Colombia al bivio: tra continuità progressista e ritorno della destra

In 3 sorsiIl Pacto Histórico del Presidente uscente Petro si conferma prima forza politica del Paese al Senato, mentre la destra del Centro Democrático ottiene il maggior numero di voti per le presidenziali. Intanto, lo scontro interno tra Governo, forze ribelli e narcotraffico continua.

1. LA RICERCA DI STABILITÀ

Le legislative colombiane dell’8 marzo 2026 hanno visto la partecipazione del 50% degli aventi diritto su un bacino di 41 milioni di elettori, dato in aumento rispetto al 2022. Più che un semplice indicatore numerico, l’affluenza appare come il segnale di una rinnovata domanda di rappresentanza e di cambiamento istituzionale. Il Paese vive – dagli anni Sessanta – una quasi ininterrotta crisi interna, di cui l’ultima manifestazione è l’operazione contro l’Esercito di Liberazione Nazionale. I risvolti economici e umanitari di questa lunga fase di violenza (450mila morti e milioni di sfollati) sono stati notevoli, tanto da portare, in alcune fasi recenti, alla dichiarazione dello stato di emergenza. Come spesso accade in contesti di fragilità strutturale, la crisi interna ha inevitabili ripercussioni sul piano internazionale. Le tensioni con attori regionali e globali, in particolare Venezuela e Stati Uniti, hanno complicato ulteriormente il quadro, ostacolando l’arrivo di un sostegno politico ed economico utile a favorire un processo di pacificazione duraturo. 

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Fig. 1 – Un funzionario distrugge del materiale di voto non utilizzato durante le elezioni legislative colombiane presso il seggio di Corferias, Bogotà, 8 marzo 2026

2. GLI OSTACOLI

Il voto ha premiato il progetto progressista del Presidente uscente Gustavo Petro al Senato, dove ha ottenuto 25 seggi su 102, contro 17 della destra. Diverso, invece, l’esito alla Camera, in cui prevalgono le forze conservatrici, seppur senza ottenere la maggioranza assoluta, con 32 seggi su 182, rispetto ai 29 della sinistra. Nel complesso il Parlamento appare dunque diviso. A complicare il quadro, da un lato il proliferare dei partiti per effetto della riforma costituzionale del 1991, che ha trasformato il sistema partitico colombiano in multipartitico e prodotto coalizioni fragili e volatili; dall’altro la disillusione dei cittadini e le critiche all’esecutivo a causa dei ritardi nelle grandi opere urbane e per un referendum sul lavoro a lungo ostacolato dal Congresso. Inoltre, le ultime notizie confermano un contesto elettorale segnato da accuse di brogli, clientelismo e interferenze armate nella competizione politica. Secondo il monitoraggio della Missione Nazionale di Osservazione Elettorale (MOE), si registra un aumento delle violenze e delle pressioni legate al voto: ben 185 Comuni del Paese presentano un rischio elettorale consolidato, tra episodi di intimidazione e possibili irregolarità. Nelle ultime ore, poi, il candidato favorito alla presidenza, Abelardo de la Espriella, ha annunciato un’azione legale contro il Presidente uscente Gustavo Petro per presunte intercettazioni, nelle quali Petro avrebbe concesso appalti pubblici in cambio di voti.

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Fig. 2 – Una donna indigena Misak vota in un seggio elettorale durante le elezioni legislative a Silvia, nel dipartimento di Cauca, in Colombia, 8 marzo 2026

3. CONFRONTO APERTO

Il periodo elettorale si chiuderà soltanto nel mese di maggio con le elezioni presidenziali, ma più probabilmente a giugno, se nessuno dei candidati otterrà la maggioranza dei voti al primo turno. L’insediamento, infine, avrà luogo in agosto. La posta in gioco delle prossime elezioni presidenziali, però, va oltre la scelta del nuovo capo dello Stato e riguarda la direzione politica che la Colombia intende prendere nel futuro. Le forze di destra puntano su sicurezza, rilancio degli investimenti, revisione delle riforme sociali giudicate eccessivamente onerose e poco efficaci, ritorno a politiche più dure contro i gruppi armati e il narcotraffico, maggiore apertura al mercato e rafforzamento dei rapporti con gli Stati Uniti. La sinistra punta a riforme sociali, rafforzamento del welfare, transizione energetica e prosecuzione del processo di pace con i gruppi armati. L’esito delle consultazioni dell’8 marzo, tuttavia, non restituisce una fotografia pienamente rappresentativa del consenso elettorale. I risultati – con Paloma Valencia al 45,76%, Claudia López all’8,12% e Roy Barreras al 3,63% – vanno infatti letti con cautela. Da un lato, una quota significativa dell’elettorato appare ancora indecisa; dall’altro, alcuni candidati di rilievo non hanno preso parte a questa fase delle consultazioni. Tra questi figurano, per la sinistra, Iván Cepeda – forte di circa 1,5 milioni di voti nella consulta interna di ottobre – e, per il centro, Sergio Fajardo. In questo contesto, il quadro politico resta aperto e gli equilibri emersi finora potrebbero subire cambiamenti significativi in vista delle elezioni presidenziali.

Maria Alda Mileo

Posesión de Gustavo Petro” by raul-paredes is licensed under CC BY-SA

Indice

Perchè è importante

  • Le elezioni legislative colombiane del 2026 mostrano un Parlamento diviso: la sinistra del Presidente uscente Gustavo Petro vince al Senato, mentre le forze conservatrici prevalgono alla Camera.
  • Il Paese rimane politicamente instabile e polarizzato in vista delle presidenziali di maggio.

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Chi lo ha scritto

Maria Alda Mileo
Maria Alda Mileo

Laureata in Comunicazione Internazionale presso l’Università per Stranieri di Perugia e in Relazioni Internazionali e Diplomazia all’Università degli Studi di Padova, appassionata di giornalismo, politica internazionale e diritti umani, è autrice di articoli accademici su migrazioni, controllo delle frontiere e politiche di accoglienza, pubblicati su Iconocrazia e Il Bo Live – Università di Padova. Scrive per il Desk America Latina de Il Caffè Geopolitico, occupandosi di dinamiche politiche e sociali della regione.

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