economico, oltre che per il mantenimento di relazioni internazionali basate sul multilateralismo e sulle regole – si vedano per esempio gli accordi commerciali in fase di perfezionamento (pur con qualche contrattempo) con Mercosur, India, Australia. Così come le riforme nell’ambito dell’unione doganale, con il nuovo Codice doganale dell’Unione in via di approvazione, che semplificherà e accentrerà la gestione delle procedure doganali con l’obiettivo di una dogana unica europea. La creazione del 28° regime nel mercato unico si inserisce in questo percorso di rafforzamento dell’Unione.
Paolo Pellegrini
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