Ristretto – Il Presidente statunitense Donald Trump ha annunciato il raggiungimento di un accordo per il cessate il fuoco tra Israele e Libano. Ciò si inserisce nel quadro dell’avvio di colloqui più ampi tra Tel Aviv e Beirut, battezzati da uno storico incontro a Washington tra gli ambasciatori dei due Paesi.
“Ho appena avuto ottime conversazioni con il rispettato Presidente Joseph Aoun, del Libano, e il Primo Ministro Bibi Netanyahu, di Israele. Questi due Leader hanno concordato che, per raggiungere la PACE tra i loro Paesi, inizieranno formalmente un CESSATE il fuoco di 10 giorni”. Con queste parole, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il concretizzarsi di un’intesa per il cessate il fuoco tra Israele e Libano il 16 aprile. Gli scontri, che coinvolgono direttamente le Forze di Difesa Israeliane (IDF) e l’organizzazione sciita di Hezbollah, avevano avuto il proprio principio in coincidenza con l’inizio della guerra in Iran, con il movimento armato libanese che aveva deciso di attaccare il Nord di Israele in risposta alle azioni statunitensi e israeliane a Teheran.
Il nodo, che aveva finora complicato il raggiungimento della tregua, era rappresentato dalla volontà di USA e Israele di non concedere una “vittoria strategica” all’Iran. Il regime iraniano, infatti, aveva indicato la cessazione del conflitto in Libano come condizione per addivenire a un accordo per il cessate il fuoco con l’Amministrazione statunitense. Determinando, così, uno scenario nel quale gli Stati Uniti si muovevano con prudenza per preservare un equilibrio di fondo: sì ai negoziati con l’Iran per la cessazione delle ostilità, no alla manifestazione esterna di una “subordinazione agli imperativi di Teheran“. Camminando su questo filo, l’Amministrazione Trump ha ospitato i primi colloqui diretti tra Israele e Libano dal 1993, con i due Ambasciatori israeliano e libanese – a Washington – che hanno incontrato il Segretario di Stato Marco Rubio, il consigliere del Dipartimento di Stato USA Michael Needham e l’Ambasciatore USA alle Nazioni Unite Michael Waltz per discutere del futuro.
Ora, dopo il primo significativo risultato, ossia il cessate il fuoco, l’auspicio condiviso dai due Governi è quello di ampliare i colloqui nell’ottica di un possibile accordo di pace che comporti l’inclusione del Libano negli Accordi di Abramo. Un obiettivo tanto ambizioso quanto denso di ostacoli.
Nel disegno coltivato dalle parti, infatti, continuano a insistere, come forze negative e contrarie, alcuni elementi di realtà di indubbia portata: l’intatta forza militare di Hezbollah, che ha condannato i negoziati diretti tra Libano e Israele sottolineando di non ritenersi “vincolata al rispetto degli accordi”; la pressione interna, che ha spinto il Presidente libanese Joseph Aoun a non accettare la richiesta di Trump di una conversazione telefonica con il Primo Ministro Netanyahu; le difficoltà insite in un coordinamento tra IDF ed Esercito libanese, tra i quali manca al momento quella fiducia reciproca necessaria a produrre risultati tangibili nel breve e lungo periodo. Dal modo in cui tali fattori si combineranno tra loro dipenderà l’esito di un percorso alimentato da speranze e complicato da ostacoli finora invalicabili.
Daniele Maresca
Immagine di copertina: “Lebanon Grunge Flag” by Grunge Love is licensed under CC BY.


